«Devo recuperare il tempo perso»

Christian intervistato da Cortocircuito

[articolo pubblicato sul nuovo quotidiano “Prima Pagina Reggio”]

di Elia Minari

Troppo facile giudicare e voltarsi dall’altra parte. Troppo facile cercare d’ignorare un mondo che ci passa accanto, in alcuni dei locali dove andiamo alla sera, nei parchi e nelle piazze che frequentiamo abitualmente. Un mondo che approfitta dei nostri umani momenti di debolezza per travolgerci. A dirigere i fili di questo teatro degli orrori, anche se si tende a dimenticarlo, c’è la criminalità organizzata, che grazie al mercato degli stupefacenti fattura ogni anno miliardi di euro.

Christian M. è un ex tossicodipendente, ma prima di tutto è un ragazzo reggiano di 22 anni, un ragazzo come tanti altri. Anche a lui piace andare in discoteca al sabato sera per divertirsi con gli amici. Nei locali notturni però ha scoperto la droga. Da un anno vive nella comunità “Bellarosa”, vicino ad Albinea, dove sta riacquistando fiducia nel futuro. Quella fiducia nella vita che ha perso proprio mentre pensava di divertirsi davvero, di vivere la vita all’ennesima potenza. E’ questa la beffa.

Ci sediamo intorno ad un tavolo, ci guardiamo. Christian ha voglia di dire tutto, di svuotarsi completamente. Forse non l’ha mai fatto fino ad ora.

«Avevo 15 anni ed ero molto timido. Non riuscivo a parlare con le ragazze, la lingua mi si attorcigliava e diventavo paonazzo. Facevo delle figuracce. Questa situazione mi faceva soffrire, però non riuscivo a parlarne con nessuno. A casa ci andavo solo per mangiare e dormire, e qualche domanda di rito del tipo “come stai?” a cui i rispondevo sempre “tutto bene”.

La svolta è arrivata sette estati fa. Ho iniziato a frequentare un gruppo di ragazzi del mio stesso paese più grandi di me: ero attratto dalla loro vita alla moda e dal fatto che avessero già la patente. Con loro ho conosciuto la marijuana. Inizialmente solo per gioco, fu un’esperienza che non mi colpì più di tanto. Passato qualche giorno la riprovai e dopo qualche cannone mi accorsi che fumare mi faceva star bene. Con le ragazze ero disinvolto, non più timido. Anzi, ero sicuro di me, mi sentivo forte. La sensazione, a differenza di quanto si possa pensare, era quella di un incredibile autocontrollo e di superiorità verso la vita.

Dopo un po’ mi stufai della solita canna – continua a raccontare Christian – avevo voglia di provare qualcos’altro.  Nella mia testa fu un passaggio normale, quasi obbligatorio, non potevo rimanere indietro rispetto ai miei amici. Non mi ponevo freni perché volevo sembrare più grande di loro. E andavo oltre ogni limite. Assumere cocaina e bere cinque litri di birra era per me assolutamente normale.

Il momento peggiore è arrivato a 20 anni. Ormai avevo provato tutte le droghe in circolazione, anche le nuove droghe chimiche. Un giorno ho iniziato ad avere delle allucinazioni: vedevo i tubi che mi cascavano addosso, mi apparivano i dinosauri, sentivo i miei genitori che dicevano di avermi adottato e udivo continuamente delle voci inesistenti. Sono rimasto per tre mesi chiuso in casa con queste allucinazioni.

Convinto dalla mia famiglia, sono andato da uno psichiatra e lì ho iniziato a prendere degli psicofarmaci che prendo tuttora. Forse anche gli psicofarmaci creano una forma di dipendenza.

Da quando vivo in comunità però ho visto che si possono provare delle belle emozioni anche senza la cocaina. Ora il rapporto con i miei genitori è completamente diverso,  mi confido con mio papà, è come se fosse un amico. Invece prima lo vedevo spesso piangere. Sento di aver sprecato anni preziosi della vita, ora devo recuperare il tempo perso».

 

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Vedi anche:

– «Ho visto i dinosauri» (il video)

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