Pubblichiamo un video di sintesi dell’incontro pubblico con Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato, giornalista e attivista ucciso dalla mafia.
L’evento, che si è tenuto il 25 Maggio 2011 nella centralissima Piazza Casotti, è stato un successo di pubblico.
L’incontro, promosso in collaborazione con il Consorzio Romero e Gabella, è stato condotto da Elia Minari del giornalino studentesco Cortocircuito e dei “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie”. L’assessore Franco Corradini del Comune di Reggio Emilia ha fatto i saluti iniziali.
“Nostro padre e i suoi fratelli, tutti mafiosi” ci ha spiegato Giovanni Impastato “erano per noi delle figure protettive, ma tutto finisce quando lo zio Manzella viene ucciso”, “lì Peppino inizia a riflettere”. L’incontro si è concluso con l’elenco – commovente anche per Impastato – di tutti i giornalisti uccisi.
Dopo aver realizzato una video-intervista completa sulla libertà d’informazione (vedi qui) abbiamo ricontattato il giornalista Marco Travaglio per un’altra intervista, questa volta molto breve, sulla famosa trattativa mafia-politica. Sullo stesso argomento abbiamo intervistato anche il Procuratore Antimafia di Palermo Antonio Ingroia, titolare di molti processi legati alle stragi del ’92 (vedi qui).
- Se una trattativa tra Stato e mafia vi fu, secondo lei chi coinvolse nell’ambito della politica?
Aspettiamo che ce lo dica la magistratura. Si parla di più trattative, una fatta dai governi ultimi di Pentapartito: Amato e Ciampi, non da tutti i governi ma da elementi di quei due governi e un’altra fatta da quelli che sono venuti dopo: Berlusconi, Dell’Utri, ecc. Se poi si troveranno le prove di reati ovviamente le procure di Caltanissetta, Palermo e Firenze ci stanno lavorando.
- A proposito del senatore Marcello Dell’Utri, come rientra nella trattativa?
Dell’Utri ha una condanna in appello per mafia, quindi è uno che per trent’anni è stato il referente presso la mafia per conto di Berlusconi. Se poi inventa un partito nel ‘93 credo che la mafia è contenta, no?
- Grazie mille per la disponibilità. E’ stato un grandissimo piacere.
Intervista realizzata dalla Redazione di Cortocircuito.Di questa intervista, come di tutte le altre, abbiamo la registrazione audio integrale.
Pubblichiamo quattro video che documentano alcune attività da noi recentemente realizzate:
- Il primo video documenta alcuni estratti dell’incontro pubblico del 29 Novembre 2011 ad Albinea (RE) con NicolaGratteri, Procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, ed AntonioNicaso, studioso e scrittore, nonché uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta a livello internazionale.
Nel video il Procuratore Gratteri spiega, portando il chiaro esempio di un supermercato della ‘ndrangheta, di come “le mafie non producano ricchezza e neppure lavoro“. Inoltre il Prof. Nicaso ci mette in guardia: “in Italia le mafie non le abbiamo mai combattute, perché non abbiamo mai voluto combatterle”, abbiamo combattuto solo la “macelleria criminale”, i poveracci, aggiungendo “chi ancora può credere che il capo della mafia sia Totò Rina o Bernardo Provenzano? .. se questi fossero stati i capi della mafia li avremmo già distrutti da tanto tempo”.
Inoltre chiariscono “i mafiosi quando sono venuti al nord sono entrati in certi ambiti perché qualcuno ha aperto loro la porta, perché qualcuno non ha saputo dire no ai soldi e ai voti delle mafie”.
L’incontro è stato introdotto da Elia Minari del Giornalino studentesco Cortocircuito e dei “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie”. Noi continueremo a combattere le mafie prendendo parola e utilizzando lo strumento della cultura, unica pistola sfuggita dalle mani della mafia. QUI il video.
- Il secondo video: brevi discorsi improvvisati di Nuccia Ciambrone ed Elia Minari per presentare le attività dei “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie” e del Giornalino studentesco Cortocircuito, in occasione della serata “In-patto” del 5 Novembre 2011 in piazza Martiri del 7 Luglio a Reggio Emilia. Evento organizzato insieme al gruppo “Quanto Basta”. QUI il video.
- Il terzo video è l’intervista -da noi realizzata- a Piercamillo Davigo, expm del pool “Mani Pulite”e uno dei massimi esperti di corruzione. Attualmente è Giudice alla Corte Suprema di Cassazione. QUI il video.
- Infine, il quarto, è un video shock: dopo aver inaugurato la targa in memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ai Giardini di Reggio Emilia, ci si avvicina un ragazzo originario della Sicilia che ci dice “Provenzano faceva lavorare i giovani, faceva solo appalti.” Ma la realtà è molto diversa… Come ci ha spiegato più volte il Procuratore Antimafia di Reggio Calabria Gratteri, nella mafia -se si entra poveri- se ne esce morti o morti di fame. Inoltre la mafia quando ti dà un lavoro ti toglie tutto il resto: i diritti, e soprattutto la dignità. QUI il video.
Tutte le riprese sono state fatte da Federico Marcenaro del Giornalino studentesco Cortocircuito.
Antonio Nicaso, studioso e scrittore, nonchè uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta a livello internazionale, ha presentato il suo ultimo libro “La mafia spiegata ai ragazzi” a Reggio Emilia. L’incontro si è tenuto il 10 Dicembre 2010 alla Gabella, spazio del Comune sotto l’arco di via Roma ed è stato condotto da Elia Minari del giornalino studentesco Cortocircuito.
L’iniziativa è nata dalla collaborazione di Cortocircuito con il progetto “Percorsi di cittadinanza e legalità” che il Consorzio Cooperativo “Oscar Romero” promuove con le scuole superiori di Reggio Emilia, dando continuità ad un’esperienza educativa che, ancora oggi alla sua quinta edizione, è affidata alla direzione scientifica della Dott.ssa Rosa Frammartino. Il giornalino studentesco Cortocircuito è ilmedia partner ufficiale dell’edizione progettuale 2010/11.
I seguenti video sono una sintesi dell’interessantissimo incontro, in cui si è parlato anche della realtà reggiana, dando ai presenti l’opportunità di formulare tante domande. Il Prof. Nicaso non si è sottratto e ci ha dato spiegazioni molto dettagliate e assolutamente meritevoli di ascolto. Per facilitare la visualizzazione di una sintesi dell’incontro abbiamo realizzato 3 video di circa 10 minuti ciascuno.Clicca qui per vedere l’INDICE DEI FILMATI.
La Redazione di Cortocircuito
1) Come nasce il libro e che cos’è la mafia?
2) La mafia al nord e a Reggio Emilia
3) Interventi dal pubblico e conclusioni
Antonio Nicaso è scrittore, ricercatore e consulente italiano, è uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta a livello internazionale. Insegna storia delle organizzazioni criminali negli Stati Uniti. Nel 1995 ha pubblicato “Global mafia”, un libro che per la prima volta ha introdotto e spiegato il concetto di partenariato criminale. Ha scritto insieme a Nicola Gratteri, Procuratore Antimafia di Reggio Calabria, “Fratelli di sangue” e “La Malapianta”, che hanno venduto più di 250.000 copie. Recentemente ha scritto “La mafia spiegata ai ragazzi”, un libro destinato a lasciare il segno. clicca qui per vedere l’INDICE DEI FILMATI …
Antonio Nicaso è scrittore, ricercatore e consulente italiano, è uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta a livello internazionale. Insegna storia delle organizzazioni criminali negli Stati Uniti. Nel 1995 ha pubblicato “Global mafia”, un libro che per la prima volta ha introdotto e spiegato il concetto di partenariato criminale. Ha scritto insieme a Nicola Gratteri, Procuratore Antimafia di Reggio Calabria, “Fratelli di sangue” e “La Malapianta”, che hanno venduto più di 250.000 copie. Recentemente ha scritto “La mafia spiegata ai ragazzi”, un libro destinato a lasciare il segno.
- Lei recentemente ha dichiarato “Qui siamo in presenza di un insediamento vero e proprio delle famiglie malavitose. Nel Reggiano ci sono veri e propri locali di ‘ndrangheta.” In base a cosa ha tratto delle conclusioni così drastiche su Reggio Emilia?
In questa provincia non ci sono soltanto infiltrazioni, c’è un radicamento di ‘ndrangheta. Queste sono notizie che vengono da informative e da testimonianze di collaboratori di giustizia, grazie ai quali è stato possibile tracciare una mappatura della presenza della ‘ndrangheta in questa provincia.
- Però molti sostengono che la criminalità organizzata a Reggio Emilia riguarda solo i calabresi, o comunque soli i meridionali, e non va ad intaccare il sistema sociale ed economico reggiano. Lei cosa ne pensa?
Penso che non sia vero. Inizialmente dei mafiosi sono arrivati qui attraverso l’istituto del soggiorno obbligato, ma poi si sono radicati e hanno cominciato ad infiltrarsi e a radicarsi in alcuni settori vitali di questa provincia. Per entrare in questi settori spesso c’è bisogno di una sponda reggiana, c’è bisogno di un imprenditore che cerca manodopera a basso prezzo, c’è bisogno di un imprenditore che attraverso l’autotrasporto vuole risparmiare dei soldi, quindi inserendosi prima nell’edilizia e poi in tanti altri settori di questa provincia la ‘ndrangheta è riuscita a radicarsi e a riciclare tanto denaro sporco.
Fratelli di sangue, il libro
- A Reggio Emilia qualche mese sono anche esplose due bombe sotto altrettante auto a poca distanza spazio-temporale l’una dall’altra e pochi giorni dopo l’arresto di una famiglia di usurai. Cosa sta accadendo a Reggio Emilia? Non si tratta più solo dei famosi colletti bianchi che si infiltrano silenziosamente nell’economia del nord del Paese?
La ‘ndrangheta non si inserisce soltanto nei flussi finanziari, ha anche una forte solidità territoriale. Spesso spara quando è costretta a farlo, perché generalmente la ‘ndrangheta -ma in generale le mafie- sono molto più forti quando non sparano e quando si muovono sotto traccia; spesso devono sparare perché rispondono ad una logica: quella di colpire uno per educarne cento. Questi sono segnali di nervosismo, perché in condizioni normali la ‘ndrangheta tende a taglieggiare gli imprenditori senza farsi sentire e senza farsi notare.
- La mafia, secondo lei, è riuscita a cogliere il trend della globalizzazione?
La ‘ndrangheta è forse una delle poche organizzazioni criminali che è riuscita a coniugare il vecchio e il nuovo: la capacità di restare ancorata alle tradizioni, alle regole, ai riti di iniziazione, ecc…, ma anche la capacità di cogliere il trend della globalizzazione. La ’ndrangheta è l’organizzazione criminale che utilizza di più Internet per riciclare denaro, è un’organizzazione che utilizza Skype, che investe in borsa e che utilizza tutte le nuove tecnologie a disposizione in questo momento. continua a leggere …
Ecco i video delle due interviste, da noi realizzate, al Senatore Filippo Berselli, Presidente della Commissione Giustizia (1° video) e a Giuseppe Ayala, PM del Maxiprocesso di Palermo e nel pool anti-mafia con Falcone e Borsellino (2° video).
Ad entrambi abbiamo posto all’incirca le stesse domande, in modo che possano essere confrontate le risposte, assolutamente contrastanti, di Berselli e di Ayala.
In contrapposizione all’intervista a Giuseppe Ayala, abbiamo fatto qualche domanda al Senatore Filippo Berselli. Filippo Berselli è avvocato cassazionista. Dal 1994 è Senatore della Repubblica (in alcuni mandati invece è stato Deputato), prima in Alleanza Nazionale, poi nel Popolo della Libertà. Berselli attualmente è Presidente della Commissione Giustizia del Senato.
- Secondo lei a Reggio Emilia è presente la mafia?
La mafia è un fenomeno che da siciliano che era, è diventato un problema epidemico nazionale. La mafia, così come le intendevamo una volta, probabilmente non c’è più neanche in Sicilia. Noi abbiamo anche delle mafie di importazione: soprattutto da quella che una volta era definita l’Europa dell’est, paesi che una volta erano sotto il regime sovietico oggi hanno invaso l’Occidente, la cosiddetta mafia russa non è soltanto un fenomeno russo, dall’Albania arriva della criminalità organizzata. La criminalità tipica della Campania, della Calabria e della Sicilia esce da quelle zone tradizionali per espandersi a tutto il Nord. Quindi non è un problema di Reggio Emilia è un problema nazionale.
- Secondo lei, ci sono rapporti tra Stato, politica e società occulte?
Molte volte quando si parla delle società occulte si parla per giustificare l’inerzia delle istituzioni dello Stato per cercare la verità, molte volte si dà la colpa a queste società più o meno segrete per giustificare i propri insuccessi, quando avvengono dei fatti clamorosi e non si trovano i colpevoli si dà colpa alle società segrete. Bisognerebbe cominciare a dare la colpa a chi è deputato a fare le indagini che molte volte non le fa o le porta avanti nelle direzioni sbagliate.
- Invece tra Stato e mafia?
Filippo Berselli a RaiNews24
Indubbiamente ci sono delle regioni dove queste collusioni sono più evidenti, parliamo della Sicilia. Al nord è un fenomeno che per fortuna non c’è o per lo meno non c’è ancora, (al nord, ndr) non esiste una collusione tra Stato e criminalità organizzata. Questi fenomeni invece ci sono certamente in Sicilia, può darsi che ci siano in Calabria, ci sono in Campania. Sono fenomeni che purtroppo ci portiamo tradizionalmente dietro, perché laddove lo Stato è debole e ovviamente la criminalità organizzata molte volte fa le veci dello Stato, quando chi vuole giustizia non la ottiene proprio per i tempi biblici della giustizia italiana molte volte si rivolge altrove e altrove trova la giustizia che lo Stato non gli riconosce.
- Molti hanno sollevato che la legge sulle intercettazioni, lo scudo fiscale e la vendita all’asta dei beni confiscati alla mafia agevolano le criminalità organizzate. Lei cosa ne pensa?
Io direi che sia un titolo di merito per questo Governo e per questa maggioranza aver fatto nei confronti della criminalità organizzata quello che non era mai stato fatto. Non passa giorno in cui i grandi latitanti e i grandi mafiosi latitanti non vengano assicurati alla giustizia, oramai i grandi latitanti si contano nelle dita di una mano. Una volta erano tantissimi i mafiosi condannati a pene molto dure latitanti, adesso sono obiettivamente pochi. Noi abbiamo colpito anche i patrimoni della criminalità organizzata, il fatto di sequestrare i beni della criminalità è un dato certamente positivo. continua a leggere …
Giuseppe Ayala è un celebre magistrato italiano. E’ stato Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Palermo, in qualità di Sostituto Procuratore. Nel 1982 Ayala è entrato a far parte, insieme a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino, del nascente pool anti-mafia, in cui ebbe un ruolo di spicco. Ayala divenne famoso come Pubblico Ministero del Maxiprocesso, celebratosi davanti la 1° Corte d’Assise di Palermo dal Febbraio 1986 al Dicembre 1987 a carico di 475 imputati per mafia tra cui Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Successivamente Ayala è stato Sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia durante i governi Prodi I, D’Alema I e II.Attualmente Giuseppe Ayala è consigliere presso la Corte d’Appello dell’Aquila. In contrapposizione a questa intervista abbiamo fatto qualche domanda al Senatore Berselli, Presidente della Commissione Giustizia del Senato.
- Secondo lei in Emilia è presente la mafia?
Mi dispiace dovere rispondere sì, non è una scoperta mia sicuramente. Perché in Emilia, come in tutte le regioni del nord? Perché la mafia lucra enormi capitali, tutti di illecita provenienza naturalmente; nel momento in cui questi capitali vengono riciclati e inseriti nell’economia legale, poniamoci anche se è difficile nei panni di un mafioso, anziché investirli in regioni povere non è forse più remunerativo investirli in regioni ricche, che danno più facilità di investimento e maggiori possibilità di profitto? Per cui purtroppo le regioni ricche di questo paese da questo punto di vista sono esposte, non da oggi o da ieri ma da tempo, alla presenza di organizzazioni criminali per via dell’investimento del loro capitale. La recentissima indagine della Lombardia sulla ‘ndrangheta conferma perfettamente questa analisi.
- Secondo lei, ci sono rapporti tra mafia, politica e società occulte?
Non c’è dubbio. Non tutta la politica stiamo attenti, perché tutte le generalizzazioni contengono il grosso rischio dell’errore, ma la storia soprattutto della mafia siciliana, di Cosa Nostra, che accompagna poi la storia d’Italia, perché senza voler andare troppo indietro nel tempo Garibaldi quando venne a conquistare il Regno delle Due Sicilie la mafia l’ha trovata, dimostra che da sempre ci sono settori della politica disponibili a rispondere alle esigenze della mafia.
Questa è una cosa su cui bisogna riflettere, perché questo spiega la longevità della mafia: se la mafia fosse soltanto un’organizzazione criminale, e lo è indubbiamente,non avrebbe una longevità di oltre un secolo e mezzo. In nessun’altra parte del mondo c’è mai stata un’organizzazione criminale che è durata così tanto, quello che spiega questa longevità e che la mafia è anche una struttura di potere che siede ai tavoli dove si decidono le cose, non tutte ma quella che la interessano. Quindi c’è da sempre questa sua capacità di penetrazione all’interno delle istituzioni, questo è proprio quello che fa la differenza e che la rende estremamente pericolosa.
- Legge sulle intercettazioni, vendita all’asta dei beni confiscati alla mafia, scudo fiscale… in questo modo, secondo lei, non si corre il rischio di favorire le criminalità organizzate, le mafie?
Dire che si corre il rischio è molto cauto, si va oltre. Per fortuna il provvedimento che prevedeva la vendita dei beni dei mafiosi all’asta è stato annunciato ma non se n’è più fatto niente, speriamo che non venga mai ripescato. continua a leggere …