
Gherardo Colombo da noi intervistato
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Gherardo Colombo è un ex magistrato divenuto famoso per aver condotto o contribuito a inchieste celebri quali la scoperta della Loggia P2, il delitto Giorgio Ambrosoli, i processi Imi-Sir/Lodo Mondadori/Sme. Fondamentale fu il suo contributo anche alle indagini e ai processi nell’ambito dell’operazione “Mani pulite” che di fatto rivoluzionò la scena politica italiana: partiti storici come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano sparirono, tanto da far parlare di un passaggio ad una Seconda Repubblica. Nel 2007 comunica le sue dimissioni da magistrato con lettera al Consiglio Superiore della Magistratura ed al Ministero della Giustizia. Da allora si impegna nell’educazione alla legalità nelle scuole, attraverso incontri con studenti di tutta Italia. Attualmente è anche Presidente della casa editrice Garzanti.
- Lei afferma spesso che è impossibile che ci sia giustizia se i cittadini non comprendono le regole, qual è il perché delle regole?
Per riuscire a capire il perché delle regole bisogna fare un percorso. Le regole non sono tutte uguali, differiscono moltissimo a seconda del contenuto: in Italia nel 1938 sono state introdotte le leggi razziali, nel 1948 è entrata in vigore la Costituzione; sono in antitesi le due cose. Quindi, per riuscire a capire che relazione esiste tra le regole e noi, è necessario andare a guardarci dentro e metterle in relazione, vedere cosa ci danno e che cosa ci tolgono. Noi viviamo in un paese la cui Costituzione garantirebbe, se fosse osservata, a tutti la stessa libertà. Questo è senz’altro positivo, però bisogna parlarne.
- Lei afferma quindi la necessità di un pensiero collettivo dal basso, però spesso invece le regole sono imposte dall’alto. Non è così?
Non sono imposte dall’alto, perché le persone che fanno le regole sono elette dai cittadini. Se ai cittadini non vanno bene le persone che fanno le regole, le cambiano. Se non c’è nessuno che, secondo i cittadini, può andar bene devono mettersi loro a far politica.

Il poll "Mani pulite": Davigo, Colombo, Borrelli, Di Pietro
- Secondo lei, come mai è sempre più conveniente eludere le regole?
Perché si guarda alla comodità del momento e non agli effettivi interessi personali.
- Se invece le regole vanno addirittura contro i principi sanciti dalla nostra Costituzionale, come deve comportarsi secondo lei un magistrato, ma anche un semplice cittadino?
I magistrati: se le leggi sono contrarie alla Costituzione le mandano alla Corte Costituzionale che poi decidere se la legge è incostituzionale, in tal caso la Corte Costituzionale la espelle dall’ordinamento. I cittadini: se le leggi si possono cambiare, come succede in un paese come il nostro, le leggi si cambiano, lo strumento è quello di cambiare le leggi. Se le leggi fossero così intrusive negativamente dei diritti fondamentali della persona, se oggi venisse emanata una legge come le leggi razziali, sarebbe -secondo me- compito del cittadino, oltre che di cercare di cambiarla, nel frattempo disattenderla. continua a leggere …