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Intervista a Manfredi Borsellino, figlio di Paolo Borsellino

martedì, settembre 20th, 2011

Manfredi Borsellino con il padre e la madre

Manfredi Borsellino è figlio del famoso giudice Paolo Borsellino, ucciso con un’auto esplosiva il 19 Luglio 1992 a Palermo.
Quando Paolo Borsellino, ora simbolo mondiale della lotta contro le mafie, saltò in aria in via D’Amelio il figlio Manfredi aveva 21 anni. Manfredi Borsellino, attualmente Commissario di Polizia di Cefalù (PA), sta continuando a servire lo Stato, come fece il padre fino alla morte. Lo abbiamo contattato telefonicamente per un’intervista.

- Dopo la strage di Capaci nel ‘92, il Giudice Borsellino confessò ad Antonio Ingroia che si sentiva invecchiato di 10 anni in pochi giorni. Uno stato d’animo di cui la famiglia ebbe modo di accorgersi?

Dopo la morte di Falcone mio padre cambiò. Prima era una persona estremamente divertente, con un umorismo abbastanza spiccato: non amava prendersi sul serio e scherzava anche sulle cose più drammatiche. Dopo la strage di Capaci invece si chiuse un poco in se stesso e gradualmente, quasi a presagire la tragedia, si allontanò dalla famiglia. Fu da parte di mio padre un’operazione molto sottile. Era talmente preparato all’eventualità di essere, da un momento all’altro, vittima di un attentato che voleva prepararci al periodo successivo alla sua eventuale morte.

Lei questo quando lo comprese?*

Noi lo capimmo soltanto dopo la morte di mio padre, infatti in quei famosi 57 giorni (tra l’attentato a Falcone e quello a Borsellino, ndr) io e le mie sorelle non comprendevamo questo atteggiamento di mio padre. [...] Invece oggi siamo grati a mio padre per aver fatto in modo che noi potessimo, non solo accettare la sua morte violenta e improvvisa, ma fossimo anche preparati a sostenere tutte le difficoltà, tutti gli assalti anche indiscriminati dei mass media e dell’opinione pubblica dopo la sua morte. Malgrado io e le mie sorelle fossimo abbastanza giovani, io avevo appena 21 anni quando mio padre ci lasciò, ci ritrovammo delle persone molto più adulte dell’età che avevamo.

- Le facciamo una domanda molto “difficile”, secondo lei suo padre poteva essere salvato?

Si, credo che si poteva evitare. Si sapeva che la prossima vittima designata, dopo l’attentato a Giovanni Falcone, era mio padre. Quindi lo Stato era nelle condizioni di salvare mio padre, costringendolo o indulgendolo ad allontanarsi da Palermo con la famiglia in quei giorni drammatici successivi la strage di Capaci. Invece non arrivò nessun segnale da parte del Governo di allora. [...] E’ mia personale convinzione che se mio padre fosse stato costretto, anche contro la sua volontà, ad allontanarsi da Palermo per raggiungere una località segreta, determinati scenari sarebbero mutati velocemente e mio padre probabilmente non sarebbe stato assassinato. Però purtroppo con i se non si può cambiare il corso della storia.

- Lei ha studiato legge ed è oggi Commissario di Polizia. Quanto ha influito nella sua scelta il fatto di essere figlio di Paolo Borsellino?

Mio padre è stato magistrato, mio nonno materno è stato magistrato, mio bisnonno è stato un giudice militare: una certa aria di giustizia e di legge l’ho respirata fin da bambino. Ho voluto continuare questa strada familiare, anche se con un incarico diverso, poiché credo tantissimo nei valori della giustizia e dell’onestà. Amo a dismisura la mia terra e la città in cui vivo, ho il dovere di fare di tutto per cambiarla in meglio. Indubbiamente la scelta del lavoro è stato influenzata anche dal fatto che mio padre era quasi sempre circondato da poliziotti di scorta o da carabinieri o finanzieri che lo aiutavano nell’attività investigativa, per cui sono sempre stato attratto dal lavoro svolto da questi validissimi collaboratori di mio padre. continua a leggere …

Inaugurazione della targa per Falcone e Borsellino, le foto

domenica, maggio 22nd, 2011

Sabato 21 Maggio 2011 i gruppi giovanili “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie” e Giornalino studentesco Cortocircuito hanno inaugurato ai Giardini Pubblici la targa in memoria di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e di tutte le vittime della mafia. Hanno preso parte all’iniziativa tanti giovani e gente comune, oltre al magistrato del tribunale di Reggio Emilia Anna Maria Casodonte e ad Antonio Nicaso, profondo conoscitore dei fenomeni mafiosi e già in città in vista del festival della legalità che si terrà dal 27 al 29 maggio. Hanno partecipato anche i gruppi sostenitori dei quattro referendum del 12 e 13 giugno insieme a parlamentari ed assessori reggiani. (clicca sulle foto per allargarle)

La Redazione di Cortocircuito

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Vedi anche:

Giovani per la legalità: libro + dvd

Intervista ad Ayala, PM del Maxiprocesso di Palermo

sabato, settembre 4th, 2010

 

Giuseppe Ayala da noi intervistato

Giuseppe Ayala è un celebre magistrato italiano. E’ stato Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Palermo, in qualità di Sostituto Procuratore. Nel 1982 Ayala è entrato a far parte, insieme a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino, del nascente pool anti-mafia, in cui ebbe un ruolo di spicco. Ayala divenne famoso come Pubblico Ministero del Maxiprocesso, celebratosi davanti la 1° Corte d’Assise di Palermo dal Febbraio 1986 al Dicembre 1987 a carico di 475 imputati per mafia tra cui Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Successivamente Ayala è stato Sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia durante i governi Prodi I, D’Alema I e II. Attualmente Giuseppe Ayala è consigliere presso la Corte d’Appello dell’Aquila. In contrapposizione a questa intervista abbiamo fatto qualche domanda al Senatore Berselli, Presidente della Commissione Giustizia del Senato.

- Secondo lei in Emilia è presente la mafia?

Mi dispiace dovere rispondere sì, non è una scoperta mia sicuramente. Perché in Emilia, come in tutte le regioni del nord? Perché la mafia lucra enormi capitali, tutti di illecita provenienza naturalmente; nel momento in cui questi capitali vengono riciclati e inseriti nell’economia legale, poniamoci anche se è difficile nei panni di un mafioso, anziché investirli in regioni povere non è forse più remunerativo investirli in regioni ricche, che danno più facilità di investimento e maggiori possibilità di profitto? Per cui purtroppo le regioni ricche di questo paese da questo punto di vista sono esposte, non da oggi o da ieri ma da tempo, alla presenza di organizzazioni criminali per via dell’investimento del loro capitale. La recentissima indagine della Lombardia sulla ‘ndrangheta conferma perfettamente questa analisi.

- Secondo lei, ci sono rapporti tra mafia, politica e società occulte?

Non c’è dubbio. Non tutta la politica stiamo attenti, perché tutte le generalizzazioni contengono il grosso rischio dell’errore, ma la storia soprattutto della mafia siciliana, di Cosa Nostra, che accompagna poi la storia d’Italia, perché senza voler andare troppo indietro nel tempo Garibaldi quando venne a conquistare il Regno delle Due Sicilie la mafia l’ha trovata, dimostra che da sempre ci sono settori della politica disponibili a rispondere alle esigenze della mafia.

Questa è una cosa su cui bisogna riflettere, perché questo spiega la longevità della mafia: se la mafia fosse soltanto un’organizzazione criminale, e lo è indubbiamente, non avrebbe una longevità di oltre un secolo e mezzo. In nessun’altra parte del mondo c’è mai stata un’organizzazione criminale che è durata così tanto, quello che spiega questa longevità e che la mafia è anche una struttura di potere che siede ai tavoli dove si decidono le cose, non tutte ma quella che la interessano. Quindi c’è da sempre questa sua capacità di penetrazione all’interno delle istituzioni, questo è proprio quello che fa la differenza e che la rende estremamente pericolosa.

- Legge sulle intercettazioni, vendita all’asta dei beni confiscati alla mafia, scudo fiscale… in questo modo, secondo lei, non si corre il rischio di favorire le criminalità organizzate, le mafie?

Dire che si corre il rischio è molto cauto, si va oltre. Per fortuna il provvedimento che prevedeva la vendita dei beni dei mafiosi all’asta è stato annunciato ma non se n’è più fatto niente, speriamo che non venga mai ripescato. continua a leggere …