«I servizi sociali potrebbero andare in tilt», intervista all’assessore al lavoro Sassi. Il futuro? «Non sarà l’edilizia»

Matteo Sassi da noi intervistato

[articolo pubblicato sul nuovo quotidiano "Prima Pagina Reggio" l'8 Luglio 2012]

«Tra due o tre anni i servizi sociali potrebbero andare in tilt». L’assessore al Lavoro e alle Politiche sociali del Comune di Reggio Matteo Sassi, intervistato da Prima Pagina, lancia l’allarme sui servizi sociali reggiani. «A causa della crisi economica sempre più pressante, è in aumento il numero di cittadini reggiani che si rivolgono al Comune per chiedere aiuti sociali. E per noi è sempre più difficile accontentare tutti». La responsabilità? Secondo Sassi è da individuare nei governi nazionali che negli ultimi anni hanno tagliato i fondi per le amministrazioni locali da destinare al welfare. Al Comune di Reggio nel 2008 furono erogati 2526 milioni di euro, nel 2011 solo 538. Berlusconi prima e ora Monti, secondo queste cifre, avrebbero inviato un 78% in meno di finanziamenti.

Anche il Comune ha ridotto i finanziamenti, o no?

«Si, però tutti i soldi che il Comune non è riuscito ad erogare li ha forniti la Regione. Fino ad oggi, a Reggio non abbiamo tagliato neppure un servizio. Anzi, il sostegno alle famiglie in difficoltà è aumentato. Ma questo non è un trend sostenibile. Nel lungo periodo il sistema non può reggere».

E nel breve periodo?

«Si può agire affinché i tagli decisi dai governi e dalla crisi economica non si traducano automaticamente in meno servizi sociali».

La crisi non ha spinto i Comuni anche a razionalizzare i servizi?

«Questo credo sia l’unico aspetto positivo della crisi economica. Tutti gli enti sono stati costretti a ripensare i servizi sociali e a ridefinire le priorità. Abbiamo dovuto razionalizzare le risorse. Ad esempio, abbiamo accorpato alcune strutture. Fino ad un certo punto è possibile tagliare le spese extra, ma dopo si va a sbattere contro un muro. Tutto ciò che poteva essere razionalizzato l’abbiamo ridefinito. Ma continuare verso questa strada significherebbe togliere dei servizi ai cittadini: un pericolo da scongiurare».

Lei è l’assessore al Lavoro, l’edilizia è stato il settore trainante per Reggio e per il futuro?

«Non credo che l’imprenditoria del mattone potrà essere il futuro della città. La sfida per Reggio è puntare sul riutilizzo e sulla riqualificazione. Occorre rigenerare gli spazi urbani. Dovremmo considerare la vera ricchezza della nostra città il terreno agricolo, non quello edificabile».

Fino ad ora non si è fatto il contrario?

«E’ dovuto all’eredità molto pesante che quest’amministrazione ha ricevuto in carico dalla precedente. Il piano regolatore del 1999 era fortemente espansivo. Il nuovo piano del 2011 ha un segno diametralmente opposto. Penso che questo sia stato uno degli elementi di discontinuità politica ed amministrativa».

Però il piano dello scorso anno, quindi in piena crisi, prevede una media di 800 nuovi appartamenti all’anno. Non andrebbe ripensato?

«Forse si tratta di una previsione che dovrebbe essere aggiornata. Come detto in apertura, la crisi economica si è rivelata più dura del previsto. L’importante è non fare più errori: l’edilizia senza freni è una delle cause principali dell’attuale crisi internazionale. Dagli Stati Uniti alla Spagna si è creata una bolla immobiliare con migliaia di appartamenti vuoti».

I nuovi settori trainanti per Reggio?

«Dovremo investire in ricerca e tecnologia. I nuovi punti di riferimento saranno il polo della meccatronica, il centro internazionale per l’infanzia Loris Malaguzzi e l’arcispedale Santa Maria Nuova che ha ottenuto la qualifica di istituto a carattere scientifico. Reggio deve spostarsi dalla quantità alla qualità».

Per diversi mesi si è parlato dell’articolo 18. Come mai il ministro Fornero si è impuntata?

«E’ diventato uno slogan. Ma non sarà una limitazione dei diritti dei lavoratori a rilanciare la disoccupazione o la produttività nel nostra paese».

Perché l’articolo 18 per lei è intoccabile?

«L’articolo 18 contiene la base della civiltà giuridica del lavoro: non si può essere licenziati in assenza di una giusta causa. Ovvero per motivi discriminatori. Questa riforma produrrà ulteriori diseguaglianze ed ingiustizie nel mondo del lavoro».

Un aspetto positivo della riforma Fornero?

«Gli unici tratti positivi sono stati alcuni annunci sulla volontà di combattere le differenze lavorative. Concordo con chi dice che il mercato del lavoro italiano è fortemente duale: tra aree geografiche e tra i sessi. Purtroppo questi annunci del governo Monti non si sono tradotti in atti concreti».

Elia Minari (collaboratore giornalino studentesco Cortocircuito)

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