Il quotidiano Il Sole 24 Ore: “Viva i ragazzi di Reggio Emilia. Il coraggio della parola contro l’omertà della mafia”

Articolo d’opinione sulle attività di Cortocircuito, pubblicato dal giornalista Roberto Galullo sul quotidiano “Il Sole 24 Ore”.

Invece QUI un articolo del quotidiano “La Repubblica” su Cortocircuito.

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Di Roberto Galullo

«Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo»: con questa frase di Pippo Fava, giornalista siciliano ucciso da Cosa Nostra, sul sito web (www.cortocircuito.re.it) si presenta l’associazione culturale antimafia di Reggio Emilia Cortocircuito, formata da studenti universitari. Nasce nel 2009 come web-tv e giornale studentesco indipendente.

Nel 2013 Cortocircuito ha ricevuto il premio, consegnato all’Università di Bologna, come migliore web-tv di denuncia d’Italia per «il coraggio nel raccontare attraverso video-inchieste e cortometraggi la criminalità organizzata in Emilia». Nel 2014 il presidente del Senato Pietro Grasso, durante il 20° vertice nazionale antimafia a Firenze, ha consegnato il “Premio Scomodo” nelle mani del coordinatore di Cortocircuito, Elia Minari.

Cortocircuito ha vinto anche il premio “Iustitia” conferito da parte dell’Università della Calabria, Cosenza, oltre al premio “Rocco Cirino” dell’Osservatorio Molisano Legalità. La video-inchiesta “La ‘ndrangheta di casa nostra. Radici in terra emiliana” è stata anche proiettata in Tribunale dal pm della Direzione distrettuale antimafia di Bologna.

Cosa hanno fatto questi ragazzi recentemente? Ah, niente di particolare… Se l’indagine “Aemilia” che alcune settimane fa ha sconquassato mezzo nord, ha portato in carcere 163 persone e 203 indagati e ha rivelato all’Italia dormiente le profonde radici nel nord della cosca cutrese Grande Aracri, è anche merito del coraggio di questi giovani studenti universitari che per anni hanno seguito, denunciato e consegnato alle autorità giudiziarie filmati e documenti di boss, presunti boss, politici dubbi, portaborse leccapiedi, dirigenti al servizio, professionisti al soldo, mezze cartucce e quaquaraqua della ‘ndrangheta nelle loro splendide e orgogliose terre. A investigatori e inquirenti, poi, il sacrosanto compito di raccogliere, scremare, buttare, valutare, indagare.

Il coraggio della parola contro l’omertà della mafia. Coraggio sì, perché in Emilia, dove i cronisti che scrivono di mafie vengono minacciati di morte, molta gente ha paura e non denuncia o si gira (peggio) dall’altra parte e la politica che governa (di qualunque colore) nega l’esistenza della ‘ndrangheta, dove in altre parole il controllo del territorio è emulazione di quanto accade in terra calabra, ci vuole coraggio. Ci vogliono due palle così!

Ve lo immaginate, voi, un cortocircuito così, ma anche semplicemente due fili elettrici collegati male, a Reggio Calabria o a Crotone o a Cosenza? Manco un elettricista trovate, figuratevi voi trovare un gruppo di giovani universitari organizzati per filo e per segno, disposti a denunciare le malefatte di una terra dove anche l’aria che si respira è condizionata dai sistemi criminali (ben oltre la ‘ndrangheta dunque). (….)

Articolo del giornalista Roberto Galullo sul quotidiano “Il Sole 24 Ore” il 18 febbraio 2015.

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Vedi anche:

– “La ‘Ndrangheta di casa nostra. Radici in terra emiliana”: la video-inchiesta
– 
La video-inchiesta “Non è successo niente. 40 roghi a Reggio Emilia”
– Il quotidiano La Repubblica: “La mafia emiliana braccata dagli studenti di Cortocircuito”
– Intervista del web-magazine “AgoraVox” sulle iniziative di Cortocircuito
– Sul Corriere della Sera: “Cortocircuito, la web tv degli studenti-reporter che combatte la mafia”
– Elia Minari di Cortocircuito premiato dal presidente del Senato al Vertice Nazionale Antimafia a Firenze

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