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Inaugurazione della targa per Falcone e Borsellino, le foto

domenica, maggio 22nd, 2011

Sabato 21 Maggio 2011 i gruppi giovanili “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie” e Giornalino studentesco Cortocircuito hanno inaugurato ai Giardini Pubblici la targa in memoria di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e di tutte le vittime della mafia. Hanno preso parte all’iniziativa tanti giovani e gente comune, oltre al magistrato del tribunale di Reggio Emilia Anna Maria Casodonte e ad Antonio Nicaso, profondo conoscitore dei fenomeni mafiosi e già in città in vista del festival della legalità che si terrà dal 27 al 29 maggio. Hanno partecipato anche i gruppi sostenitori dei quattro referendum del 12 e 13 giugno insieme a parlamentari ed assessori reggiani. (clicca sulle foto per allargarle)

La Redazione di Cortocircuito

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Giovani per la legalità: libro + dvd

Intervista ad Ayala, PM del Maxiprocesso di Palermo

sabato, settembre 4th, 2010

 

Giuseppe Ayala da noi intervistato

Giuseppe Ayala è un celebre magistrato italiano. E’ stato Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Palermo, in qualità di Sostituto Procuratore. Nel 1982 Ayala è entrato a far parte, insieme a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino, del nascente pool anti-mafia, in cui ebbe un ruolo di spicco. Ayala divenne famoso come Pubblico Ministero del Maxiprocesso, celebratosi davanti la 1° Corte d’Assise di Palermo dal Febbraio 1986 al Dicembre 1987 a carico di 475 imputati per mafia tra cui Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Successivamente Ayala è stato Sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia durante i governi Prodi I, D’Alema I e II. Attualmente Giuseppe Ayala è consigliere presso la Corte d’Appello dell’Aquila. In contrapposizione a questa intervista abbiamo fatto qualche domanda al Senatore Berselli, Presidente della Commissione Giustizia del Senato.

- Secondo lei in Emilia è presente la mafia?

Mi dispiace dovere rispondere sì, non è una scoperta mia sicuramente. Perché in Emilia, come in tutte le regioni del nord? Perché la mafia lucra enormi capitali, tutti di illecita provenienza naturalmente; nel momento in cui questi capitali vengono riciclati e inseriti nell’economia legale, poniamoci anche se è difficile nei panni di un mafioso, anziché investirli in regioni povere non è forse più remunerativo investirli in regioni ricche, che danno più facilità di investimento e maggiori possibilità di profitto? Per cui purtroppo le regioni ricche di questo paese da questo punto di vista sono esposte, non da oggi o da ieri ma da tempo, alla presenza di organizzazioni criminali per via dell’investimento del loro capitale. La recentissima indagine della Lombardia sulla ‘ndrangheta conferma perfettamente questa analisi.

- Secondo lei, ci sono rapporti tra mafia, politica e società occulte?

Non c’è dubbio. Non tutta la politica stiamo attenti, perché tutte le generalizzazioni contengono il grosso rischio dell’errore, ma la storia soprattutto della mafia siciliana, di Cosa Nostra, che accompagna poi la storia d’Italia, perché senza voler andare troppo indietro nel tempo Garibaldi quando venne a conquistare il Regno delle Due Sicilie la mafia l’ha trovata, dimostra che da sempre ci sono settori della politica disponibili a rispondere alle esigenze della mafia.

Questa è una cosa su cui bisogna riflettere, perché questo spiega la longevità della mafia: se la mafia fosse soltanto un’organizzazione criminale, e lo è indubbiamente, non avrebbe una longevità di oltre un secolo e mezzo. In nessun’altra parte del mondo c’è mai stata un’organizzazione criminale che è durata così tanto, quello che spiega questa longevità e che la mafia è anche una struttura di potere che siede ai tavoli dove si decidono le cose, non tutte ma quella che la interessano. Quindi c’è da sempre questa sua capacità di penetrazione all’interno delle istituzioni, questo è proprio quello che fa la differenza e che la rende estremamente pericolosa.

- Legge sulle intercettazioni, vendita all’asta dei beni confiscati alla mafia, scudo fiscale… in questo modo, secondo lei, non si corre il rischio di favorire le criminalità organizzate, le mafie?

Dire che si corre il rischio è molto cauto, si va oltre. Per fortuna il provvedimento che prevedeva la vendita dei beni dei mafiosi all’asta è stato annunciato ma non se n’è più fatto niente, speriamo che non venga mai ripescato. continua a leggere …