IPad, chiacchiere e ritardi: «Tutto regolare». L’accusa dei cittadini: «Diversi consiglieri comunali reggiani impegnati a fare altro durante le sedute. E’ raccapricciante»

Consiglio comunale in Sala del Tricolore

[articolo pubblicato sul nuovo quotidiano “Prima Pagina Reggio” il 29 Dicembre 2012]

C’è chi entra e c’è chi esce. Per una pausa caffè o per una sigaretta c’è sempre tempo. Chi tiene tra le mani l’ultimo modello di iPad e sperimenta l’applicazione appena uscita. Una chiacchierata con il compagno di banco non può mancare. C’è chi arriva con diverse ore di ritardo e poi legge “La gazzetta dello sport”.

Ci troviamo in Sala del Tricolore, sede del Consiglio comunale cittadino. Diversi consiglieri – anche se ci sono molte eccezioni – appaiono spesso vistosamente distratti. Si tratta di gesti che rischiano di delegittimare l’intera classe politica reggiana.

Per chi frequenta abitualmente il civico 1 di piazza Prampolini non si tratta certo di una novità. Per chi invece ci mette piede per la prima volta può risultare un’esperienza quantomeno inaspettata. È successo a Marco Iori e Tommaso Dotti, cittadini del comitato Acqua Bene Comune, presenti all’ultima seduta del Consiglio comunale per sostenere le mozioni d’iniziativa popolare sul servizio idrico.

«Vista la scena raccapricciante – raccontano – abbiamo invitato i consiglieri più indisciplinati a prestare maggiore attenzione alla discussione in corso in aula, dato che poi avrebbero dovuto votare sull’argomento». Il consigliere Matteo Riva, ex Idv e ora gruppo misto, seccato avrebbe risposto ai cittadini: «Prima di potermi parlare dovete farvi eleggere. Io ho ottenuto novecento voti». «Il regolamento della Sala del Tricolore – spiega Riva a Prima Pagina – non prevede interazioni tra il pubblico e i consiglieri». Sul fatto che fosse distratto, risponde un po’ stizzito: «Sono capace di fare due o tre cose insieme. Con un orecchio stavo seguendo il Consiglio comunale, contemporaneamente leggevo i quotidiani locali per informarmi, leggerli cartacei o su iPad è la stessa cosa». E precisa: «Non faccio nulla sottobanco, come altri consiglieri, ma tutto in maniera trasparente. Non violo il regolamento».

Il consigliere comunale Matteo Riva

Riva usa poi parole dure contro il comitato Acqua Bene Comune, sostenendo che la realtà sia stata capovolta: «Sono dei fascisti. Se non abbiamo potuto seguire con attenzione la seduta è colpa di diverse persone presenti tra il pubblico che hanno fatto rumore».

Iori e Dotti non sono gli unici, tanti altri cittadini sono usciti dalla Sala del Tricolore scandalizzati. Accade soprattutto quando i sostenitori di mozioni popolari si affacciano dagli spalti del Consiglio comunale, convinti che almeno a livello locale possa prevalere uno spirito di partecipazione democratica, lontano dal Parlamento dei privilegi e degli scandali dipinto dalle cronache nazionali. Capita spesso che qualche cittadino, con un’espressione del viso tra lo sbigottimento e l’indignazione, chieda ai giornalisti presenti: «E’ normale che quando parla un assessore quasi nessuno ascolti?». Un attimo dopo la seconda domanda: «Perché l’assessore non ascolta le repliche dei consiglieri?».

Secondo Riva si tratterebbe di un comportamento normale. «Perché – sostiene – spesso abbiamo già sentito parlare l’assessore più volte. E sappiamo già cosa dirà. Comunque un orecchio teso, per recepire eventuali novità, ce l’ho sempre». Per quanto riguarda le chiacchiere in aula, anche cambiando posto a sedere? «Fa parte del dibattito democratico. E’ importante confrontarsi e parlare con gli altri».

Infine, sul fatto che diversi consiglieri siano assenti durante le sedute, ribatte: «Può capitare che si arrivi con un po’ di ritardo. Mi sono presentato diverse volte alle quattro o alle cinque (la convocazione è per le tre del pomeriggio, ndr). Il Consiglio comunale non è un lavoro. Sono l’unico a non percepire un compenso». Qualcuno potrebbe obbiettare che Riva prenda solo uno stipendio perché è anche consigliere regionale, ma lui replica: «E’ uno dei motivi per cui mi capita di essere in ritardo. Però partecipo anche al Consiglio di Reggio, nonostante io abbia un altro incarico istituzionale in Regione». E alla fine sbotta: «Non siamo a scuola, se uno arriva in ritardo avrà le sue ragioni».

Elia Minari (collaboratore giornalino studentesco Cortocircuito)

L’inchiesta è stata realizzata da Cortocircuito, giornale e web-tv degli studenti reggiani (www.cortocircuito.re.it).

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Vedi anche:

– Bocciata la mozione contro i politici “riciclati” 1/2
– I politici reggiani “riciclati” nelle partecipate del Comune 2/2

 

 

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