«I Comuni rischiano di tradire i protocolli antimafia che hanno firmato», denuncia il presidente della Camera di Commercio. «Trasporto persone: pericolo infiltrazioni»

Enrico Bini da noi intervistato (foto d’archivio)

[articolo pubblicato come notizia d’apertura sul nuovo quotidiano “Prima Pagina Reggio” il 19 Luglio 2012]

Suona il telefono. Enrico Bini ci risponde dalla Sicilia. Il presidente della Camera di Commercio di Reggio in questi giorni è in trasferta a Palermo per le commemorazioni della strage di via D’Amelio. Esattamente 20 estati fa vi perse la vita uno dei magistrati più esposti contro la mafia: il giudice Paolo Borsellino. Ora tutti glorificano Falcone e Borsellino sull’altare degli eroi. Invece, 20 anni fa, i due magistrati siciliani erano soli nella lotta contro Cosa Nostra. «Sono stati uccisi prima di tutto dallo Stato che non li ha sostenuti -ricorda il giudice Giuseppe Ayala, che trascorse diversi anni al loro fianco- chiamarli eroi ora è troppo facile. Da vivi furono umiliati e derisi. Prima della loro morte in molti negavano addirittura l’esistenza della mafia».

In tempi più recenti, anche la nostra città sottovalutò le mafie. Per diversi anni chi denunciava la presenza della ‘ndrangheta non veniva ascoltato. E’ bene ricordarlo. In prima linea, tra quelli che lanciarono un forte grido d’allarme, vi era Enrico Bini. Per diverso tempo non fu creduto. Qualcuno addirittura arrivò a scrivere, nero su bianco, che le sue denunce infangavano il volto pulito di Reggio Emilia. Nessuno ha ancora chiesto scusa. E le mafie hanno ringraziato. Nel silenzio delle istituzioni, da tre anni finalmente interrotto, la ‘ndrangheta ha potuto riciclare tanto denaro sporco. Edilizia, trasporti e gioco d’azzardo sono i campi in cui si muove con più facilità.

Bini, ci sono nuovi settori a rischio?

«Negli ultimi tempi mi sono arrivate alcune segnalazioni preoccupanti sul trasporto persone. In questo comparto, diversi Comuni della nostra provincia fanno gare d’appalto al massimo ribasso, ovvero assegnando la gestione del servizio all’impresa che offre l’offerta economicamente migliore. E’ un parametro che non considera la qualità del servizio ed il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori, è impossibile che un’azienda legale possa offrire prezzi così bassi. Chi vince questi appalti, per trarne un profitto, dovrà sottopagare il personale e tagliare la manutenzione dei mezzi. Stiamo risparmiando sulla sicurezza dei nostri figli, sono loro i maggiori utenti di pullman e autolinee».

Un esempio concreto?

«Un Comune della nostra provincia ha aggiudicato una gara per tre pullman e cinque autisti a 70mila euro.  Con questa cifra è impossibile per l’imprenditore, vincitore della gara al massimo ribasso, riuscire a pagare in modo regolare i suoi dipendenti. Abbiamo calcolato che, per rimanere nella legalità, 130mila euro è il prezzo minimo per poter offrire questo tipo di servizio».

Anche la nuova galleria del Bocco, sulla statale 63, è stata appaltata al massimo ribasso. Ci sono dei pericoli?

«E’ stata aggiudicata con un ribasso enorme: il 42% in meno rispetto al costo standard dell’opera. Fortunatamente in questo caso i lavori sono diretti da un consorzio conosciuto e stimato. Ma per mantenere un prezzo così basso, a chi saranno assegnati i subappalti?»

A proposito di sub-appalti, altri casi sospetti?

«Qualche mese fa si è scoperto che Iren aveva assegnato alcuni subappaltati -sempre con gare al massimo ribasso- a due imprese sospette. Entrambe le società avevano dei precedenti per traffico di rifiuti e per collegamenti con la malavita organizzata. I Comuni, che dovrebbero avere il controllo di Iren, continuano a praticare questo tipo di gare d’appalto».

Non è contradditorio firmare i protocolli antimafia e poi fare gli appalti al massimo ribasso?

«Condivido. I protocolli antimafia rischiano di diventare un alibi per poter fare meno controlli e chiudere un occhio sugli appalti. Non è sufficiente firmare i protocolli per la legalità, i Comuni dovrebbero attuarli ogni giorno. Gli enti pubblici devono dire basta alle gare d’appalto al massimo ribasso, altrimenti le uniche imprese che potranno vincere questo tipo di appalti saranno aziende con introiti mafiosi o comunque di origine illecita».

A suo parere, qual è stato il volano delle infiltrazioni a Reggio?

«Negli anni ’80 i soggiorni obbligati hanno portato diversi affiliati a stabilirsi nella nostra regione. Tuttavia, anche per esperienza diretta, penso che l’inizio del radicamento mafioso sia avvenuto con il cantiere del treno ad alta velocità. Dalla fine del 2001 al 2005 a Reggio sono arrivati personaggi particolari. Si presentavano ai cantieri Tav con grande disponibilità di mezzi e di uomini, erano disposti a lavorare a qualsiasi condizione e offrivano prezzi stracciati. Hanno lavorato nei cantieri Tav per diversi mesi, fino a quando la procura di Bologna ha revocato ad alcune imprese i documenti per poter continuare. Il sospetto è che avessero un filo diretto con la criminalità organizzata».

Più di un anno fa il prefetto bloccò i lavori della tangenziale di Novellara per sospette infiltrazioni mafiose, quando riprenderanno?

«C’è ancora un contenzioso in corso con l’impresa che stava realizzando i lavori. Se l’azienda non lascia il cantiere, in modo che venga riaggiudicato l’appalto, bisogna attendere la sentenza definitiva. Fortunatamente ora a Reggio c’è un Prefetto competente in materia, infatti ha già revocato il certificato antimafia a diverse imprese che rischiavano di costruire opere pubbliche nell’illegalità».

La cosa più incredibile che ha visto a Reggio?

«C’è un imprenditore che gira per la nostra provincia con l’auto blindata e la scorta armata privata al seguito. Non credo che sia in pericolo, è una persona che vuole ostentare il proprio potere e la propria ricchezza. Perché nessuno interviene?»

Lei ha mai sporto denuncia alle forze dell’ordine?

«In più occasioni, ma raramente c’è stato un seguito. Sono reati difficili da dimostrare in sede giudiziaria, perchè spesso bisogna vedere chi c’è dietro al prestanome e capire l’origine di tanto denaro. Ci vogliono magistrati che si dedichino a tempo pieno a questo settore, spero che la scelta di istituire una sezione della Direzione Investigativa Antimafia a Bologna possa aiutare le indagini. Fino ad oggi, molti dei processi sulla criminalità organizzata, che hanno riguardato Reggio, sono partiti da procure territorialmente molto distanti dalla nostra provincia».

Oltre a queste segnalazioni, la Camera di Commercio sta facendo degli atti concreti?

«In collaborazione con la Fondazione Caponnetto, abbiamo appena iniziato un corso rivolto agli addetti ai lavori. La settimana scorsa abbiamo spiegato come riconoscere i casi sospetti agli autotrasportatori, il ciclo di incontri proseguirà nelle prossime settimane con commercianti ed imprenditori. Inoltre, in autunno inaugureremo un centro d’ascolto per gli imprenditori che vogliono uscire dal silenzio: metteremo a disposizione personale qualificato e garantiremo l’anonimato».

Elia Minari (collaboratore giornalino studentesco Cortocircuito)

In collaborazione con Federico Marcenaro. Foto di Francesco Giglioli (collaboratori giornalino studentesco Cortocircuito)

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Vedi anche:

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    2 Responses to “«I Comuni rischiano di tradire i protocolli antimafia che hanno firmato», denuncia il presidente della Camera di Commercio. «Trasporto persone: pericolo infiltrazioni»”

    1. Raffaele Truffi Says:

      Grande Enrico sei l’unico a dirlo….non come gli altri che lo dicono solo davanti alle plate x strappare apllausi di moralità….poi lasciano vincere un appalto,per il trasporto scolastico nel loro comune al 30% in meno ed in più viene dal sud….un artigiano a quei prezzi mai riuscirebbe farlo visto i costi fissi…W il sindaco PD di quel paese che non si accorge del mafioso che lava i soldi nel suo comune. Ma che schiva…!!

    2. Fabio Ferrari Says:

      Senza parole !!!!!!