Inchiesta: la storia infinita del cantiere dei Musei Civici

[articolo pubblicato sul nuovo quotidiano “Prima Pagina Reggio” il 7 Ottobre 2012]

La storia infinita. Il cantiere dei Musei Civici di Reggio Emilia potrebbe essere ribattezzato con il titolo del famoso romanzo di fantasia. Con un’unica differenza: in questo caso è tutto realmente accaduto.

Dopo il voto delle mozioni contro il progetto dell’architetto milanese Italo Rota cerchiamo di ricostruire le tappe del lungo restauro. Lunedì in Consiglio comunale le mozioni, nonostante alcuni “dissidenti” tra i banchi del Pd, sono state bocciate, grazie anche ad assenze e dietrofront nella maggioranza (vedi QUI). L’ostacolo al progetto Rota è quindi stato superato.

Il concorso di 13 anni fa

La vicenda inizia tredici anni fa. Nel 1999 il concorso pubblico, a cui partecipano sessanta progettisti di tutta Italia, viene vinto dallo studio Mari-Rudi. Nel 2002 vi è l’appalto, aggiudicato alle imprese Ici Srl e Generale Tecnologie Impianti Srl, seguito dal varo dei lavori: tutto sembra filare per il verso giusto. Ma poi, a stato avanzato, il cantiere viene fermato per un contenzioso con le ditte esecutrici. Alla fine del 2005 la giunta Delrio approva un progetto (1.356.340euro) per chiudere la travagliata partita e restituire alla città un complesso museale restaurato e fruibile.

Dopo, invece, le cose vanno molto diversamente. «Si lascia passare tutto il 2006 con la scusa di raccordare il completamento dei lavori del complesso di San Francesco con il nuovo assetto delle piazze», afferma la dott.ssa Chiara Mussini, ex guida dei Musei Civici e membro del comitato Amici dei Musei. Nel gennaio 2007 viene approvato un progetto generale, che corrisponde anche alle richieste di modifica legate alla sistemazione di piazza Martiri del 7 luglio. Poi però si attende fino a maggio 2007, anziché dare immediato seguito a tutte le fasi successive per far ripartire il cantiere.

L’eccentrico architetto Rota

Il colpo di scena

A questo punto, il colpo di scena. Improvvisamente, si conferisce l’incarico al progettista di fama internazionale Italo Rota (16 maggio 2007), l’architetto realizza uno “studio concettuale” e la giunta lo approva (6 giugno 2007), senza indire alcun bando pubblico. «Il tutto in soli ventuno giorni – afferma la dott.ssa Mussini, che ha vissuto dall’interno la realtà dei musei – e senza confrontarsi con nessuno».

Sul tema della partecipazione al progetto l’assessore alla Cultura Giovanni Catellani ribatte che «il Comune ha dialogato. I cittadini sono però anche quelli che sono rappresentati dai consiglieri comunali, sono coloro che hanno votato in maggioranza il programma del sindaco Delrio e sono coloro che, ad esempio, nel dibattito con l’architetto Rota, si sono dichiarati favorevoli al progetto».

Il restauro dell’architetto milanese prevede un costo di 8.410.000 euro (4.300.000 solo per il primo stralcio), di cui 660.000 per i discussi “funghi”, alte strutture in acciaio da collocare all’esterno del museo. «Occorre anche intercettare il flusso turistico – spiega l’assessore Catellani – e il progetto Rota è un passo in avanti in questa direzione».

Gli ultimi anni

L’impalcatura teorica di Italo Rota comporta un ribaltamento del progetto, già in stato di avanzata esecuzione. «In sostanza, nel 2007, ancora una volta è tutto fermo, i costi continuano a lievitare -dichiara la dott.ssa Mussini- e la città non ha ancora il suo museo». Oltre al fatto che negli ultimi anni, in previsione dei lavori, nessuna azione significativa di manutenzione ordinaria è stata portata avanti, «comportando un ulteriore degrado del patrimonio».

Una delibera dello scorso agosto rende attuativo l’inizio dei lavori di una parte del primo stralcio del progetto Rota (1.400.000 euro). Viste le contestazioni bipartisan in città, i “funghi” sono posticipati al 2015, tuttavia rimangono nel progetto. E l’architetto milanese ha già incassato dal Comune un anticipo di 170mila euro. Nella prima fase dei lavori, oltre ad alcune opere necessarie per l’accesso delle persone con disabilità, si dà la priorità ad un nuovo allestimento, denominato “Kunsthalle” e “Period room”. «Si tratta dell’ennesimo contenitore vuoto – afferma il comitato Amici dei Musei – in una città che ne annovera già diversi. Invece al museo servirebbero impianti antincendio, antintrusione, di microclimatizzazione, oltre a laboratori didattici».

Un’anteprima del progetto di Rota

Ristorante e precari

In questo modo, a parere del comitato di professori ed intellettuali reggiani, «si lasciano abbandonate a se stesse le collezioni storiche, un contenuto straordinario che non viene restaurato e valorizzato». Oltre a preferire la realizzazione di un ristorante dentro al museo, invece di riportare lo staff tecnico (attualmente in via Palazzolo in locali presi in affitto) negli uffici di San Francesco, sede dei Musei Civici. «Arrivare a contestare il ristorante nei Musei – dichiara l’assessore Catellani – significa contestare che la cultura gioca un ruolo fondamentale nella possibilità di incontro e di relazione, ruolo importantissimo per tutta la comunità».

Sugli operatori didattici ancora senza contratto, oggetto di contestazione da parte degli Amici dei Musei, Catellani rassicura: «Non vi è nessuna precarizzazione del personale che possa mettere in discussione l’attività didattica, precarizzazione peraltro indipendente dal Comune».

Elia Minari (collaboratore giornalino studentesco Cortocircuito)

L’inchiesta è stata realizzata da Cortocircuito, giornale e web-tv degli studenti reggiani (www.cortocircuito.re.it).

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