Il nostro punto di vista sulla maxi operazione antimafia “Aemilia” e un’intervista alla radio pubblica svizzera

[Aggiornamento: abbiamo pubblicato qui alcune intercettazioni effettuate dai Carabinieri e le dichiarazioni dei procuratori sull’operazione antimafia.]

Ieri in prima fila ad applaudire alle iniziative antimafia e oggi arrestati in una maxi operazione contro la ‘ndrangheta. Alcuni dei nomi eccellenti finiti dietro le sbarre, a seguito dei provvedimenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, si sono fatti vedere più volte agli incontri antimafia, che dal 2009 abbiamo organizzato a Reggio Emilia, ospitando numerosi magistrati come relatori. Tali personaggi arrestati spesso si mettevano in vista, per mostrare a tutti che il loro impegno contro le mafie non mancava.

Si tratta di soggetti apparentemente insospettabili e stimati da molti emiliani noti. Meno insospettabili erano invece tanti altri personaggi, come un imprenditore edile calabrese: un soggetto che alcuni anni fa ci aveva minacciati, intimandoci in modo diretto e con parole chiare di non parlare di certi argomenti. Anche lui è stato arrestato.

Nell’estate del 2013, in una nostra video-inchiesta avevamo parlato di una cena, a cui parteciparono tante delle persone arrestate ora e a cui il prefetto di Reggio Emilia aveva revocato il porto d’armi. Uno degli avvocati allora aveva risposto che quelle persone detenevano armi non perché fossero mafiosi, ma perché nel tempo libero erano anche cacciatori. Si voleva dunque fare credere che possedevano armi per la loro arte venatoria.

Il sequestro del ristorante “Antichi Sapori”

E’ una ragnatela fittissima e ben strutturata quella che emerge dall’inchiesta della magistratura denominata “Aemilia”. Incredibile è che a finire in manette siano stati anche sei rappresentanti delle forze dell’ordine, impegnati a fare da “talpe”, passando informazioni riservate alla cosca Grande Aracri.

Si tratta di una rete che cercava di condizionare non solo l’economia locale, lo dimostrano i tanti nomi di imprenditori nati in Emilia, ma anche il mondo dell’informazione (arrestato il giornalista Marco Gibertini). Nel mirino dell’inchiesta sono finiti anche due ristoranti, fino a ieri molto frequentati da tanti reggiani.

I complimenti vanno all’Arma dei Carabinieri di Reggio Emilia e alla DDA di Bologna, in particolare al pubblico ministero Marco Mescolini, che ha condotto le indagini. Tra l’altro, si tratta del magistrato che ha fatto acquisire agli atti processuali la nostra ultima video-inchiesta, dal titolo “La ‘ndrangheta di casa nostra. Radici in terra emiliana”. Il cortometraggio è stato inserito negli atti del procedimento di sequestro a carico proprio della famiglia Grande Aracri (QUI i dettagli). Si tratta di una video-inchiesta nella quale abbiamo cercato di mostrare l’esistenza di certe connivenze e molti silenzi in terra emiliana. Sono solo alcune dimostrazioni del fatto che si è passati da un fenomeno di infiltrazione ad un radicamento di ‘ndrangheta, grazie a numerose sponde esterne.

Eppure c’è chi nei nostri video affermava che in fondo alcuni soggetti con condanne definitive per associazione mafiosa erano dei bravi lavoratori, persone gentili ed educate. In realtà, come documentano le carte in modo inequivocabile, la cosca Grande Aracri ha tentato di eliminare il libero mercato e la concorrenza, cercando di soffocare la dignità e la libertà di alcuni cittadini, inclusi tanti calabresi onesti, fino ad arrivare a condizionare alcuni settori del mondo politico, economico e sociale.

Nel nostro piccolo, da studenti, continueremo a svolgere delle attività di sensibilizzazione su questo annoso fenomeno e a sostenere l’operato delle forze dell’ordine e della magistratura, per non abbassare la guardia.

 

Associazione culturale antimafia “Cortocircuito”
29 gennaio 2015

P.S. Tale testo è stato pubblicato come editoriale, in prima pagina, sulla “Gazzetta di Reggio”. QUI

Inoltre, alcuni dei concetti di questo articolo sono stati ribaditi dal coordinatore di Cortocircuito, Elia Minari, durante un’intervista in diretta a RSI, la radio pubblica svizzera (in onda il 29 gennaio 2017). Alla stessa trasmissione radiofonica hanno partecipato, tutti in collegamento telefonico, anche Nicola Gratteri, procuratore antimafia di Reggio Calabria, Enzo Ciconte, storico e docente universitario e Antonio Monachetti, referente di Libera Bologna
Pubblichiamo qui sotto l’audio:

Se non si riesce a sentire l’audio, cliccare qui

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Pino Aprile, giornalista e autore del bestseller “Terroni” (che ha venduto più di 250.000 copie), ha scritto:

“MAFIA IN EMILIA: TUTTI DISTRATTI, TRANNE UN RAGAZZINO?

Elia Minari, da quando era poco più che adolescente, si è dato un compito con alcuni amici: documentare come la ‘ndrangheta si espandeva in Emilia. È coordinatore della web-tv Cortocircuito di Reggio Emilia, città definita dal procuratore capo di Bologna «L’epicentro delle cosche in Emilia». Una domanda facciamocela: come mai un ragazzino, sia pure di quelle capacità, era in grado di scoprire e documentare quello che oggi è sulle pagine di tutti i giornali come una operazione di dimensione “storica” e mentre i grandi giornali, le istituzioni (salvo sporadiche eccezioni), il mondo imprenditoriale, eccetera, non si accorgevano di nulla? …. Ma si può dire o no che un ragazzino ha documentato per anni quello di cui altri non si sono accorti?”

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Vedi anche:

– “La ‘Ndrangheta di casa nostra. Radici in terra emiliana”. La video-inchiesta integrale, le foto della serata di presentazione e alcuni articoli dei quotidiani
– La video-inchiesta “Non è successo niente. 40 roghi a Reggio Emilia”
– Intervista del web-magazine “AgoraVox” sulle iniziative di Cortocircuito
– Sul Corriere della Sera: “Cortocircuito, la web tv degli studenti-reporter che combatte la mafia”
– Elia Minari di Cortocircuito premiato dal presidente del Senato al Vertice Nazionale Antimafia a Firenze

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