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Costi ad alta velocità. Video-inchiesta sul progetto Tav di Reggio Emilia

mercoledì, aprile 18th, 2012

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«I costi per la realizzazione della stazione “Mediopadana” dell’Alta Velocità di Reggio non sono aumentati». Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente ANCI, risponde secco alle domande su costi e tempi del progetto Tav di Reggio Emilia. Eppure le delibere comunali e gli atti ufficiali, spulciati dalla redazione del giornalino studentesco Cortocircuito, smentiscono Delrio.

Persino Mauro Del Bue, assessore della giunta Delrio ed ex sottosegretario alle Infrastrutture, riferendosi alla stazione dell’Alta Velocità di Reggio Emilia scrisse «vi è stata una costante lievitazione dei costi» (interrogazione parlamentare del 24 Luglio 2006).

E i tempi? Tante promesse, raramente mantenute. «Nel nostro contratto c’era scritto che doveva essere consegnato tutto nel 2009, stazione compresa», afferma Alessandro Gandino, ex responsabile pubbliche relazioni del Presidio Informativo di Cepav, il consorzio di imprese che fino al 2007 si è occupato della realizzazione della linea ferroviaria dell’Alta Velocità e delle opere connesse nella tratta Milano-Bologna.

Gandino -intervistato dalla redazione del giornalino studentesco Cortocircuito- evidenzia anche l’esistenza di eccessive catene di subappalti: «Una gara di appalti e subappalti. C’è un mondo che ci ha mangiato. Non sto parlando di corruzione, ma di parassitismo puro». Gandino rivela che anche lui non era pagato in modo diretto, ma attraverso una serie si subappalti che ovviamente gonfiavano in modo consistente i costi.

La seconda parte della video-inchiesta di Cortocircuito affronta il progetto Tav di Reggio nel suo complesso: dal costo dei ponti di Calatrava alla pensilina del casello autostradale, dalle infiltrazioni mafiose denunciate anche da Roberto Saviano alla mancanza di trasparenza.

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Inchiesta della redazione del giornalino studentesco Cortocircuito (inchieste@cortocircuito.re.it). Realizzata da Riccardo Pelli, Elia Minari, Federico Marcenaro, Marco Pisi, Nuccia Ciambrone, Gianluigi Iembo, Letizia Cocconi, Matteo Davoli, Andrea Franzoni, Francesco Garuti, Silvia Cristofori e Francesco Chiriatti.

 La rassegna stampa sull’inchiesta:

- Il Giornale di Reggio: La denuncia sui lavori della Tav, i costi sono lievitati dell’800% in dieci anni
- Prima Pagina: I costi della stazione Tav smentiscono il sindaco. Inchiesta del giornalino studentesco fa le pulci ai conti del progetto
- ReggioNelWeb: L’inchiesta degli studenti smentisce il sindaco Delrio. Cortocircuito porta alla luce tutto sui costi della stazione Tav
- ReggiOnline: Costi e ritardi, la Tav sospesa tra inferno e paradiso. Il giornalino Cortocircuito ha realizzato un’inchiesta che punta a fare chiarezza

La rassegna stampa sulla replica:

Il Giornale di Reggio: Costi Tav, Delrio ammette: «Non c’è trasparenza». Il sindaco controreplica a Cortocircuito e scarica l’aumento sulla giunta Spaggiari
ReggioNelWeb: Delrio scarica tutto sulla Spaggiari. Il sindaco replica sull’aumento dei costi dell’Alta Velocità, ma non convince
Il Resto del Carlino: Vele di Calatrava, Delrio: «Presto tutte le spese on line». Il sindaco ammette: «Rispetto al progetto iniziale i costi sono effettivamente aumentati»
Prima Pagina: Delrio ora ammette: «Rispetto alla previsione della giunta Spaggiari c’è stato un aumento». Il sindaco risponde a Cortocircuito

Collegati:

Repubblica.it pubblica una sintesi della nostra video-inchiesta sulla stazione Mediopadana
Delrio replica all’inchiesta sulla stazione Mediopadana
Le foto dell’intervista al sindaco Graziano Delrio (21 marzo 2012)
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Altri documenti: le delibere comunali sui costi dei ponti dei Calatrava
«Costi lievitati anche a causa del parassitismo». La testimonianza dell’ex resp. comunicazione del cantiere Tav di Reggio by Elia Minari

Aggiornamenti:

«La Mediopadana il 4 ottobre non sarà pronta». Le voci di alcuni addetti ai lavori by Elia Minari
«Ho conosciuto la mafia nel cantiere Tav di Reggio Emilia». Parla il Presidente della Camera di Commercio Bini 
(video)

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Le nostre video-inchieste:

- «Il referendum sull’acqua non sarà rispettato». Video-inchiesta nella città leader del referendum: Reggio Emilia 
- Posso entrare? Video-inchiesta sulle discoteche reggiane
- Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio sull’immigrazione (partendo dai luoghi comuni)
- Video-inchiesta: il Parmigiano Reggiano grazie agli indiani

(18 Aprile 2012)

Vittoria Giunti, la partigiana che combatteva la mafia

mercoledì, febbraio 29th, 2012

Gaetano Alessi (a destra) intervistato da Elia Minari

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 29 Febbraio 2012]

«Non voleva che ci parlassimo, ma che ci capissimo. Era gentile, intelligente, indipendente, rivoluzionaria. Vittoria Giunti è rimasta partigiana sempre, nel cuore e nello spirito, col germe del dubbio, con la voglia di contaminarsi e confrontarsi anche con chi d’anni ne aveva vissuti molti meno di lei».

Quando Gaetano Alessi incontra Vittoria Giunti per la prima volta lui è un ventenne con la sete di giustizia, lei un’anziana signora che ha fatto la storia. Oggi, a distanza di sei anni dalla scomparsa della donna che gli ha cambiato la vita, Alessi continua a portare in giro per l’Italia la testimonianza del loro incontro, racchiusa nel libroLe eredità di Vittoria Giunti”. Così è avvenuto sabato (25 Febbraio 2012, ndr) alla biblioteca “Salvemini” di Scandiano, alla presenza di Giulia Iotti, assessore alla cultura del comune di Scandiano ed intervistato da Elia Minari del giornalino-blog studentesco “Cortocircuito”. continua a leggere …

Il futuro del Parmigiano Reggiano è in mano ai Sikh

domenica, febbraio 26th, 2012

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 25 Febbraio 2012]

«Se non ci fossero gli indiani le attività di produzione del Parmigiano Reggiano sarebbero andate un po’ in crisi». Ad ammetterlo è Graziano Salsi, presidente della cooperativa CILA di Novellara. La sua è una delle più grandi aziende agricole di allevamento di bovini dell’Emilia Romagna, ogni giorno produce 350 quintali di latte. Quasi tutti i lavoratori delle sue stalle sono stranieri. La maggior parte provengono dall’India, ma ci sono anche tunisini, pakistani, macedoni e marocchini.

Sveglia prima dell’alba: alle quattro del mattino iniziano i lavori per la prima mungitura, poi si puliscono le stalle. Nel primo pomeriggio si procede già con la seconda mungitura. Un lavoro duro e dettato da tempi inflessibili, domeniche e giorni festivi non esistono. Così è scandita la giornata dei lavoratori della comunità indiana dei Sikh. Sono una minoranza religiosa monoteista e provengono dalla regione indiana del Punjab, la terra dei cinque fiumi, per certi aspetti simile alla pianura padana. Le stesse distese lunghe e fertili, con le montagne sullo sfondo. E poi l’etica di due popoli infaticabili.

(QUI IL CORTOMETRAGGIO)

Hanno cominciato ad arrivare a Novellara nei primi anni ’90. Lavorando duramente, si sono conquistati la fiducia della comunità che li ha accolti in modo positivo. Fin dall’inizio hanno trovato lavoro soprattutto nelle stalle, nei caseifici e nei campi. Ma ora, dopo aver fatto figli e contratto un mutuo per comprarsi casa, alcuni di loro hanno deciso di aprire un’azienda agricola in proprio. Da dipendenti a padroni. Spesso danno da lavorare ai loro connazionali appena arrivati. Invece la seconda generazione, figlia dei primi immigrati, ha studiato nelle nostre scuole e giustamente preferisce fare lavori meno duri.

I Sikh a Novellara sono un esempio di integrazione perfettamente riuscita. Appena fuori dal paese hanno edificato anche il tempio “Gurdwara”, uno dei più grandi d’Europa. «Abbiamo comprato la terra e ogni indiano ci ha messo una parte dei suoi risparmi», ci riferisce orgoglioso Avtar Singh, che da oltre 20 anni lavora nelle stalle reggiane. Singh però ammette che il lavoro nelle stalle è molto duro e i malanni quotidiani sono tanti. «Non si può fare questo lavoro fino a 70 anni. Altrimenti uno muore prima della pensione», continua a leggere …

«E’ vero, tanto è cambiato ma i tabù sono gli stessi»

mercoledì, febbraio 22nd, 2012

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 22 Febbraio 2012]

«Mi sono accorto di essere omosessuale verso i dodici anni, in seconda media. Durante l’ora di educazione fisica guardavo le gambe dei miei compagni, di quelli più belli, naturalmente. L’ho capito di colpo, con chiarezza: mi piacciono i ragazzi». Un incipit che compie vent’anni e fa ancora scalpore.

In occasione del ventunesimo anniversario dalla pubblicazione, “Ragazzi che amano ragazzidi Piergiorgio Paterlini uscirà in tredicesima ristampa per Feltrinelli. Ancora uno dei pochi libri che in Italia e in Europa rappresenta e racconta l’infanzia e l’adolescenza dei ragazzi omosessuali. Attraverso le “confessioni” degli adolescenti stessi.

Nella nuova edizione le dodici storie originali saranno introdotte da due testi scritti appositamente dall’autore per questa edizione speciale, due testi che tentano di riassumere e assimilare le evoluzioni politiche e sociologiche degli ultimi due decenni. Cercando di raccontare soprattutto la storia del rapporto fra questo libro e i suoi lettori, tra l’avvento della tecnologia e la radicata autorità dei tabù.

- Nel 1991 come è nato “Ragazzi che amano ragazzi”?

«Ho pensato di scrivere il libro che avrei voluto trovare in libreria, ma non esisteva ancora. A quel tempo se si parlava di adolescenti li si supponeva tutti eterosessuali, continua a leggere …

Viaggio nell’inferno di chi non ha nulla

lunedì, febbraio 20th, 2012

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 7 Febbraio 2012]

Negli occhi dei senza tetto si nasconde il freddo più intenso. Emergono storie difficili a credere. La Caritas di via Adua alle cinque di domenica pomeriggio s’affolla. La fila davanti ad un pasto caldo unisce tanti volti e tante vite. Extracomunitari, padri di famiglia, vedove, bambini, anziani, uomini soli, disoccupati.

Carlo Stefani è un cinquantenne emiliano. Ha perso il suo lavoro fisso come camionista l’estate scorsa, si nutre quotidianamente in mensa. «Ho sempre vissuto dignitosamente, non avrei mai pensato di ridurmi così», confessa amareggiato. L’attuale crisi economica ha stroncato il suo presente. La causa di divorzio dalla sua seconda moglie lo ha privato degli ultimi risparmi. Sebbene tutte le patenti di guida conseguite e gli anni d’esperienza in Italia e all’estero, è costretto a vivere nella sua Ford Focus, senza un impiego. «Se mi chiamassero a lavorare a Dubai domani, andrei. Non ho paura di vivere lontano. In Italia a cinquant’anni non trovo più lavoro». Nelle parole di Carlo si percepisce tutto il pudore e l’imbarazzo di presentarsi in quanto nullatenente. «Ci sono stati periodi della mia vita in cui guadagnavo sei milioni al mese e cambiavo auto ogni quattro anni. Oggi non ho niente e nessuno. Questi sono gli unici vestiti che ho».

Nino è emigrato dalla Giordania, da sei anni vive per strada, dopo essere stato costretto a cedere la sua attività alla moglie in fase di separazione. «Stasera andrò a dormire alla stazione di Ferrara. La stazione di Reggio è troppo fredda. Non c’è una sala d’aspetto allestita». continua a leggere …

Una spaghettata antimafie per il giornalista sotto protezione (articolo+intervista)

giovedì, febbraio 9th, 2012

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 5 Febbraio 2012]

Dal ventidue dicembre la vita di Giovanni Tizian, collaboratore del gruppo l’Espresso, è cambiata. Due giorni prima della vigilia di Natale, oltre alle consuete telefonate di auguri da parte di familiari ed amici, Tizian ha ricevuto una telefonata sicuramente meno desiderata. Dall’altro capo della linea c’era il procuratore capo di Modena Zincani che gli annunciava la decisione di assegnarli due uomini di scorta.

Ora, che tutto è diventato più difficile, per non farlo sentire solo e per esprimergli solidarietà, in tanti sono accorsi alla spaghettata antimafie organizzata dell’Anpi in collaborazione con “Libera. Associazioni nomi e numeri contro le mafie”, ieri all’oratorio Helder Camara di San Polo.

Friselle pugliesi, polenta fritta, erbazzone reggiano, spaghetti: prelibatezze del sud e del nord, prodotti quasi tutti provenienti dalle terre confiscate alla mafie, coltivate da aziende agricole sociali d’agricoltura biologica. «Consumare i prodotti dei terreni confiscati alle mafie è un segnale importantissimo», ha sottolineato Annalisa Duri del coordinamento di Libera Reggio. «Spesso le terre dei mafiosi una volta confiscate vengono abbandonate. Questa è una sconfitta per lo stato e così la gente può dire “meglio quando c’era il mafioso”. Acquistando i prodotti di queste terre si ridà speranza alla faccia pulita dell’Italia».

Dopo pranzo, Tizian ha parlato di “Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea” edito da Round Robin. 300 pagine con fatti, nomi e cognomi. continua a leggere …

Il prof. Giorgio Prodi smentisce i luoghi comuni sulla Cina

sabato, gennaio 28th, 2012

Giorgio Prodi (a destra) intervistato da Elia Minari

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 28 Gennaio 2012]

Sembrava lontana e si è avvicinata a passi da gigante. La Cina del XXI secolo sta scalando la classifica globale e quotidianamente fa acquisti nel mondo occidentale in crisi. Compra banche, aziende storiche in crisi e titoli di stato dei nostri paesi. Il professor Giorgio Prodi, docente e ricercatore di economia all’Università di Ferrara e membro dell’osservatorio Asia, ha cercato di spiegare i motivi di tale successo in un partecipato incontro dal titolo “Italia-Cina”, lunedì alla Gabella di via Roma.

«Negli ultimi 30 anni la Cina ha accumulato risorse, esportando molto di più di quanto importasse», ha esordito Prodi. «Grazie anche ad un alto tasso di risparmio di famiglie ed imprese, può ora fare grandi investimenti in tutto il globo. La Cina fa acquisti dall’Australia all’Africa, dagli Stati Uniti all’Europa».

Giorgio Prodi, con grafici e dati alla mano, ha ripercorso in modo rigoroso le tappe fondamentali del successo cinese. Già dal nome “Cina”, che in lingua madre significa “paese di mezzo”, si può comprendere bene la concezione cinese del mondo: “noi siamo al centro del pianeta, gli altri si devono adeguare”. Infatti, ha spiegato Prodi, lo sviluppo economico è stato possibile anche grazie al nazionalismo, che oggi costituisce il fattore centrale della politica cinese. A differenza del comunismo, ormai rimasto solo sulla carta.

«Spesso l’economia cinese – ha proseguito il figlio dell’ex Presidente del Consiglio – nel nostro paese viene avvertita come una minaccia. La realtà però è diversa. Ad esempio, i cinesi hanno permesso a molto aziende italiane di continuare ad essere competitive. A differenza di quanto si crede, l’economia di Prato senza i cinesi sarebbe morta. Perché senza gli immigrati dagli occhi a mandorla, Prato non avrebbe retto la concorrenza del mercato globale».

L’articolo de “Il Giornale di Reggio” di Della Porta

«Affinché il nostro paese possa trarne notevoli vantaggi – ha continuato - occorre migliorare le relazioni economiche, ma anche quelle culturali. Possiamo vendere ai cinesi prodotti di alta qualità. Infatti oggi l’Italia esporta in Cina soprattutto prodotti della meccanica. Dobbiamo valorizzare questi settori e non demonizzarli come si è fatto negli ultimi anni. A dire il vero in Cina esportiamo anche rifiuti, in particolare quelli industriali».

Quando gli viene chiesto se in Cina si prevedono rivolte come nel nord Africa, Giorgio Prodi è dubbioso: «Non credo. Il governo di Pechino, anche grazie allo straordinario sviluppo economico, gode di grande consenso tra i suoi cittadini. Anche se in occasione delle ribellioni africane il governo di Pechino ha innalzato il livello di guardia e intensificato i controlli».

Ci lamentiamo del fatto che i cinesi producano falsi? «Dovremmo incominciare dal nostro paese. L’Italia è il secondo produttore mondiale di falsi». Un altro luogo comune: «Si protesta per la concorrenza sleale dei loro prodotti? I due terzi delle esportazioni cinesi – ha concluso il prof. Prodi – sono opera di aziende occidentali con filiali in Cina».

L’incontro, coordinato da alcuni ragazzi del giornalino studentesco “Cortocircuito”, fa parte degli eventi promossi da “Gabella” nell’ambito della scuola di etica e politica “Giacomo Ulivi”. Il prossimo appuntamento sarà il primo febbraio: l’ex pm di Mani Pulite Gherardo Colombo incontrerà la cittadinanza in Sala del Tricolore.

Elia Minari (collaboratore giornalino studentesco Cortocircuito)

[evento del 23 Gennaio 2012]

QUI un’altra foto della serata.

Il folto pubblico in Gabella per l’incontro con il prof. Giorgio Prodi

 

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Vedi anche:

Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio sull’immigrazione (partendo dai luoghi comuni)
- Malainformazione: i luoghi comuni dell’informazione, ovvero la scomparsa dei fatti (video)

Incontro con Giovanni Impastato, il video

sabato, gennaio 21st, 2012

Pubblichiamo un video di sintesi dell’incontro pubblico con Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato, giornalista e attivista ucciso dalla mafia.

L’evento, che si è tenuto il 25 Maggio 2011 nella centralissima Piazza Casotti, è stato un successo di pubblico.

L’incontro, promosso in collaborazione con il Consorzio Romero e Gabella, è stato condotto da Elia Minari del giornalino studentesco Cortocircuito e dei “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie”. L’assessore Franco Corradini del Comune di Reggio Emilia ha fatto i saluti iniziali.

Nostro padre e i suoi fratelli, tutti mafiosi” ci ha spiegato Giovanni Impastato “erano per noi delle figure protettive, ma tutto finisce quando lo zio Manzella viene ucciso”, “lì Peppino inizia a riflettere”. L’incontro si è concluso con l’elenco – commovente anche per Impastato – di tutti i giornalisti uccisi.

La Redazione di Cortocircuito

 

 

Se non visualizzi il video clicca qui.

Qui la foto completa

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Leggi anche:

5 azioni che ogni cittadino può fare contro le mafie by Elia Minari, Nuccia Ciambrone, Gianluigi Iembo e altri
Giovani per la legalità: libro + dvd

Giorgio Prodi, Gherardo Colombo e Libera: tre incontri pubblici

sabato, gennaio 21st, 2012

Segnaliamo alcuni eventi della scuola di etica e politica “Giacomo Ulivi”, promossa da Gabella, organizzati in collaborazione con il giornalino studentesco Cortocircuito.

 

Lunedì 23 Gennaio 2012 – ore 21 – Gabella
CINA E ITALIA – ECONOMIA E CULTURA
Incontro con GIORGIO PRODI
Ricercatore in economia applicata all’Università di Ferrara, membro del comitato scientifico di Osservatorio Asia. Le sue attività di ricerca si concentrano attualmente sull’impatto delle economie asiatiche sul sistema produttivo italiano. L’incontro sarà coordinato da alcuni ragazzi di Cortocircuito. QUI foto e articolo della serata.

 

Mercoledì 1 Febbraio  2012 – ore 20.30 – Sala del Tricolore
LE REGOLE DELLA DEMOCRAZIA
Incontro con GHERARDO COLOMBO

alcuni di noi ad un evento antimafia

Ex magistrato italiano, attualmente ritiratosi dal servizio, divenuto famoso per aver condotto o contribuito a inchieste celebri quali la scoperta della Loggia P2, il delitto Giorgio Ambrosoli, Mani pulite, i processi Imi-Sir, Lodo Mondadori e Sme. L’incontro, patrocinato dal Comune di Reggio Emilia, sarà introdotto da alcuni ragazzi del giornalino studentesco Cortocircuito e dei “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie”. Rinviato causa neve al 3 maggio: QUI foto ed articolo della serata.

 

Inoltre: Sabato 28 Gennaio 2012 – ore 20 – Parco Pertini, Cavriago
CENA-INCONTRO DI SOLIDARIETA’ DI LIBERA
Menù tradizionale con prodotti di terreni confiscati alle mafie. Interverranno Enrico Bini, Presidente della Camera di Commercio di Reggio Emilia, rappresentanti di “Libera”, del giornalino Cortocircuito e dei “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie”. QUI le foto della serata.

La Redazione di Cortocircuito

Che ve ne frega?

sabato, gennaio 21st, 2012

“Meditate che questo è stato:/vi comando queste parole./Scolpitele nel vostro cuore,/stando in casa andando per via,/coricandovi alzandovi;/ripetetele ai vostri figli./O vi si sfaccia la casa,/la malattia vi impedisca/i vostri nati torcano il viso da voi.”
(Primo Levi – Se questo è un uomo)

Quando vi fanno pensare alla Shoah, il 27 di gennaio, il Giorno della Memoria, pensate alle dita incancrenite per il freddo, rigide e scure, suppuranti, alle ginocchia spigolose ed infiammate, al bacino incavo tra le anche puntute sotto la pelle tesa, alle costole in vista;
pensate alla testa rapata; pensate alle orecchie rosse per il gelo;
pensate agli occhi privi di espressione e poi ditemi se parlo di un uomo o di una carcassa: ditemi se questo è un uomo!
Per qualcuno erano numeri tatuati e niente altro.

Che ve ne frega? Forse sì, tra voi c’è ancora qualcuno che li ritiene solo numeri, lontane ombre del passato delle quali può fare volentieri a meno, alle quali non vuole dedicare neanche cinque minuti dei suoi pensieri, neppure il 27 gennaio. Eppure io non so se sono tanto crudele da augurarvi cinque minuti di quel che passarono i deportati. Io ci penso spesso.

Se non lo avete ancora capito vorrei che pensaste, come persone, individui, uomini, perché i numeri non pensano, le masse non ragionano e controllare una cosa è più semplice che controllare tante menti; per i menefreghisti, state pur certi che troverete qualcuno che vi userà, ammesso che non stia già succedendo, perché la presunzione odierna è un’ottima armatura solo fin quando l’acqua non vi arriva alla gola ed allora affogherete. Altrettanto, assuefarsi al degrado ed accettarlo è un peso destinato a schiacciarvi, perciò pensate alle vittime dei nazifascisti ed a cosa simboleggiano.

Invito anche i giovani “fascistelli” ed i neo-nazisti a guardare in viso il feto morto, figlio dei loro eroi, perché si vergognino del loro feticismo per le uniformi, per il culto della violenza, per la mentalità retrograda, maschilista ed anti-democratica, per le quali portano avanti miti dei quali non comprendono neanche origini e crimini. E tali crimini basterebbero ad allontanarne una persona. continua a leggere …

5 azioni che ogni cittadino può fare contro le mafie

domenica, dicembre 25th, 2011

Nella lotta alle mafie certamente le istituzioni possono fare molto, ma cosa può fare un semplice cittadino privo di responsabilità istituzionali o politiche? Cosa può fare colui che non è né magistrato, né poliziotto, né parlamentare? Colui che magari pensa con rassegnazione di essere “condannato” alla parte di spettatore o, nel migliore dei casi, alla parte di tifoso. Ci siamo sentiti porre questa domanda numerosissime volte, per questo abbiamo deciso di cercare di dare una risposta più chiara, attraverso cinque semplici azioni che ogni cittadino può attuare ogni giorno contro le mafie. Si tratta di semplici azioni nate da ciò che abbiamo imparato in questi anni, dalle nostre riflessioni, ma sono aperte anche alle vostre proposte e ai vostri suggerimenti (scrivi@cortocircuito.re.it).

Queste cinque azioni contro le mafie servono anche per smettere di lamentarsi soltanto, per smettere di delegare sempre agli altri. La magistratura e le forze dell’ordine svolgono un ruolo sicuramente indispensabile, ma non è sufficiente! Serve l’impegno di tutti noi, con piccoli gesti, che possono però creare seri problemi alle organizzazioni mafiose. Perché le mafie prosperano anche grazie ai nostri silenzi e alla nostra indifferenza.

A questo proposito, negli ultimi anni Falcone e Borsellino ci sono stati presentati troppo spesso come degli eroi-martiri solo da commemorare. Quest’immagine è fuorviante. Falcone e Borsellino non sono eroi, sono uomini che facevano il loro dovere, morti da uomini liberi. Chiamarli eroi si sposa con il distanziare il loro percorso con il nostro, si sposa con la deresponsabilizzazione del cittadino, si sposa con il delegare agli altri.

Per questi motivi, come gruppo “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie” e come redazione di “Cortocircuito”, web-tv e giornale studentesco indipendente di Reggio Emilia (www.cortocircuito.re.it) negli ultimi quattro anni abbiamo realizzato cortometraggi, video-inchieste, interviste e diverse iniziative antimafia, per cercare di sensibilizzare la cittadinanza sulla presenza delle mafie nella nostra città. E per invitare i nostri coetanei a uscire dall’indifferenza. 

Ecco le nostre 5 azioni:

- PRIMA AZIONE: INFORMARSI IN MODO CRITICO. E’ fondamentale informarsi ed informare, se non si conosce un fenomeno non si è in grado di fronteggiarlo e di combatterlo adeguatamente.
Tuttavia si tratta di un compito non facilissimo. I media spesso sono condizionati da molteplici aspetti di convenienza editoriale e politica. Inoltre sono diversi i casi in cui la stampa tende a derubricare probabili fatti di mafia ad atti di vandalismo o a “fenomeni elettrici”. Per questo è fondamentale, oltre a informarsi di piùinformarsi da più fonti; solo in questo modo è possibile formarsi un’idea più veritiera possibile su un determinato fatto. Informandovi da più fonti riuscirete ad essere giornalisti di voi stessi!
Inoltre è importante non prendere nessuna fonte, dal servizio televisivo all’articolo di giornale, come oro colato, ma non considerare una verità assoluta neanche un video di “youtube”. Essere quindi curiosi, ma anche dubbiosi.

- SECONDA AZIONE: CONSUMARE IN MODO CRITICO. E’ possibile acquistare i prodotti delle terre confiscate alle mafie, gestite prevalentemente da cooperative sociali di agricoltura biologica, riunite a livello nazionale da “Libera Terra”. E’ un segnale importantissimo perché spesso le terre dei mafiosi una volta confiscate vengono abbandonate: questa è una sconfitta per lo Stato e così la gente può dire “meglio quando c’era il mafioso”.
Inoltre si possono acquistare i prodotti nei negozi che aderiscono ad “Addiopizzo”, anche al nord. A Milano, per la Direzione Distrettuale Antimafia, oltre cinquemila commercianti pagherebbero il pizzo. Consumando in maniera critica è come se andassimo a votare ogni volta che facciamo la spesa.
E’ anche importante ricordare che ci vuole qualche cautela in più nel caso di ristoranti, pizzerie, imprese e negozi sorti improvvisamente con evidente impegno di consistenti capitali. Non sono pochi i casi in cui, anche nel nostro territorio, ci si è scontrati con luoghi coinvolti in azioni di riciclaggio di denaro mafioso.
Infine, anche se può sembrare scontato e anche se molte volte non è un fatto collegato alle mafie, bisogna sempre farsi fare lo scontrino, perché diversi commercianti “si dimenticano” di farlo.

- TERZA AZIONE: PARTECIPARE AL VOTO. Se non si sceglie si lascia che altri scelgano per noi. La mafia spesso offre i suoi pacchetti di voti alle elezioni: dalle comunali alle europee, per questo occorre partecipare al voto, incluso quello referendario. E’ importante cercare di scegliere i candidati “più puliti”, perché le mafie non sono ne’ di destra ne’ di sinistra, spesso puntano sul cavallo vincente. Indicare la preferenza è fondamentale, perché meno elettori usano il proprio voto di preferenza più facile sarà per pochi elettori vicini a un’organizzazione mafiosa fare entrare, ad esempio, in un consiglio comunale il proprio candidato.

- QUARTA AZIONE: NON ACCETTARE SCORCIATOIE. Per combattere le mafie, bisognerebbe imparare a dire no alle tante scorciatoie che la vita offre ogni giorno, ai favori, alle raccomandazioni, preferendo “al puzzo del compromesso morale, il fresco profumo della libertà”, come auspicava il giudice Paolo Borsellino.

- QUINTA AZIONE: DENUNCIARE-PARTECIPARE. L’indifferenza è compromesso. Il silenzio degli onesti è il pericolo maggiore che ci sia per la democrazia. Noi crediamo che ogni cittadino possa fare la sua parte, anzi debba fare la sua parte, contro il radicamento mafioso nella nostra città. Perché come dice il secondo paragrafo dell’articolo 4 della nostra bella Costituzione “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” Quindi l’indifferenza è incostituzionale!

Occorre uscire dal silenzio e prendere parola. Perché una libertà passiva non esiste, la libertà va esercitata ogni giorno, per lei occorre spendersi.

Inoltre chi lavora in istituti di credito, chi è notaio, chi è proprietario di immobili, aziende, imprese, ecc… può fare di più. Ci siamo spesso chiesti come si comportino questi cittadini quando si accorgono che il denaro trattato potrebbe essere frutto di reati di mafia. Vogliamo credere che sceglierebbero di perdere un cliente, un’occasione di lavoro, di vedere sfumare un affare, con la soddisfazione di aver dato un contributo al prevalere della società degli onesti su quella dei criminali. E’ sufficiente che siano indifferenti alla provenienza dei soldi perché il risultato sia esattamente l’opposto.

Adesso non abbiamo più scuse, non possiamo più dire “non lo sapevo”. Perché solo il coraggio degli onesti può riaccendere la speranza, capendo che con le mafie non può esserci futuro. Aspettiamo i vostri suggerimenti e le vostre proposte per migliorare insieme queste cinque azioni (scrivi@cortocircuito.re.it).

 

Elia Minari, Nuccia Ciambrone, Gianluigi Iembo, Federico Marcenaro, Luca Gemmi, Andrea Franzoni, Alberto Masssari, Francesca Montanari, Matteo Davoli, Francesco Chiriatti, Marco Pisi, Riccardo Pelli, Pietro Montorsi, Francesco Giglioli, Valentina Barbieri, Gabriele Manici, Aya Radwan e  Xhesika Shkurti.

“Giovani a Reggio Emilia contro le mafie” e redazione di Cortocircuito, web-tv e giornale studentesco di Reggio Emilia.

(aggiornato il 23 Marzo 2013)

 

 

Bibliografia: “La convergenza” di Nando dalla Chiesa, “La giustizia è una cosa seria” di Antonio Nicaso e Nicola Gratteri, “Sulle regole” di Gherardo Colombo, “Nomi, cognomi e infami” di Giulio Cavalli, “Nel labirinto degli dei” di Antonio Ingroia.

La legalità non è una limitazione della libertà, ma l’unica strada per raggiungere davvero la libertà”.
Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

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Vedi anche:

Cosa possiamo fare contro le mafie? 5 azioni possono fare la differenza! (video)
Libera rilancia a livello nazionale le nostre 5 azioni contro le mafie

- Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio sull’immigrazione
- Malainformazione: i luoghi comuni dell’informazione, ovvero la scomparsa dei fatti

Video-inchiesta: il Parmigiano Reggiano grazie agli indiani

giovedì, dicembre 15th, 2011

Se non visualizzi il video clicca qui.

L’intera filiera produttiva del Parmigiano Reggiano, simbolo di Reggio Emilia nel mondo, oggi è quasi esclusivamente nelle mani degli immigrati, in particolare indiani.
Siamo andati ad intervistare Graziano Salsi, Presidente della cooperativa CILA di Novellara, una delle più grandi aziende agricole di allevamento di bovini dell’Emilia Romagna e uno dei lavoratori indiani di questa cooperativa.

Il video mostra l’integrazione economica e culturale della comunità indiana che vive e lavora nella bassa reggiana. Un valido esempio è il tempio indiano Sikh di Novellara (RE), il più grande in Italia e il secondo in Europa.
Questo cortometraggio è stato realizzato in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia nell’ambito del progetto europeo SPARDA, che ci ha permesso di vedere la nostra città sotto un’altra prospettiva. L’inchiesta è stata realizzata da Mariangela Santucci, Chiara Cigarini e Elia Minari, con la collaborazione di Gianluigi Iembo.

La Redazione del giornalino studentesco Cortocircuito

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Vedi anche:

- Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio sull’immigrazione (partendo dai luoghi comuni)
- Il futuro del Parmigiano Reggiano è in mano ai Sikh (articolo)
- Malainformazione: i luoghi comuni dell’informazione, ovvero la scomparsa dei fatti (video)
- Stranieri vittime dell’ignoranza (articolo)
- “Padroni di niente ma servi di nessuno”. L’immigrazione figlia delle politiche coloniali by Matteo Davoli (articolo)

(15 Dicembre 2011)

Intervista flash a Travaglio sulla trattativa mafia-politica

giovedì, dicembre 15th, 2011

Dopo aver realizzato una video-intervista completa sulla libertà d’informazione (vedi qui) abbiamo ricontattato il giornalista Marco Travaglio per un’altra intervista, questa volta molto breve, sulla famosa trattativa mafia-politica. Sullo stesso argomento abbiamo intervistato anche il Procuratore Antimafia di Palermo Antonio Ingroia, titolare di molti processi legati alle stragi del ’92 (vedi qui).

- Se una trattativa tra Stato e mafia vi fu, secondo lei chi coinvolse nell’ambito della politica?

Aspettiamo che ce lo dica la magistratura. Si parla di più trattative, una fatta dai governi ultimi di Pentapartito: Amato e Ciampi, non da tutti i governi ma da elementi di quei due governi e un’altra fatta da quelli che sono venuti dopo: Berlusconi, Dell’Utri, ecc. Se poi si troveranno le prove di reati ovviamente le procure di Caltanissetta, Palermo e Firenze ci stanno lavorando.

- A proposito del senatore Marcello Dell’Utri, come rientra nella trattativa?

Dell’Utri ha una condanna in appello per mafia, quindi è uno che per trent’anni è stato il referente presso la mafia per conto di Berlusconi. Se poi inventa un partito nel ‘93 credo che la mafia è contenta, no?

- Grazie mille per la disponibilità. E’ stato un grandissimo piacere.

Intervista realizzata dalla Redazione di Cortocircuito. Di questa intervista, come di tutte le altre, abbiamo la registrazione audio integrale.

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Leggi anche:

- Intervista al giornalista Marco Travaglio sull’informazione in Italia
- 5 azioni che ogni cittadino può fare contro le mafie by Elia Minari, Nuccia Ciambrone, Gianluigi Iembo e altri

Educare alla fatica

giovedì, dicembre 15th, 2011

L’ozio è il padre di tutti i vizi. Questa massima ci segue da millenni. Fin dall’antichità, anzi, più nel passato che oggigiorno, viene ripetuta. *

L’esperienza e la storia mi hanno insegnato che è nella miseria e nelle avversità che si mostrano i migliori sentimenti. Quando non si ha nulla da perdere e si riesce a capire la sofferenza altrui, viene più naturale e spontanea la condivisione, la perseveranza e la benevolenza. Quando manca il necessario non viene meno la forza d’animo, ciò che non si vede è lo scoramento. Chi non ha niente sa che deve agire per non soccombere, è la classica storia del: o si nuota o si affoga.
Quando, invece, si ha garantito tutto l’indispensabile, non si agisce più per il crescere assieme di pari passo, ma si inizia a sgomitare per ottenere di più. Perché il necessario non ci basta? Perché vogliamo sempre di più? Avendo cibo, acqua e vestiti, dovremmo essere contenti, perché, allora, non riusciamo ad essere lieti?

Epicuro risponde, dicendo che il nostro è un errore di valutazione: avendo garantito ciò che è basilare, iniziamo a considerare necessario ciò che non lo è, ciò che è solo un di più che, se c’è, ben venga, ma se manca non deve essere causa di dispiacere per noi. La nostra infelicità sarebbe, dunque, causata dall’affannarci ad inseguire a tutti i costi cose di cui possiamo fare a meno. Perché perseveriamo in questo errare?

Ho già riportato, in un’altra riflessione, la risposta di Ennio Flaiano, ossia che noi cerchiamo la felicità, ma è inutile poiché essa non appartiene a questo mondo. Aggiungo, io, che la felicità è di sua natura non durevole: è uno stato di esaltazione che ci agita e ci agita, è una sorta di orgasmo spirituale-mentale, destinato a svanire nell’arco di poco tempo. Io sono una persona che ha avuto molte soddisfazioni, molte occasioni di grande felicità, tuttavia non mi sento contenta, ne cerco di nuove, inseguo altri sogni e altri progetti che facciano vibrare la mia anima di mille emozioni, sperando di poster raggiungere quella più inebriante, quella della felicità. continua a leggere …

4 nuovi video per la legalità, contro le mafie

domenica, dicembre 11th, 2011

Pubblichiamo quattro video che documentano alcune attività da noi recentemente realizzate:

- Il primo video documenta alcuni estratti dell’incontro pubblico del 29 Novembre 2011 ad Albinea (RE) con Nicola GratteriProcuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, ed Antonio Nicasostudioso e scrittore, nonché uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta a livello internazionale.
Nel video il Procuratore Gratteri spiega, portando il chiaro esempio di un supermercato della ‘ndrangheta, di come “le mafie non producano ricchezza e neppure lavoro“. Inoltre il Prof. Nicaso ci mette in guardia: “in Italia le mafie non le abbiamo mai combattute, perché non abbiamo mai voluto combatterle”, abbiamo combattuto solo la “macelleria criminale”, i poveracci, aggiungendo “chi ancora può credere che il capo della mafia sia Totò Rina o Bernardo Provenzano? .. se questi fossero stati i capi della mafia li avremmo già distrutti da tanto tempo”.
Inoltre chiariscono “i mafiosi quando sono venuti al nord sono entrati in certi ambiti perché qualcuno ha aperto loro la porta, perché qualcuno non ha saputo dire no ai soldi e ai voti delle mafie”.
L’incontro è stato introdotto da Elia Minari del Giornalino studentesco Cortocircuito e dei “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie”. Noi continueremo a combattere le mafie prendendo parola e utilizzando lo strumento della cultura, unica pistola sfuggita dalle mani della mafia. QUI il video.

- Il secondo video: brevi discorsi improvvisati di Nuccia Ciambrone ed Elia Minari per presentare le attività dei “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie” e del Giornalino studentesco Cortocircuito, in occasione della serata “In-patto” del 5 Novembre 2011 in piazza Martiri del 7 Luglio a Reggio Emilia. Evento organizzato insieme al gruppo “Quanto Basta”. QUI il video.

- Il terzo video è l’intervista -da noi realizzata- a Piercamillo Davigoex pm del pool “Mani Pulite” e uno dei massimi esperti di corruzione. Attualmente è Giudice alla Corte Suprema di Cassazione. QUI il video.

- Infine, il quarto, è un video shock: dopo aver inaugurato la targa in memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ai Giardini di Reggio Emilia, ci si avvicina un ragazzo originario della Sicilia che ci dice “Provenzano faceva lavorare i giovani, faceva solo appalti.” Ma la realtà è molto diversa… Come ci ha spiegato più volte il Procuratore Antimafia di Reggio Calabria Gratteri, nella mafia -se si entra poveri- se ne esce morti o morti di fame. Inoltre la mafia quando ti dà un lavoro ti toglie tutto il resto: i diritti, e soprattutto la dignità. QUI il video.

Tutte le riprese sono state fatte da Federico Marcenaro del Giornalino studentesco Cortocircuito.

La Redazione di Cortocircuito

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Vedi anche:

5 azioni che ogni cittadino può fare contro le mafie by Elia Minari, Nuccia Ciambrone, Gianluigi Iembo e altri
- Giovani per la legalità: libro + dvd
- Video-intervista a Nicola Gratteri, Procuratore Antimafia di Reggio Calabria
- Intervista a Antonio Nicaso, esperto internazionale di ‘ndrangheta

(11 Dicembre 2011)

La realtà distorta e capovolta dai luoghi comuni

martedì, novembre 22nd, 2011

Per luoghi comuni spesso si intende “i giovani di oggi non sono come quelli di una volta” o “le donne non sanno guidare”. In questo articolo invece quando parliamo di luoghi comuni non ci riferiamo a queste stupide frasi fatte, ma ai luoghi comuni frutto di un’informazione distorta, che finisce spesso per capovolgere la realtà, offuscando i fatti ed i dati.

L’opinione pubblica risulta confusa da questo tornado mediatico formandosi opinioni del tipo “gli incidenti stradali mortali negli ultimi trent’anni sono aumentati”, “la maggior parte degli immigrati arriva in Italia via mare con i barconi” o “siamo tutti intercettati”. Queste sono solo alcune delle numerose risposte che abbiamo raccolto ponendo alcune semplici domande a qualche persona intervistata lungo la strada. Quasi sempre, la gente è sicura delle risposte che dà a questo genere di domande, non avendo alcun tipo di dubbio o di esitazione; invece spesso queste risposte sono sbagliate, a volte corrispondono addirittura all’opposto della realtà. Vediamo alcuni esempi.

Gli incidenti stradali mortali negli ultimi trent’anni sono aumentati o diminuiti in Italia? La risposta unanime è stata: “Aumentati!” Una ragazza ci ha spiegato meglio “sono aumentati a causa di alcool e droghe”. Sembra incredibile, ma la realtà è diversa: nel 1980 i morti sulle strade furono 8537, nel 2009 -nonostante l’aumento esponenziale delle auto- sono stati la metà.

E’ vero che la presenza di immigrati aumenta la delinquenza? ”Alla grande!”, così hanno esordito alcuni ragazzi intervistati che non sembrano avere dubbi sull’argomento. I dati però dicono altro: infatti, nonostante la presenza di immigrati in Italia negli ultimi 20 anni sia aumentata vertiginosamente e più di ogni altro Paese europeo (dal 1998 al 2008 la crescita è stata del 246%, fonte Istat), la delinquenza non è aumentata sostanzialmente. Un sondaggio Istat-Ministero degli Interni mostra che nel 2003 si sono commessi lo stesso numero di crimini del 1996 e nel 2007 il numero di reati è stato simile al 1991 continua a leggere …

La notizia dell’assoluzione del senatore Andreotti mi riempie di gioia

martedì, novembre 22nd, 2011

Dopo aver parlato della malainformazione, averne spiegato i meccanismi che vi sono alla base e aver elencato alcuni clamorosi luoghi comuni che ne sono derivati (vedi qui), analizziamo un caso emblematico di malainformazione. Si tratta di una vicenda di cui tutti dovrebbero essere a conoscenza, ma purtroppo non è così. Stiamo parlando di uno dei più importanti e longevi politici italiani, il sette volte Presidente del Consiglio e attuale senatore a vita Giulio Andreotti.

Il 15 ottobre 2004 la Corte di Cassazione pronuncia l’ultima parola sul processo a carico di Andreotti, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa dalla Procura di Palermo. L’ultimo grado di giudizio non fa altro che confermare la sentenza di appello del 2 maggio 2003:

La corte […] dichiara non doversi procedere nei confronti dello stesso Andreotti in ordine al reato di associazione per delinquere, […] commesso fino alla primavera del 1980, per essere lo stesso reato estinto per prescrizione.

Il testo è inconfutabile, di una chiarezza cristallina. Andreotti non è stato assolto. Il più volte presidente del Consiglio ha commesso il reato di associazione per delinquere fino alla primavera del 1980, solo che dopo 23 anni non è più punibile. Non passa molto tempo che scatta l’orgia delle dichiarazioni dei politici e questa semplice verità è soffocata dalla parole. Siamo andati a ripescare alcune dichiarazioni rilasciate all’agenzia Ansa quel giorno:

La notizia dell’assoluzione del senatore a vita Giulio Andreotti mi riempie di gioia anche se non mi coglie di sorpresa, perché da sempre sono stato convinto assertore della sua innocenza. Clemente Mastella

Mi sembra una buona notizia, mi fa molto piacere. Romano Prodi

Desidero esprimere al presidente Andreotti affettuosa solidarietà. Finisce un’odiosa persecuzione. Francesco Storace continua a leggere …

News ottobre-novembre

martedì, ottobre 25th, 2011

- Nel capitolo IV del nuovo libro ‘Il secolo lungo‘ di Margherita Hack e’ stato pubblicato integralmente il testo dell’intervista che Cortocircuito ha fatto alla famosa astrofisica! QUI altre info.

- Matteo Davoli, presidente uscente della “Consulta Provinciale degli Studenti” e collaboratore fisso di Cortocircuito, ci espone la sua idea di “Oratorio laico“. QUI l’articolo.

- Sabato 5 novembre 2011 in Piazza Martiri del 7 Luglio andrà in scena “IN-PATTO“, serata dedicata al Patto “Alleanza reggiana per una società senza mafie”, con musica, interventi, video e testimonianze. L’evento è organizzato dalle associazioni “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie”, “Quanto Basta”, “Giornalino studentesco Cortocircuito”, “Collettivo Locomotori”, “Libera” e “Colore”. QUI il volantino.

La Redazione di Cortocircuito

A corto di emozioni

martedì, settembre 20th, 2011

“Siamo non solo a corto di idee, ma persino di emozioni. Deboli fantasie si formano nella nostra mente, e nessun fiato le agita, le gonfia, le fa vivere. Ci stiamo abituando a tutto. Ciò che succede è quanto possiamo ripetere, non ci serve altro.”

Altra citazione da Ennio Flaiano, scrittore ahimè poco noto, ma che già 60 anni fa aveva capito verso quale direzione ci stava e ci sta portando la società o, meglio, chi ha il potere.
Negli ultimi decenni, tra televisione e giornali, si è sempre cercato di colpire lo spettatore/lettore, di emozionarlo. Ciò che crea emozione è infatti, come sostiene Manfredi, quel che cattura l’attenzione poiché coinvolge, ci fa dimenticare per un attimo il nostro Io per farci sentire parte di un Noi collettivo dove la tragedia di una persona diviene la tragedia di ciascuno.

Questo è abbastanza accettabile finché si tratta di finzioni, di film o programmi televisivi, tuttavia cosa dire di quando la cronaca diventa fiction? La gente segue col fiato sospeso le indagini condotte dalla polizia, legge i quotidiani ma non le importano i fatti dell’omicidio, bensì la vita privata della vittima, le sue abitudini, le sue passioni, le sue aspirazioni, i suoi pregi e i suoi difetti. Questo tuttavia non basta, si vuole di più, vogliamo conoscere i suoi parenti, i suoi amici, il fornaio che le ha venduto una brioche prima della scomparsa, vogliamo le foto di quando era giovane, di quando era sul posto di lavoro e delle ultime vacanze.

Perché tutto questo? Perché un libro giallo, seppure di un eccellente autore, è meno interessante di un delitto compiuto? Perché siamo così assetati di notizie reali? Perché non ci basta sapere che una persona è morta e poi, in seguito, sapere chi è stato il colpevole? Perché vogliamo seguire col fiato corto le indagini? Per mancanza di emozioni. Per mancanza di fantasia.

A mio avviso molti uomini hanno perso la capacità di immaginare, di leggere un libro e considerarlo vero, benché invenzione dello scrittore. Una storia inventata ha forse meno valore di una realmente accaduta? Io dico di no, poiché accoglie comunque in sé i sentimenti e le passioni che albergano in ogni persona; poco importa il fatto, quel che conta è la sostanza, la ragione che ha messo in moto determinati eventi. Quando gli uomini erano in grado di accettare per vero, quanto invece ideato da un autore, per quel lasso di tempo necessario a lasciarsi emozionare, allora l’interesse per i delitti reali era meno morboso.

Bin Laden

Oggi giorno, invece, l’Italia è popolata da tanti San Tommaso che non credono più alle fiabe, ma solo a ciò che è reale, unicamente ciò che è tangibile ha valore, per cui è capace di farsi emozionare solo da delitti veri. E cosa si intende per “veri”? Basta avere un cadavere reale? No, si vogliono i dettagli, si vuole sapere tutto, vogliamo in un certo senso assicurarsi che la vittima fosse una persona normale, come tutti noi. E perché questo?

L’unica risposta che sono riuscita a darmi è la seguente: si cerca la normalità dell’ucciso perché si vuole essere certi della malvagità del colpevole. Se, infatti, si venissero a scoprire dettagli loschi sulla vita del morto, allora si potrebbe anche iniziare a pensare che l’assassino avesse le sue buone ragioni, che la vittima se l’era andata a cercare, che, anzi, forse si meritava quella fine. Se, invece, siamo certi della purezza, limpidezza della vita della vittima, allora possiamo scagliarci senza preoccupazione in ingiurie e le più basse espressioni d’odio verso lo sciagurato assassino.

Leggendo molti commenti sui quotidiani online o sui social network, mi sono stupita e anche spaventata nel leggere di quanto odio, ira e violenza sono capaci gli “innocenti” che spesso si dimostrano più efferati dei colpevoli. Spesso non si tratta di invocare la giustizia, bensì una vendetta (sarà che agli uomini manca la medievale caccia alle streghe con le torce e i forconi). Perché tanta violenza?

Una volta ritenevo che l’accanirsi, anche solo a parole, contro un delinquente, fosse una pura forma di laica assoluzione di sé stessi continua a leggere …

Intervista a Manfredi Borsellino, figlio di Paolo Borsellino

martedì, settembre 20th, 2011

Manfredi Borsellino con il padre e la madre

Manfredi Borsellino è figlio del famoso giudice Paolo Borsellino, ucciso con un’auto esplosiva il 19 Luglio 1992 a Palermo.
Quando Paolo Borsellino, ora simbolo mondiale della lotta contro le mafie, saltò in aria in via D’Amelio il figlio Manfredi aveva 21 anni. Manfredi Borsellino, attualmente Commissario di Polizia di Cefalù (PA), sta continuando a servire lo Stato, come fece il padre fino alla morte. Lo abbiamo contattato telefonicamente per un’intervista.

- Dopo la strage di Capaci nel ‘92, il Giudice Borsellino confessò ad Antonio Ingroia che si sentiva invecchiato di 10 anni in pochi giorni. Uno stato d’animo di cui la famiglia ebbe modo di accorgersi?

Dopo la morte di Falcone mio padre cambiò. Prima era una persona estremamente divertente, con un umorismo abbastanza spiccato: non amava prendersi sul serio e scherzava anche sulle cose più drammatiche. Dopo la strage di Capaci invece si chiuse un poco in se stesso e gradualmente, quasi a presagire la tragedia, si allontanò dalla famiglia. Fu da parte di mio padre un’operazione molto sottile. Era talmente preparato all’eventualità di essere, da un momento all’altro, vittima di un attentato che voleva prepararci al periodo successivo alla sua eventuale morte.

Lei questo quando lo comprese?*

Noi lo capimmo soltanto dopo la morte di mio padre, infatti in quei famosi 57 giorni (tra l’attentato a Falcone e quello a Borsellino, ndr) io e le mie sorelle non comprendevamo questo atteggiamento di mio padre. [...] Invece oggi siamo grati a mio padre per aver fatto in modo che noi potessimo, non solo accettare la sua morte violenta e improvvisa, ma fossimo anche preparati a sostenere tutte le difficoltà, tutti gli assalti anche indiscriminati dei mass media e dell’opinione pubblica dopo la sua morte. Malgrado io e le mie sorelle fossimo abbastanza giovani, io avevo appena 21 anni quando mio padre ci lasciò, ci ritrovammo delle persone molto più adulte dell’età che avevamo.

- Le facciamo una domanda molto “difficile”, secondo lei suo padre poteva essere salvato?

Si, credo che si poteva evitare. Si sapeva che la prossima vittima designata, dopo l’attentato a Giovanni Falcone, era mio padre. Quindi lo Stato era nelle condizioni di salvare mio padre, costringendolo o indulgendolo ad allontanarsi da Palermo con la famiglia in quei giorni drammatici successivi la strage di Capaci. Invece non arrivò nessun segnale da parte del Governo di allora. [...] E’ mia personale convinzione che se mio padre fosse stato costretto, anche contro la sua volontà, ad allontanarsi da Palermo per raggiungere una località segreta, determinati scenari sarebbero mutati velocemente e mio padre probabilmente non sarebbe stato assassinato. Però purtroppo con i se non si può cambiare il corso della storia.

- Lei ha studiato legge ed è oggi Commissario di Polizia. Quanto ha influito nella sua scelta il fatto di essere figlio di Paolo Borsellino?

Mio padre è stato magistrato, mio nonno materno è stato magistrato, mio bisnonno è stato un giudice militare: una certa aria di giustizia e di legge l’ho respirata fin da bambino. Ho voluto continuare questa strada familiare, anche se con un incarico diverso, poiché credo tantissimo nei valori della giustizia e dell’onestà. Amo a dismisura la mia terra e la città in cui vivo, ho il dovere di fare di tutto per cambiarla in meglio. Indubbiamente la scelta del lavoro è stato influenzata anche dal fatto che mio padre era quasi sempre circondato da poliziotti di scorta o da carabinieri o finanzieri che lo aiutavano nell’attività investigativa, per cui sono sempre stato attratto dal lavoro svolto da questi validissimi collaboratori di mio padre. continua a leggere …