Intervista al Presidente della Commissione Giustizia, Sen. Berselli

Il Senatore Berselli da noi intervistato

(clicca qui per vedere il video di questa intervista)

In contrapposizione all’intervista a Giuseppe Ayala, abbiamo fatto qualche domanda al Senatore Filippo Berselli. Filippo Berselli è avvocato cassazionista. Dal 1994 è Senatore della Repubblica (in alcuni mandati invece è stato Deputato), prima in Alleanza Nazionale, poi nel Popolo della Libertà. Berselli attualmente è Presidente della Commissione Giustizia del Senato.

- Secondo lei a Reggio Emilia è presente la mafia?

La mafia è un fenomeno che da siciliano che era, è diventato un problema epidemico nazionale. La mafia, così come le intendevamo una volta, probabilmente non c’è più neanche in Sicilia. Noi abbiamo anche delle mafie di importazione: soprattutto da quella che una volta era definita l’Europa dell’est, paesi che una volta erano sotto il regime sovietico oggi hanno invaso l’Occidente, la cosiddetta mafia russa non è soltanto un fenomeno russo, dall’Albania arriva della criminalità organizzata. La criminalità tipica della Campania, della Calabria e della Sicilia esce da quelle zone tradizionali per espandersi a tutto il Nord. Quindi non è un problema di Reggio Emilia è un problema nazionale.

- Secondo lei, ci sono rapporti tra Stato, politica e società occulte?

Molte volte quando si parla delle società occulte si parla per giustificare l’inerzia delle istituzioni dello Stato per cercare la verità, molte volte si dà la colpa a queste società più o meno segrete per giustificare i propri insuccessi, quando avvengono dei fatti clamorosi e non si trovano i colpevoli si dà colpa alle società segrete. Bisognerebbe cominciare a dare la colpa a chi è deputato a fare le indagini che molte volte non le fa o le porta avanti nelle direzioni sbagliate.

- Invece tra Stato e mafia?

Filippo Berselli a RaiNews24

Indubbiamente ci sono delle regioni dove queste collusioni sono più evidenti, parliamo della Sicilia. Al nord è un fenomeno che per fortuna non c’è o per lo meno non c’è ancora, (al nord, ndr) non esiste una collusione tra Stato e criminalità organizzata. Questi fenomeni invece ci sono certamente in Sicilia, può darsi che ci siano in Calabria, ci sono in Campania. Sono fenomeni che purtroppo ci portiamo tradizionalmente dietro, perché laddove lo Stato è debole e ovviamente la criminalità organizzata molte volte fa le veci dello Stato, quando chi vuole giustizia non la ottiene proprio per i tempi biblici della giustizia italiana molte volte si rivolge altrove e altrove trova la giustizia che lo Stato non gli riconosce.

- Molti hanno sollevato che la legge sulle intercettazioni, lo scudo fiscale e la vendita all’asta dei beni confiscati alla mafia agevolano le criminalità organizzate. Lei cosa ne pensa?

Io direi che sia un titolo di merito per questo Governo e per questa maggioranza aver fatto nei confronti della criminalità organizzata quello che non era mai stato fatto. Non passa giorno in cui i grandi latitanti e i grandi mafiosi latitanti non vengano assicurati alla giustizia, oramai i grandi latitanti si contano nelle dita di una mano. Una volta erano tantissimi i mafiosi condannati a pene molto dure latitanti, adesso sono obiettivamente pochi. Noi abbiamo colpito anche i patrimoni della criminalità organizzata, il fatto di sequestrare i beni della criminalità è un dato certamente positivo.

- Sono in molti però a dire che vendendo i beni dei mafiosi all’asta li ricomprano poi dei prestanome. Non sarebbe forse meglio, come succede ora, dare questi beni a società no-profit?

Io non sono contrario a dare dei beni sequestrati alle criminalità organizzate a delle associazioni no-profit che sono impegnate sul fronte del contrasto alla criminalità organizzata, però è evidente che i denari che si ricavano dalla vendita coattiva di questi beni servono proprio per finanziare l’azione di contrasto alla criminalità organizzata.

- Per quanto riguarda invece lo scudo fiscale: lei non pensa che possano rientrare patrimoni dall’estero anche di origine illecita?

Si tratta di verificare come rientrano in Italia questi denari, ma lo scudo fiscale serve proprio per far rientrare in Italia in modo regolare delle grosse risorse finanziarie che se ne erano andate all’estero. Quindi mi sembra che non regga il discorso di chi dice “può darsi che arrivino in Italia risorse finanziarie di dubbia origine”, ma se sono di origine dubbia risorse finanziarie che entrano nel nostro paese rimangono di dubbia origine quelle che poi sono all’estero, non mi sembra che cambi molto.

- Quindi non possono rientrare?

Anche dovessero rientrare non vedo lo scandalo, perché la dubbia origine colpisce l’origine di questi capitali, non colpisce il fatto che rientrino più o meno regolarmente nel nostro paese.

- Ma si ricicla comunque denaro?

E’ chiaro che ci saranno dei controlli circa l’origine di questi denari che vengono poi portati nel nostro paese. Sono verifiche che vanno fatte anche nominativamente, non è che vengono fatti in modo anonimo questi rientri di capitale. Quindi non mi sembra che questo sia un grosso problema, i problemi sono altri, non questo.

- Per quanto riguarda la legge sulle intercettazioni: qualcuno faceva l’esempio che non era addirittura possibile mettere una cimice nell’auto della moglie di un boss. (Inoltre la legge sulle intercettazioni ufficialmente esclude) il reato di mafia, però spesso questo reato si va poi a scoprire successivamente, spesso prima è semplicemente usura, riciclaggio, ecc…

Tutti i reati che attualmente sono intercettabili sarebbero intercettabili anche se il disegno di legge sulle intercettazioni diventasse legge, tutti.

- Con delle limitazioni?

No, tutti con un’aggiunta: il cosiddetto stalking, cioè gli atti persecutori che oggi non sono oggetto e non possono essere oggetto di intercettazione; se questo disegno di legge diventasse legge sarebbero oggetto di intercettazione: tutti i reati. Per quanto riguarda altri reati che attualmente non sono intercettabili rimarrebbero non intercettabili.

Berselli e Berlusconi

- Non c’è comunque il limite di 75 giorni, poi rinnovabile di tre in tre?

Non vedo quale sia lo scandalo. 75 giorni e poi prorogabili di tre in tre.

- Però con difficoltà?

Difficoltà di chi?

- Molti magistrati obbiettavano che non è poi così facile il rinnovo di tre giorni in tre? (dichiarando inoltre che questo è un grosso ostacolo alle intercettazioni, ndr)

Io non posso prevedere quello che accadrà alla Camera dei Deputati, perché la Camera ed il Governo sono oggetto di pressioni continue perché si modifichi questo disegno di legge. Io ritengo che il disegno di legge licenziato dal Senato della Repubblica abbia raggiunto un punto di difficile compromesso tra diverse esigenze. Le esigenze della cosiddetta privacy, perché ricordiamoci che la nostra Costituzione introduce un aggettivo: inviolabile, in tre articoli della Costituzione, tutti a garanzia della privacy del cittadino. Mai nella Costituzione si è utilizzato questo aggettivo se non in riferimento alla libertà personale, alla riservatezza personale, alla tutela che deve essere garantita all’individuo. Inviolabile.

- insieme alla giustizia?

No, la giustizia non è nei contenuti. Le indagini non sono previste dalla nostra Carta Costituzionale, la riservatezza si. Per quanto riguarda il diritto di cronaca certo che è previsto dalla nostra Costituzione.

- …e non verrebbe limitato?

La nostra Costituzione, piaccia o non piaccia, garantisce più il diritto del singolo cittadino a vedersi garantita la propria privacy, tre articoli della Costituzione, di quanto non faccia la Costituzione in riferimento alle indagini e alla stampa.

- Però l’informazione…

L’informazione… ci sono tre articoli della Costituzione (in difesa alla privacy, ndr) ricordiamocelo. Detto questo però abbiamo raggiunto un equilibrio mi sembra corretto tra diritto di cronaca, diretta alla riservatezza e possibilità per i magistrati, non dico diritto, possibilità per i magistrati di svolgere le indagini.

- Grazie mille per la disponibilità. E’ stato un grandissimo piacere.

Intervista realizzata dalla Redazione di Cortocircuito. Di questa intervista, come di tutte le altre, abbiamo il video integrale.

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