Intervista ad Ayala, PM del Maxiprocesso di Palermo

 

Giuseppe Ayala da noi intervistato

Giuseppe Ayala è un celebre magistrato italiano. E’ stato Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Palermo, in qualità di Sostituto Procuratore. Nel 1982 Ayala è entrato a far parte, insieme a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino, del nascente pool anti-mafia, in cui ebbe un ruolo di spicco. Ayala divenne famoso come Pubblico Ministero del Maxiprocesso, celebratosi davanti la 1° Corte d’Assise di Palermo dal Febbraio 1986 al Dicembre 1987 a carico di 475 imputati per mafia tra cui Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Successivamente Ayala è stato Sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia durante i governi Prodi I, D’Alema I e II. Attualmente Giuseppe Ayala è consigliere presso la Corte d’Appello dell’Aquila. In contrapposizione a questa intervista abbiamo fatto qualche domanda al Senatore Berselli, Presidente della Commissione Giustizia del Senato.

- Secondo lei in Emilia è presente la mafia?

Mi dispiace dovere rispondere sì, non è una scoperta mia sicuramente. Perché in Emilia, come in tutte le regioni del nord? Perché la mafia lucra enormi capitali, tutti di illecita provenienza naturalmente; nel momento in cui questi capitali vengono riciclati e inseriti nell’economia legale, poniamoci anche se è difficile nei panni di un mafioso, anziché investirli in regioni povere non è forse più remunerativo investirli in regioni ricche, che danno più facilità di investimento e maggiori possibilità di profitto? Per cui purtroppo le regioni ricche di questo paese da questo punto di vista sono esposte, non da oggi o da ieri ma da tempo, alla presenza di organizzazioni criminali per via dell’investimento del loro capitale. La recentissima indagine della Lombardia sulla ‘ndrangheta conferma perfettamente questa analisi.

- Secondo lei, ci sono rapporti tra mafia, politica e società occulte?

Non c’è dubbio. Non tutta la politica stiamo attenti, perché tutte le generalizzazioni contengono il grosso rischio dell’errore, ma la storia soprattutto della mafia siciliana, di Cosa Nostra, che accompagna poi la storia d’Italia, perché senza voler andare troppo indietro nel tempo Garibaldi quando venne a conquistare il Regno delle Due Sicilie la mafia l’ha trovata, dimostra che da sempre ci sono settori della politica disponibili a rispondere alle esigenze della mafia.

Questa è una cosa su cui bisogna riflettere, perché questo spiega la longevità della mafia: se la mafia fosse soltanto un’organizzazione criminale, e lo è indubbiamente, non avrebbe una longevità di oltre un secolo e mezzo. In nessun’altra parte del mondo c’è mai stata un’organizzazione criminale che è durata così tanto, quello che spiega questa longevità e che la mafia è anche una struttura di potere che siede ai tavoli dove si decidono le cose, non tutte ma quella che la interessano. Quindi c’è da sempre questa sua capacità di penetrazione all’interno delle istituzioni, questo è proprio quello che fa la differenza e che la rende estremamente pericolosa.

- Legge sulle intercettazioni, vendita all’asta dei beni confiscati alla mafia, scudo fiscale… in questo modo, secondo lei, non si corre il rischio di favorire le criminalità organizzate, le mafie?

Dire che si corre il rischio è molto cauto, si va oltre. Per fortuna il provvedimento che prevedeva la vendita dei beni dei mafiosi all’asta è stato annunciato ma non se n’è più fatto niente, speriamo che non venga mai ripescato.La legge sulle intercettazioni in qualche maniera sembra ormai avviata al binario morto; se ne dovrebbe riparlare dopo le ferie estive del Parlamento, ma tutto ormai lascia pensare che, visto com’è stata modificata, non serve più alle finalità per le quali era stata a concepita. Lo scudo fiscale, è inutile dirlo, agevola persone che comunque hanno avuto un comportamento disonesto, agevola chi porta capitali in maniera illecita all’estero, sia esso mafioso o non mafioso. Quindi è un quadro normativo che per fortuna ad oggi si è materializzato solo con lo scudo fiscale, non abbiamo una legge che preveda la vendita all’asta di beni confiscati alla mafia, non abbiamo quella legge tremenda sulle intercettazioni, quindi speriamo che almeno queste due rimangano su un binario morto.

- La legge sulle intercettazioni ufficialmente esclude il reato di mafia, però spesso questo reato si va poi a scoprire successivamente, spesso prima è semplicemente usura …

Boresllino, Ayala e Falcone

Non c’è dubbio. Moltissime indagini di mafia, nell’ambito delle quali le intercettazioni si sono rivelate utilissime, sono partite con un’intercettazione disposta per reati che apparentemente non avevano nulla a che fare con la mafia, per esempio le estorsioni del pizzo, è sintomatico, l’usura, è un altro esempio, ma anche la corruzione,… queste indagini ti possono poi portare ad una rete nella quale c’è anche la mafia. Quindi non si può mai dire prima “facciamo eccezione per i reati di mafia”, quali sono i reati di mafia? Talvolta l’approccio avviene proprio attraverso un reato che per definizione non è un reato di mafia, ma che ti porta poi grazie ai risultati delle intercettazioni a scoprire un reticolo mafioso.

- Parliamo ora di due suoi grandi colleghi, nonché due suoi grandi amici, ovviamente ci riferiamo a Falcone e a Borsellino. Secondo lei la loro morte è riferibile semplicemente ad un omicidio mafioso o può esserci qualcosa di più, tipo un’interferenza dello Stato?

Guarda io rivendico oggi di essere stato il primo a dirlo pubblicamente. Ero sull’aereo che mi portava a Palermo il pomeriggio in cui morì Giovanni Falcone, 23 Maggio 1992, c’era una troupe di RaiTre che viaggiava sullo stesso aereo e che andava a Palermo per la stessa ragione, si sono avvicinati con molto garbo e mi hanno chiesto se ero disponibile a dire qualcosa, lo stato d’animo mio si può immaginare qual’era, ma la prima cosa che mi è venuta da dire èquesta non è solo mafia”.

Perché dico questo? Perché nel 1989, il 19 Giugno, Falcone subì un attentato dal quale si salvò miracolosamente all’Addaura, una località di mare vicino a Palermo dove d’estate prendeva in affitto una villa; a parte è quello che ci siamo detti privatamente e in quanto tale non posso riferire, qualche giorno dopo Falcone fece un’intervista a “La Stampa” di Torino in cui parlò delle famose menti raffinatissime e dei centri occulti di potere che sono capaci di orientare anche le scelte della mafia in una sorta di convergenze di interessi; quando lui parla di menti raffinatissime e di centri occulti di potere non parla della mafia, parla di pezzi deviati, per esempio, dei servizi segreti. E’ chiaro che anche Falcone poteva sbagliare, però di queste materie Falcone era ben competente per cui è difficile che questo fosse un errore.

Io ricordando la spiegazione che lui dava e si era dato di chi c’era dietro al suo attentato all’Addaura, fermo restando che c’era la mafia e questo è fuori discussione, dico che sicuramente c’erano anche pezzi deviati dei servizi, in particolare. Penso che se il modello che Falcone riferisce all’89 è quello, perché quello del ‘92 dovrebbe essere diverso? In effetti la mia ipotesi è confermata, sia pure a distanza di tanti anni, dalla riapertura delle indagini, sull’attentato all’Addaura e sulla strage di Borsellino, proprio in direzione di corpi deviati delle istituzioni che hanno compartecipato a quei due fatti. Quindi non ho scoperto nulla, ho scoperto l’acqua calda.

- Una domanda un po’ provocatoria: lei comunque si dichiara contrario a molte delle leggi in termini di giustizia ultimamente approvate o comunque proposte da questo Governo, quindi lei crede di far parte di quelli che anche il nostro Primo Ministro definisce magistrati politicizzati?

Questa non è un’osservazione che posso fare io. Io non sono affatto politicizzato e la mia storia di magistrato lo conferma, è un’accusa che non ho mai ricevuto, forse per bontà di chi avrebbe potuto rivolgermela. Il mio è un approccio di tipo tecnico, diciamo che ho la presunzione di intendermene di alcune cose. La mia esperienza professionale, anche per la mia età, è abbastanza lunga. La mia è un’analisi tecnica, per esempio la legge sulle intercettazioni è una cosa talmente assurda che ha degli aspetti anche ridicoli per certi versi, tanto che io ho detto e ripeto senza difficoltà che chi immagina di poter regolamentare quella materia come specialmente in un primo aumento era stato fatto appartiene a due categorie di persone: o sono in malafede spudorata o non capiscono un cazzo di giustizia.

- Grazie mille per la disponibilità. E’ stato un grandissimo piacere.

Intervista realizzata dalla Redazione di Cortocircuito. Di questa intervista, come di tutte le altre, abbiamo il video integrale.

Questa intervista è stata realizzata all’interno della rassegna dei Giardini Ducali di Modena “I Giardini d’Estate“.

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