Inchiesta Parco Ottavi 3/3. Muri costruiti a metà, strade che non portano da nessuna parte: tanto cemento che ora non serve a nulla

QUI la 1° parte dell’inchiestaQUI la 2° parte

[articolo pubblicato come notizia d’apertura sul nuovo quotidiano “Prima Pagina Reggio” il 23 Giugno 2012]

In mezzo all’erba, ormai cresciuta, si intravede un cartello abbattuto. C’è scritto “Parco Ottavi: il piacere di abitare”. Ora di quel sogno rimane poco. A sud del quartiere sono state completate due palazzine, alte ben 5 piani, ma sono quasi completamente disabitate. Le villette sono avvolte in un’atmosfera irreale. Sono quasi tutte abbandonate. Muri costruiti a metà, strade che non portano da nessuna parte: tanto cemento che ora non serve a nulla. Il ponte pedonale è avvolto dall’impalcatura ed è incompleto, sebbene un cartello fissasse la data di fine lavori a marzo 2010. Tutt’intorno campeggiano transenne, pile di mattoni e una ruspa abbandonata. Ma l’area è già urbanizzata e dotata di un costoso sistema interrato per i rifiuti, ovviamente inutilizzato.

Il progetto nacque grazie al piano regolatore firmato dal precedente sindaco Antonella Spaggiari. Nel 1999 la Cmr e la Parco Ottavi Spa, una società controllata principalmente dalla stessa Cmr, acquistarono l’area. Vi avrebbero voluto costruire 1300 appartamenti, lasciando però un’ampia area verde da destinare a parco. Il progetto prevedeva anche un nuovo centro commerciale, una biblioteca, un asilo ed una fermata della metropolitana di superficie. Il quartiere avrebbe dovuto ospitare oltre 3000 nuovi inquilini. Una sorta di Reggio Emilia Due. Si iniziarono a costruire le case nel 2007, ormai alle porte della crisi economica. Dopo cinque anni dall’inizio dei lavori, la Cmr ha bloccato il cantiere ed ha abbandonato le ruspe.

«Speriamo che rimanga solo un parco». Questo è il coro unanime dei residenti dei quartieri limitrofi che frequentano l’area verde per fare jogging, una passeggiata con il cane o un giro in bicicletta. I cittadini sperano che il progetto del mega quartiere non si realizzi. «L’unico modo per salvare Parco Ottavi è non riprendere a costruire. Bisognerebbe solo curare il verde», sostiene Zeno Panarari. «Solo così potrà essere un vero parco. Un polmone verde in una zona importante della città ha un enorme valore. Smettiamo di seppellire capitali preziosi, come i campi agricoli, nel cemento».  E’ d’accordo anche Morena Fornaciari: «Spero che rimanga un luogo dove poter camminare e correre. Tra Pieve Modolena e l’Orologio c’è già molto traffico. Migliaia di auto in più non significherebbero il collasso della viabilità della zona?».

Elia Minari (collaboratore giornalino studentesco Cortocircuito)

L’inchiesta è stata realizzata da Cortocircuito, giornale e web-tv degli studenti reggiani (www.cortocircuito.re.it).

 

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Vedi anche:

– Inchiesta Parco Ottavi 1/3. La più grande area verde della città al buio da 21 giorni. Rimpallo di responsabilità tra Cmr e Comune
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Inchiesta Parco Ottavi 2/3. «Perché si continuava a costruire anche quando non si vendeva?». La testimonianza di un ex socio della Cmr
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Costi ad alta velocità. Video-inchiesta sul progetto TAV di Reggio Emilia

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