Reggiolo unita contro l’attentato della ‘ndrangheta

[articolo pubblicato sul nuovo quotidiano “Prima Pagina Reggio” il 9 Novembre 2012]

Non sono bastati nove camion in fiamme e non è bastata la probabile firma della ‘ndrangheta per mettere a tacere la coscienza civica del paese di Reggiolo, nella provincia di Reggio Emilia. Quella della bassa è una comunità che non si è nascosta, non si è tirata indietro, ma ha alzato la propria voce e urlato attraverso gli striscioni di quei ragazzi che recitavano, “No all’omertà”. Si sono trovati in piazza, in occasione del presidio organizzato dall’“Alleanza reggiana per una società senza mafie”, assieme a tutti i rappresentanti dalle istituzioni, alle associazioni di categoria, ai sindacati e alle imprese locali.

Sembra in tutto per tutto una storia di mafia quella avvenuta nella notte di martedì scorso, quando un rogo è divampato oltre i cancelli di un’azienda di trasporti di materiale inerte di proprietà di Domenico Bonifazio, cutrese di nascita e reggiolese di residenza da 14 anni. Non è tanto il nome della famiglia, non legato ad alcun clan cutrese, ma la modalità dell’azione a far pensare alla mano della criminalità organizzata. Le stesse modalità con le quali solo due giorni prima è stato dato fuoco a una cava a Sissa, vicino a Parma.

«E’ un fatto che rivela che c’è qualcuno che sta tentando di limitare la libertà delle persone e dell’economia, e non possiamo accettarlo. Questa è una terra libera e vogliamo mantenerla libera» Sono le parole del Presidente della Provincia Sonia Masini, la prima ad appoggiare l’iniziativa partita dal Sindaco del paese Barbara Bernardelli . «I nostri genitori hanno combattuto sulle montagne e sulle pianura contro il nazismo e contro il fascismo, – continua la Masini – noi siamo qui a combattere contro un identico male. Chi avesse scambiato la nostra buona fede, la nostra cultura solidale e la nostra accoglienza per negligenza si sbaglia».

E’ una Piazza Martiri ancora occupata dai container degli uffici comunali del dopo-terremoto a ospitare i più di venti sindaci provenienti dai rispettivi Comuni della provincia: da Scandiano a Poviglio, fino ai confinanti Fabbrico e Guastalla, tutti accorsi a portare la propria solidarietà, a dare una stretta di mano, per far sentire la propria presenza e vicinanza a tutta la comunità reggiolese. […]

Ci sono anche i ragazzi delle scuole medie del paese a portare la propria testimonianza: «A nome degli alunni vogliamo dire no alla camorra e si alle libertà, perché siamo un paese libero e vogliamo crescere senza nessun intralcio dalle mafie». E’ soprattutto a loro che si rivolge la raccomandazione dell’assessore regionale alla Scuola e al Lavoro Patrizio Bianchi: «Non un centimetro. Non possiamo lasciare un centimetro alla mafia e tutta la criminalità organizzata. Perché questo centimetro della nostra terra l’abbiamo difesa con il sangue di tutti. La libertà non piove dal cielo, è frutto di una conquista civile. La democrazia c’è perché viene conquistata».

Presenti all’appello anche i rappresentanti dei sindacati e delle associazioni di categoria, come Michelangelo Dalla Riva, segretario generale della Camera di Commercio, ma anche Matteo Alberini della Cgil, poi Libera, Legacoop, Cna e molti altri. Tutti a turno prendono in mano il microfono per dire la propria, chi per condannare senza riserve ciò che è accaduto e chi per portare la propria solidarietà. Ai giovani presenti viene fatto il nome di Giovanni Tizian, giornalista calabrese che da un anno vive sotto scorta per aver parlato nei suoi libri delle infiltrazioni della mafia al nord. Una realtà che, dopo quello che è successo nei giorni scorsi, la politica si guarderà bene dal sottovalutare.

Luca Gemmi (collaboratore giornalino studentesco Cortocircuito)

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Vedi anche:

– Reggiolo: incendio doloso distrugge nove camion, l’ombra della ‘ndrangheta

Le nostre video-inchieste:

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– Costi ad alta velocità. Video-inchiesta sul progetto TAV di Reggio Emilia
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