«La mafia nel trasporto pubblico? C’è già. Ma è reggiana». Berni, autista e rappresentante Uil, solleva il coperchio su lavoro nero, sicurezza e subappalti di Sogea

Mauro Berni, autista di Sogea e delegato Uil

[articolo pubblicato come notizia d’apertura sul nuovo quotidiano “Prima Pagina Reggio” il 22 Luglio 2012]

«La mafia nel trasporto pubblico? C’è già. Ma non è calabrese, è “made in Reggio Emilia”». A lanciare la provocazione è un autista reggiano degli autobus pubblici. Il suo nome è Mauro Berni e lavora per Sogea, società a cui Act (Azienda Consortile Trasporti) dal 2007 cede la gestione di alcune tratte del trasporto pubblico. Berni sostiene che «anche senza la mafia, a Reggio Emilia, le pratiche illegali in alcuni comparti siano già ampiamente diffuse». L’autista di Sogea risponde così indirettamente al presidente della Camera di Commercio Enrico Bini che, nella nostra intervista di pochi giorni fa (Vedi qui), aveva sollevato il pericolo infiltrazioni mafiose nel trasporto persone. Anche se, a onor del vero, anche Bini aveva parlato di un’illegalità –non solo mafiosa- sempre più diffusa nel settore.

La battaglia degli autisti di Sogea non inizia oggi. Un mese fa Berni, come delegato della Uil nel sindacato di base dell’azienda di trasporti, ha guidato lo sciopero della fame degli autisti di Sogea sotto il Municipio. Grazie al sit-in ad oltranza, i lavoratori hanno ottenuto la promessa di essere ricevuti in Comune: l’incontro è fissato per la prossima settimana. Secondo gli autisti, Sogea avrebbe violato «le norme del contratto nazionale del lavoro e gli standard di sicurezza minimi». Al centro dell’accusa: lavoro nero, sicurezza e subappalti.

Berni, cosa è successo?

«Parto da un esempio semplice e concreto. Fino a poco tempo fa, Sogea aveva un socio pluri-pregiudicato. Questo signore, che aveva anche ruoli dirigenziali nell’azienda, è stato condannato due volte per mancato versamento dei contributi. Il primo processo risale al 2006 ed il secondo al 2009: è una persona recidiva».

Però in Sogea non eravate pagati regolarmente?

«Fino al settembre 2011 l’azienda non ha pagato i contributi sui nostri straordinari. E’ confermato anche dalle nostre buste paga. E visto il numero abnorme di straordinari, che l’azienda ci faceva fare, stiamo parlando di una cifra consistente. Ma questo non è l’unico aspetto: Sogea ci obbligava a lavorare per più di 8 otto ore continuative, trasgredendo il contratto nazionale. Inoltre, per le tratte extraurbane, avremmo dovuto rispettare delle pause obbligatorie».

Non potrebbe essere un caso isolato?

«Certamente i lavoratori di Act e di Seta godono di migliori situazioni lavorative, noi di Sogea siamo gli autisti di serie B. Però mi chiedo: un’azienda, con un socio più volte condannato, come ha potuto vincere diverse gare d’appalto pubbliche? In tutti questi anni, chi ha concesso gli appalti a Sogea, ha chiuso più di un occhio. Evidentemente c’è una rete di complicità».

Chi avrebbe dovuto controllare?

«L’Agenzia della Mobilità. Oltre ad Act, azienda pubblica controllata dai Comuni e dalla Provincia che è concessionario dei servizi di trasporto. Ma Act non ha appaltato in modo diretto il servizio».

Ci spieghi meglio

«E’ una piramide di appalti e subappalti. Act appalta la gestione a Seta. Seta gestisce molte tratte del trasporto pubblico in modo diretto, ma ne subappalta alcune ad altre azienda, tra cui Saca. E quest’ultima subappalta a sua volta a Sogea, che è la società per cui lavoro. Tuttavia Act –in quanto rappresentante degli enti pubblici- dovrebbe garantire il rispetto dei diritti di tutti i lavoratori del trasporto pubblico».

Le aziende intermediare che ruolo svolgono?

«Compilano solo dei fogli di carta. In questa catena, gli autobus sono di proprietà di Act e Sogea ci mette gli autisti, a cosa servono i passaggi intermedi? Fare tanti subappalti ha il solo scopo di fare contente più aziende. Siccome la pagnotta è piccola, le imprese intermediarie cercano di trarne il massimo profitto, speculando su tutto».

Anche sulla sicurezza?

«Per tanti anni Sogea, a noi autisti, non ha fatto fare i corsi antincendio e di primo soccorso. Inoltre le visite mediche erano un optional: se non le facevi l’azienda era contenta, perché sarebbero state ore sottratte alla guida degli autobus. Il motto della società è guadagnare su tutto, anche a costo della sicurezza».

Nessuno se n’è accorto?

«Per tanti anni abbiamo fatto ripetute segnalazioni agli enti preposti, ma nessuno è intervenuto. La situazione è cambiata solo recentemente, dopo che l’Ispettorato del Lavoro ha deciso di occuparsi della vicenda, riconoscendo la fondatezza di molte nostre rimostranze. Siamo stati ignorati per troppo tempo, per anni nessuno è intervenuto. Evidentemente c’è una rete di complicità e connivenze».

Ora come agirete?

«Stiamo già procedendo per dimostrare -con documenti alla mano- ciò che denunciamo da anni attraverso l’Ispettorato del Lavoro e l’Ausl. Forse agiremo anche in sede giudiziaria. Speriamo di incontrare presto il Comune, a cui vorremmo chiedere di essere assunti direttamente da Seta. Sogea ha dimostrato di non rispettare le elementari norme lavorative e gli standard di sicurezza minimi».

Elia Minari (collaboratore giornalino studentesco Cortocircuito)

L’inchiesta è stata realizzata da Cortocircuito, giornale e web-tv degli studenti reggiani (www.cortocircuito.re.it).

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Vedi anche:

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