Intervista a Ingroia, Procuratore Antimafia di Palermo

Antonio Ingroia da noi intervistato

(clicca qui per vedere il video di questa intervista)

Antonio Ingroia è Procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Si forma professionalmente a Palermo, dove nel 1987 entra nel pool di Falcone e Borsellino, quest’ultimo l’aveva espressamente voluto al proprio fianco. Sostituto procuratore a Palermo dal 1992, diviene un importante Pubblico Ministero Antimafia, si occupa di noti casi legati alla malavita organizzata e conduce processi molto rilevanti sui rapporti tra la mafia e il mondo della politica e dell’economia. Una delle indagini che fanno capo a lui riguarda Marcello Dell’Utri, Senatore del Pdl e cofondatore di Forza Italia, che avrebbe fatto da ponte tra mafia del sud e mondo imprenditoriale del nord. Ha recentemente ascoltato il testimone Massimo Ciancimino e il pentito Gaspare Spatuzza, le cui parole hanno fatto molto clamore a livello nazionale.

- Il 19 gennaio scorso a Castelvetrano è stata una giornata di sconfitta per la legalità. Qualcuno si è scusato per quel teatro vuoto? (Per sapere cos’è accaduto il 19 Gennaio 2011 a Castelvetrano clicca qui )

Sì, ho poi ricevuto le scuse dell’assessore regionale alla pubblica istruzione che ha organizzato una sorta di manifestazione riparatrice qualche settimana dopo, nella parco archeologico di Selinunte, con la partecipazione di tutte le scuole, inclusi i dirigenti scolastici e delle autorità. Il governo regionale ha cercato di dare una dimostrazione di attenzione, attribuendo quella aggiornata ad un difetto di comunicazione. Ho detto così quel giorno e lo ribadisco: lo consideriamo un incidente chiuso, però questo dimostra che quelle sono terre dove c’è una cappa pesante, nella quale c’è una cultura non sempre favorevole al tema della legalità.

Comunque vi è stato un rifiuto alla partecipazione ad un incontro con un pentito che tornava nella sua terra da pentito, dove era stato lì sempre da criminale; credo ci sia una cultura ancora ostile per il criminale che invece passa dalla parte della giustizia e della legalità. C’è ancora quindi molta strada da fare. […] Credo ci sia anche un surplus di responsabilità che ogni uomo pubblico -inclusi i dirigenti scolastici- ha, su questo forse i dirigenti sono stati un po’ distratti e negligenti, mi auguro che sapranno rimediare.

Nel labirinto degli dei, il libro

- Inchieste e processi legati alle stragi del ‘92 il sembrano aprire nuovi varchi nella ricerca della verità. Dopo quasi vent’anni, è finalmente arrivato il momento?

Nelle indagini di mafia ci vuole molta pazienza, specie quando i fatti sono complessi, articolati, ci sono stati -come in questo caso- depistaggi e coperture. Negli ultimi due anni si sono fatti dei grossi passi in avanti, non so se siamo alla vigilia di rivelazioni che consentano di scoprire tutta la verità, però dei nuovi pezzi di verità sono venuti fuori. Sono ottimista sul fatto che ne verranno fuori altri.

- Per quanto riguarda una trattativa che ci può essere stata tra mafia e Stato: cosa può volere lo Stato dalla mafia? E se questa trattativa vi fu qualche conseguenza portò?

Oramai credo si possa dire che la trattativa vi fu, ci sono una serie di risultante oramai convergenti che possono farla ritenere certa. In questa trattativa la posta in gioco era la tregua, erano i giorni dell’impotenza: lo Stato venne sottoposto ad una serie di attacchi e di stragi ai quali lo Stato non sembrava sapersi difendere. In questa situazione una parte dello Stato ha pensato di risolvere il problema alla vecchia maniera, cioè trattando con i poteri criminali una tregua e dichiarandosi disponibile a concedere qualcosa. Questo forse è anche avvenuto, sono emersi oggi degli elementi: il 41 bis venne allentato, ecc. Insomma, una trattativa vi fu, è tuttora oggetto di indagine verificare in che dimensione questa trattativa abbia inciso sugli eventi successivi.

- La vicenda del senatore Marcello Dell’Utri di cui lei si è occupato in prima persona, come rientra in questo quadro complessivo?

Io definii Dell’Utri, e le sentenze di condanna di primo e secondo grado l’hanno confermato, come una sorta di ambasciatore di Cosa Nostra, che portava avanti gli interessi di Cosa Nostra nel mondo dell’imprenditoria e poi nel mondo della politica. Per la verità, nella sentenza d’appello la posizione di Dell’Utri è stata un po’ alleggerita, perché è stato assolto per il periodo che va dal ‘92 in poi, cioè proprio quando inizia l’avventura politica di Dell’Utri. Quindi sulla posizione di Dell’Utri bisogna attendere l’esito definitivo della Cassazione per tirare le somme.

- Proprio per questo e anche per il fatto che molti dicono che ci sono solo prove testimoniali, senza alcuna prova documentale, molti sostengono che ci sia un disegno politico dietro questo processo a Marcello Dell’Utri. E’ vero?

Il pentito Calcara e Ingroia a Castelvetrano

Credo che le sentenze di primo e secondo grado abbiano smentito questa vecchia teoria del complotto, una teoria un po’ troppo facile. In realtà, ci sono sicuramente prove orali, costituite da pentiti e testimoni, come in tutti i processi di mafia, ma non ci sono solo quelle: ci sono anche intercettazioni telefoniche, intercettazioni ambientali e anche prove di tipo documentale. È chiaro che non ci può essere la fotografia del patto politico-mafioso, non esiste in nessun processo di mafia, non esiste neanche nei processi degli uomini politici.

- Dott. Ingroia, lei si sente supportato dagli altri organi dello Stato nella ricerca della verità?

Sicuramente supportato dalle forze dell’ordine, sicuramente supportato dalla polizia giudiziaria, sicuramente supportato dalla magistratura nel suo complesso, forse non abbastanza supportato da tutte le articolazioni del potere politico-istituzionale.

- Ad esempio, cosa ha pensato quando il Ministero degli Interni ha negato la progressione che voi magistrati avevate chiesto per il pentito Gaspare Spatuzza?

Credo sia un episodio non positivo e certamente non favorevole l’emersione di tutta la verità sulla stagione stragista. Spatuzza sta contribuendo a far venir fuori questa verità, ma gli è stato revocato il programma di protezione perché avrebbe detto certe cose fuori termine. Questa è una conseguenza paradossale. Io dico sempre, qui le cose sono due: o è sbagliata la decisione della Commissione del Ministero degli Interni o se è giusta quella commissione, inevitabile nell’applicazione della legge, è sbagliata la legge. L’una o l’altra va modificata.

- “Nel labirinto degli dei” è il suo ultimo libro. Lei parla di un labirinto in cui spesso ci si può perdere, può la paura giustificare il tradimento di una missione o addirittura di una amicizia?

La paura purtroppo è un sentimento umano, molto insidioso, che può determinare anche tradimenti agli amici e allo Stato. La paura, come diceva Paolo Borsellino, è un sentimento umano che possono avere tutti gli uomini, anzi che tutti gli uomini hanno, poiché ciascuno di noi è un essere umano. L’importante però è non farsi dominare dalla paura, anzi dominare la paura con ancor più coraggio. Credo che questa sia la ricetta magica.

Ingroia da noi intervistato

- Ultima domanda, sempre relativa al suo ultimo libro: gli dei invece chi sono?

Gli dei sono quegli uomini in carne ed ossa, che però si sentono dei e pretendono l’impunità: pretendono di non rispondere delle malefatte che commettono. Gli dei sono un po’ i mafiosi siciliani, perché i siciliani si sentono un poco tutti perfetti e quindi degli dei; ma ho l’impressione che chi si sente far parte degli dei non sia soltanto in Sicilia, ma anche in altre parti d’Italia.

- Grazie mille per la disponibilità. E’ stato un grandissimo piacere.

Intervista realizzata dalla Redazione di Cortocircuito. Di questa intervista, come di tutte le altre, abbiamo il video integrale.

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    One Response to “Intervista a Ingroia, Procuratore Antimafia di Palermo”

    1. Anonimo Says:

      il marciume di questo paese non è il nano ma siete voi sign della giustizia voi decidete voi accusate voi assolvete….piu potere di cosi….ma prima o poi le beghe vengono fuori cari magistrati…io ci metterei altri magistrati? ad indagare su di voi verrebbero fuori tutte le vergogne di questo paese….LA CASTA.

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