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Video-inchiesta: il Parmigiano Reggiano grazie agli indiani

giovedì, dicembre 15th, 2011

Se non visualizzi il video clicca qui.

L’intera filiera produttiva del Parmigiano Reggiano, simbolo di Reggio Emilia nel mondo, oggi è quasi esclusivamente nelle mani degli immigrati, in particolare indiani.
Siamo andati ad intervistare Graziano Salsi, Presidente della cooperativa CILA di Novellara, una delle più grandi aziende agricole di allevamento di bovini dell’Emilia Romagna e uno dei lavoratori indiani di questa cooperativa.

Il video mostra l’integrazione economica e culturale della comunità indiana che vive e lavora nella bassa reggiana. Un valido esempio è il tempio indiano Sikh di Novellara (RE), il più grande in Italia e il secondo in Europa.
Questo cortometraggio è stato realizzato in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia nell’ambito del progetto europeo SPARDA, che ci ha permesso di vedere la nostra città sotto un’altra prospettiva. L’inchiesta è stata realizzata da Mariangela Santucci, Chiara Cigarini e Elia Minari, con la collaborazione di Gianluigi Iembo.

La Redazione del giornalino studentesco Cortocircuito

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Vedi anche:

- Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio sull’immigrazione (partendo dai luoghi comuni)
- Il futuro del Parmigiano Reggiano è in mano ai Sikh (articolo)
- Malainformazione: i luoghi comuni dell’informazione, ovvero la scomparsa dei fatti (video)
- Stranieri vittime dell’ignoranza (articolo)
- “Padroni di niente ma servi di nessuno”. L’immigrazione figlia delle politiche coloniali by Matteo Davoli (articolo)

(15 Dicembre 2011)

La realtà distorta e capovolta dai luoghi comuni

martedì, novembre 22nd, 2011

Per luoghi comuni spesso si intende “i giovani di oggi non sono come quelli di una volta” o “le donne non sanno guidare”. In questo articolo invece quando parliamo di luoghi comuni non ci riferiamo a queste stupide frasi fatte, ma ai luoghi comuni frutto di un’informazione distorta, che finisce spesso per capovolgere la realtà, offuscando i fatti ed i dati.

L’opinione pubblica risulta confusa da questo tornado mediatico formandosi opinioni del tipo “gli incidenti stradali mortali negli ultimi trent’anni sono aumentati”, “la maggior parte degli immigrati arriva in Italia via mare con i barconi” o “siamo tutti intercettati”. Queste sono solo alcune delle numerose risposte che abbiamo raccolto ponendo alcune semplici domande a qualche persona intervistata lungo la strada. Quasi sempre, la gente è sicura delle risposte che dà a questo genere di domande, non avendo alcun tipo di dubbio o di esitazione; invece spesso queste risposte sono sbagliate, a volte corrispondono addirittura all’opposto della realtà. Vediamo alcuni esempi.

Gli incidenti stradali mortali negli ultimi trent’anni sono aumentati o diminuiti in Italia? La risposta unanime è stata: “Aumentati!” Una ragazza ci ha spiegato meglio “sono aumentati a causa di alcool e droghe”. Sembra incredibile, ma la realtà è diversa: nel 1980 i morti sulle strade furono 8537, nel 2009 -nonostante l’aumento esponenziale delle auto- sono stati la metà.

E’ vero che la presenza di immigrati aumenta la delinquenza? ”Alla grande!”, così hanno esordito alcuni ragazzi intervistati che non sembrano avere dubbi sull’argomento. I dati però dicono altro: infatti, nonostante la presenza di immigrati in Italia negli ultimi 20 anni sia aumentata vertiginosamente e più di ogni altro Paese europeo (dal 1998 al 2008 la crescita è stata del 246%, fonte Istat), la delinquenza non è aumentata sostanzialmente. Un sondaggio Istat-Ministero degli Interni mostra che nel 2003 si sono commessi lo stesso numero di crimini del 1996 e nel 2007 il numero di reati è stato simile al 1991 continua a leggere …

Stranieri vittime dell’ignoranza. Troppi italiani prestano fede a convinzioni prive di fondamento

martedì, maggio 24th, 2011

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 21 Maggio 2011]

I luoghi comuni sull’immigrazione: li spiega un video realizzato da Cortocircuito insieme alla Provincia. Il cortometraggio è imperniato sulle interviste del giornalino studentesco di Reggio alla gente lungo la strada. La prima domanda è: «Secondo te è vero che la presenza di immigrati aumenta la delinquenza?». «Alla grande!», così hanno risposto Andrea e Gaetano che non sembrano avere dubbi sull’argomento. I dati però dicono altro: infatti, nonostante la presenza di immigrati in Italia negli ultimi 20 anni sia aumentata vertiginosamente e più di ogni altro paese europeo (dal 1998 al 2008 la crescita è stata del 246%, fonte Istat), la delinquenza non è aumentata sostanzialmente. Un sondaggio Istat–Ministero degli Interni mostra che nel 2003 si sono commessi lo stesso numero di crimini del 1996 e nel 2007 il numero di reati è stato simile al 1991.

«Come arrivano i clandestini in Italia?», ecco un altro luogo comune da sfatare: secondo Christian, Elena, Andrea, Elisa e molti altri arrivano con i gommoni. Invece, secondo un’indagine del Ministero degli Interni del 2008, solo il 12% dei clandestini entra via mare, mentre il 73% dei clandestini entra con un normale visto turistico dai principali aeroporti italiani, ma poi rimane anche dopo che il visto è scaduto; il restante 15% entra via terra. Questo significa che i respingimenti di massa hanno un alto impatto politico e mediatico, ma servono a poco per contrastare l’ingresso di clandestini.

Sarà presto possibile vedere il cortometraggio, intitolato “Noborder, senza confini”, sul sito internet www.cortocircuito.re.it.

Elia Minari, Matteo Davoli, Marco Pisi, Greta Perrotta, Federico Marcenaro (collaboratori giornalino studentesco Cortocircuito)

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Izuorah Francis Ikwunngbd, nigeriano cinquant’enne recentemente trapiantato a Reggio Emilia, quando lo intervistiamo ci tiene subito a precisare: «Io sono nigeriano, ma ci sono tanti italiani in Nigeria impegnati per il petrolio che non trattano bene i nigeriani, questo non va bene. Non so come mai molti italiani sono così razzisti».

Lei quindi pensa che gli italiani siano razzisti?

«Si, la maggior parte sono razzisti. Gli italiani quando viaggiano amano gli stranieri, ma quando non viaggiano non gli piace vederli».

In particolare per il lavoro, è dura?

«Non c’è lavoro per nessuno ora, è molto dura, sono da sei mesi senza lavoro. Io sono laureato, sono ingegnere, ma mi dicono di tornare a scuola, a cinquant’anni!»

Cosa chiederebbe allo Stato italiano per gli immigrati?

«Chiedo al governo di aiutare gli immigrati, perché siamo innanzitutto un’opportunità, come quando gli italiani emigravano in un altro paese. Stiamo pregando affinché Dio tocchi il cuore di Berlusconi, Fini e Bossi, affinché l’economia di questo paese possa cambiare e migliorare. Vogliamo tornare a lavorare, questo è ciò che vogliamo».

Le piacerebbe diventare cittadino italiano?

«No, non mi piacerebbe diventare cittadino».

Perché?

«Perché sono di colore e gli italiani non amano le persone di colore».

Elia Minari (collaboratore giornalino studentesco Cortocircuito)

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Vedi anche:

Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio sull’immigrazione (partendo dai luoghi comuni)
- Video-inchiesta: il parmigiano reggiano grazie agli indiani
- “Padroni di niente ma servi di nessuno”. L’immigrazione figlia delle politiche coloniali by Matteo Davoli

“Padroni di niente ma servi di nessuno”. L’immigrazione figlia delle politiche coloniali

martedì, maggio 24th, 2011

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 21 Maggio 2011]

Credo che il problema dell’immigrazione sia un problema reale. Sicuramente il fenomeno porta con sé delle difficoltà, ma chi dice di prendere gli immigrati e buttarli fuori dall’Italia fa un discorso senza un senso logico. Credo che la presenza di immigrati, in Italia come altrove, sia il prodotto del colonialismo ieri e del neo-colonialismo oggi. Nel XVI secolo le grandi potenze europee sbarcavano nelle Americhe, in Asia e in Africa: prendevano oro e spezie schiavizzando gli aborigeni. Tutto questo, con forme e modi differenti, continua in qualche modo ancora oggi. L’Italia fa parte insieme agli altri Paesi europei e agli Stati Uniti di un consolidato sistema di multinazionali.

Storicamente il Paese colonizzatore non porta ricchezze, democrazia o cultura dove sbarca, altrimenti gli autoctoni avrebbero le risorse sociali e culturali necessarie a ribellarsi. Talvolta, specie nella storia contemporanea, ci sono esempi di popoli che si sono ribellati al dominio coloniale (o filo-coloniale), come il Cile di Salvador Allende, che arrivò ad avere una socialdemocrazia senza l’utilizzo della violenza. Ad esempio si nazionalizzò la produzione di rame (prima dell’arrivo di multinazionali americane). Il risultato? Allende morì e tutto tornò come prima.

Per questi e altri motivi un immigrato non potrà che espatriare per fuggire alla miseria in cui si ritrova. E ancora, non potrà che cercare di andare in un Paese ricco, che peraltro vive sulle spalle di un altro Paese come il suo di origine. Non ci si può lamentare dell’immigrazione ed essere razzisti nei confronti delle persone: il problema non sono loro, ma forse siamo noi, Paesi ricchi e industrializzati, che invece di aiutare i più poveri e i più deboli li sfruttiamo facendoli regredire sempre più. Ogni popolo dovrebbe essere libero in tutto e per tutto e in caso di crisi (economica o civile che sia) dovrebbe avere al suo fianco ogni altra nazione pronta ad aiutarlo: padroni di niente, servi di nessuno.

Matteo Davoli (collaboratore giornalino studentesco Cortocircuito)

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Vedi anche:

Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio
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Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio sull’immigrazione (partendo dai luoghi comuni)

mercoledì, maggio 4th, 2011

 

Se non visualizzi il video clicca qui.

“Rubano lavoro agli italiani, aumentano la delinquenza, sono un costo”, questi sono solo alcuni dei diffusissimi luoghi comuni sul fenomeno dell’immigrazione, raccolti con delle interviste lungo la strada, da cui prende forma il cortometraggio “Noborder, senza confini”.  Il documentario fornisce anche uno spaccato di una zona della città il quartiere della stazione - fortemente cambiata negli ultimi decenni in relazione al fenomeno della migrazione. Partendo dai dati dell’Istat, del Ministero degli Interni e della Banca d’Italia, il cortometraggio cerca di fornire utili spunti di riflessione sul fenomeno, senza negare i problemi di convivenza comunque esistenti e che sono fisiologici in un contesto sociale in forte mutamento.

Il documentario è stato realizzato dalla redazione del giornalino studentesco Cortocircuito, nell’ambito di “Noborder”, progetto della Provincia di promozione della comunicazione interculturale attraverso l’uso dei nuovi media, rivolto agli studenti delle scuole superiori di Reggio Emilia.

Cortometraggio della redazione di Cortocircuito. Realizzato da Elia Minari, Federico Marcenaro, Riccardo Pelli, Nuccia Ciambrone, Greta Perrotta, Matteo Davoli, Giulia Domenichini, Anna Lusuardi, Marco Melloni, Davide Gaudiero, Marco Pisi, Roberto Rossi, Cesare Vezzani, Francesco Garuti, Alberto Zuccoli, Laura Malfeo, Gabriele Guidetti, Federico Berardino, Davide Belli, Elias Lonidetti, Francesco Giglioli.

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Vedi anche:

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Malainformazione: i luoghi comuni dell’informazione, ovvero la scomparsa dei fatti (video)
Stranieri vittime dell’ignoranza (articolo)
“Padroni di niente ma servi di nessuno”. L’immigrazione figlia delle politiche coloniali by Matteo Davoli (articolo)

(4 Maggio 2011)

Intervista ad Alessandri, Presidente Federale della Lega Nord

giovedì, marzo 17th, 2011

Angelo Alessandri da noi intervistato

Angelo Alessandri è Presidente Federale della Lega Nord Padania. Inoltre è Presidente della VIII Commissione permanente della Camera dei Deputati che si occupa di ambiente, territorio e lavori pubblici. Abbiamo intervistato l’On. Alessandri sul discusso tema dell’immigrazione, su cui qualche mese fa la Redazione di Cortocircuito ha svolto un’approfondita inchiesta (leggi qui l’articolo-inchiesta).

- Secondo lei, la presenza di immigrati, che negli ultimi anni è aumentata vertiginosamente, ha portato un aumento della delinquenza, del numero di reati?

Non si può dire che ogni immigrato sia un delinquente, ma sicuramente quando si porta gente a cui non si può garantire un futuro in qualche modo finisce per fare qualcosa, si arrangia. Purtroppo molte donne sono finite a prostituirsi, anche se speravano di venir qua a fare altro, molti uomini non avendo un posto di lavoro sicuro e garantito sono finiti in mano alle criminalità. […] I numeri degli immigrati nelle carceri sono impressionanti. Se si fa venire della gente in modo poco chiaro dicendogli “venite qua che c’è lavoro”, ma poi il lavoro non c’è, alla fine si è razzisti all’incontrario. […]

- Come bisognerebbe comportarsi quindi?*

Sarebbe giusto dire “quanti posti possiamo realmente prevedere nei prossimi dieci anni?”, come facevano per i nostri padri e nostri nonni quando emigravano all’estero. Questo però significa chiudere completamente le frontiere, aprire solo a chi puoi dare veramente un’opportunità di integrazione e di futuro. Una politica seria sull’immigrazione vuol dire anche scegliere i posti di provenienza, penso ci siano alcuni problemi dal punto di vista religioso, sociale e comportamentale con alcuni luoghi di provenienza. I pochi posti di lavoro disponibili bisognerebbe andarli ad offrire a persone provenienti da luoghi compatibili con casa nostra continua a leggere …

Intervista a Staglianò, autore di “Grazie. Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti”

venerdì, gennaio 28th, 2011

Riccardo Staglianò da noi intervistato

Riccardo Staglianò è giornalista de “la Repubblica”. Ha iniziato la sua carriera come corrispondente da New York per il mensile “Reset”, ha poi lavorato al “Corriere della Sera”, oggi scrive anche inchieste e reportage per “il Venerdì di Repubblica”. Inoltre da dieci anni insegna nuovi media alla Terza università di Roma. Staglianò, dopo aver scritto “I cinesi non muoiono mai” e “Miss Little China”, ha pubblicato “Grazie. Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti”, libro di grande successo.

- La domanda di fondo è: perché, secondo lei, senza gli immigrati saremmo perduti?

Lo dimostrano i fatti. Ci sono infiniti settori, nel mio libro ne racconto ventiquattro tanti quante sono le ore di una giornata italiana gentilmente offerta dagli stranieri, che senza il contributo essenziale degli immigrati andrebbero a rotoli. Si va dai servizi alla persona, come le badanti e le baby-sitter, a lavori molto duri, duri per antonomasia, come gli addetti alle fonderie, alle concerie, alle pulizie, ecc. Oltre a infiniti altri mestieri che ormai sono, quasi esclusivamente, appannaggio degli immigrati. Questo è un motivo sufficiente, a mio modo di vedere, per ringraziare gli immigrati.

- Secondo lei, abbiamo bisogno anche dei clandestini?* […]

Un paese come gli Stati Uniti -per esempio- ha in animo, l’ha detto il mese scorso il Presidente Barack Obama, di regolarizzare tutti clandestini, perché l’apporto anche dei clandestini è un apporto economico molto rilevante.

- In molti però si lamentano del fatto che gli immigrati sono tanti, che sono un costo per lo Stato italiano e che inoltre “rubano” lavoro agli italiani. Lei cosa ne pensa?

Peccato siano tutte lamentele senza alcuna base nella realtà. Per quanto riguarda che siano tanti: dal 1994 il CNR denuncia un rischio estinzione se non si facessero entrare almeno 300.000 immigrati all’anno, l’ultimo decreto flussi -nel 2008- ne faceva entrare 170.000, quindi siamo ben sotto. Per quanto riguarda soldi dati e soldi presi: Caritas Migrantes ha fatto il conto che, quando gli immigrati regolari erano 4 milioni, ci davano (attraverso le tasse, ndr) 5,8 miliardi di euro e prendevano servizi per 700 milioni di euro, quindi davano molto di più di quanto ricevessero. Infine per quanto riguarda i lavori “rubati” agli italiani: la Banca d’Italia, nel rapporto sulle economie regionali dell’anno scorso, diceva che non c’è alcuna sovrapposizione fra i lavori degli gli immigrati con quelli degli italiani, anzi gli immigrati prendendo le parti basse della piramide professionale consentono agli italiani di occuparsi di mestieri organizzativi e gestionali, che sono meno duri e meglio pagati.

- I clandestini come entrano in Italia? Sbarcando con i gommoni provenienti dall’Africa? Cerchiamo di sfatare un luogo comune.

Ormai entrano quasi esclusivamente con gli aerei e poi stanno in Italia più a lungo di quanto il loro visto permetterebbe, il fenomeno dei cosiddetti “overstayers”. continua a leggere …