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Intervista a Ingroia, Procuratore Antimafia di Palermo

martedì, aprile 19th, 2011

Antonio Ingroia da noi intervistato

(clicca qui per vedere il video di questa intervista)

Antonio Ingroia è Procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Si forma professionalmente a Palermo, dove nel 1987 entra nel pool di Falcone e Borsellino, quest’ultimo l’aveva espressamente voluto al proprio fianco. Sostituto procuratore a Palermo dal 1992, diviene un importante Pubblico Ministero Antimafia, si occupa di noti casi legati alla malavita organizzata e conduce processi molto rilevanti sui rapporti tra la mafia e il mondo della politica e dell’economia. Una delle indagini che fanno capo a lui riguarda Marcello Dell’Utri, Senatore del Pdl e cofondatore di Forza Italia, che avrebbe fatto da ponte tra mafia del sud e mondo imprenditoriale del nord. Ha recentemente ascoltato il testimone Massimo Ciancimino e il pentito Gaspare Spatuzza, le cui parole hanno fatto molto clamore a livello nazionale.

- Il 19 gennaio scorso a Castelvetrano è stata una giornata di sconfitta per la legalità. Qualcuno si è scusato per quel teatro vuoto? (Per sapere cos’è accaduto il 19 Gennaio 2011 a Castelvetrano clicca qui )

Sì, ho poi ricevuto le scuse dell’assessore regionale alla pubblica istruzione che ha organizzato una sorta di manifestazione riparatrice qualche settimana dopo, nella parco archeologico di Selinunte, con la partecipazione di tutte le scuole, inclusi i dirigenti scolastici e delle autorità. Il governo regionale ha cercato di dare una dimostrazione di attenzione, attribuendo quella aggiornata ad un difetto di comunicazione. continua a leggere …

Video-intervista a Ingroia, Procuratore aggiunto della DDA di Palermo

giovedì, marzo 17th, 2011


Se non visualizzi il video clicca qui.

Antonio Ingroia è Procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Si forma professionalmente a Palermo, dove nel 1987 entra nel pool di Falcone e Borsellino, quest’ultimo l’aveva espressamente voluto al proprio fianco. Sostituto procuratore a Palermo dal 1992, diviene un importante Pubblico Ministero Antimafia, si occupa di noti casi legati alla malavita organizzata e conduce processi molto rilevanti sui rapporti tra la mafia e il mondo della politica e dell’economia. Una delle indagini che fanno capo a lui riguarda Marcello Dell’Utri, Senatore del Pdl e cofondatore di Forza Italia, che avrebbe fatto da ponte tra mafia del sud e mondo imprenditoriale del nord. Ha recentemente ascoltato il testimone Massimo Ciancimino e il pentito Gaspare Spatuzza, le cui parole hanno fatto molto clamore a livello nazionale.

La Redazione di Cortocircuito

P.S. Per sapere cos’è accaduto il 19 Gennaio 2011 a Castelvetrano, di cui si parla nella prima domanda, clicca qui.

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Leggi anche:

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5 azioni che ogni cittadino può fare contro le mafie by Elia Minari, Nuccia Ciambrone, Gianluigi Iembo e altri
Intervista a Antonio Ingroia (testo scritto)

(17 Marzo 2011)

Intervista a Pino Maniaci, coraggioso giornalista siciliano

domenica, novembre 28th, 2010

Pino Maniaci è direttore della piccola emittente televisiva siciliana Telejato, da più di dieci anni in prima linea nella lotta contro la mafia. Telejato con sede a Partinico, in provincia di Palermo, ha un “bacino d’utenza” caratterizzato storicamente dalla forte presenza mafiosa: Corleone, Cinisi, Montelepre, Alcamo, Partinico, Castellammare del Golfo, San Giuseppe Jato. Pino Maniaci ha ricevuto molteplici minacce e subito diversi attentati mafiosi, tra i più gravi c’è l’incendio dell’auto e il pestaggio ad opera del figlio di un boss mafioso. Telejato e Pino Maniaci sono considerati, a livello internazionale, un baluardo della lotta contro le mafie e della libera informazioneAbbiamo contattato telefonicamente Pino per un’intervista.

- Che cos’è Telejato?

Telejato è definita la più piccola emittente d’Italia, anche se non credo sia così, la definiamo così in modo paradossale per dire che dalla più piccola emittente d’Italia, sotto la direzione di Pino Maniaci dal 1999, si fanno nomi e cognomi dei mafiosi presenti nel nostro territorio, un po’ come l’ufficio anagrafe. Abbiamo anche un nostro motto -molto bello- che dovrebbe diventare il motto di tutti siciliani onesti “loro si sentono uomini d’onore e per noi disonorarli è una questione d’onore”, questo è il vessillo che si è dato Telejato nel tempo per combattere questo cancro della nostra società -della Sicilia- chiamato mafia. Telejato la rilevai nel 1999 perché stava per chiudere e da lì iniziò un’avventura che sinceramente non pensavo mi portasse a tanto, nel senso di minacce, intimidazioni e quant’altro. Abbiamo comunque deciso di andare avanti “senza se e senza ma” e di combattere questo fenomeno.

- Chi è che ce l’ha con lei Pino Maniaci? Ricordiamo che ha ricevuto più di 250 querele, come mai? continua a leggere …

Viaggio della legalità a Palermo

mercoledì, ottobre 13th, 2010

Ciao, siamo Alberto e Francesco del gruppo “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie” e quest’estate, dal 1 al 5 settembre, siamo stati in una minima rappresentanza a Palermo e dintorni per renderci conto di persona, attraverso questo viaggio della legalità, del fenomeno mafioso e malavitoso che colpisce questa grande città del sud Italia. Il nostro gruppo opera sul territorio reggiano con iniziative organizzate da noi stessi come il cineforum, banchetti alla diverse manifestazioni e incontri-dibattiti, restando molto attivi anche su iniziative di carattere nazionale come la festa del 1 Marzo 2010 (tenutasi proprio a Reggio) a cui abbiamo partecipato con grande entusiasmo per dire il nostro “NO ALLA MAFIA”.

Tornando al nostro viaggio, preso l’aereo Mercoledì mattina alle ore 7.50 da Milano Malpensa, poco prima delle 10 siamo atterrati a Punta Raisi e da qui è cominciato il nostro viaggio; difatti poco dopo abbiamo preso il treno in direzione stazione d’Orleans, dove ad attenderci vi era Caterina, una ragazza di Libera Terra Mediterraneo che ci ha fatto da guida per tutto l’arco del nostro viaggio.

Depositati i nostri bagagli nella struttura alberghiera di Casa Marconi, ci siamo recati alla fermata dell’autobus per raggiungere il centro ed andare a visitare il negozio di Libera, che sorge in un vecchio negozio di vestiti che però era diventato una sede della Mafia. Qui abbiamo ascoltato la spiegazione delle diverse attività di Libera sul territorio siciliano, dalle terre confiscate alla mafia dove si producono prodotti biologici alle diverse iniziative in atto; poco dopo esserci saziati in un ristorante dell’associazione “Addio Pizzo” che comprende tutti i coraggiosi commercianti di Palermo che invece di pagare il pizzo, devolvono una parte del loro profitto a Libera per i suoi progetti, abbiamo proseguito la nostra visita, ma vinti dalla stanchezza accumulata durante il viaggio siamo tornati in albergo per riposarci. La sera, dopo cena, siamo andati alla scoperta di Palermo; è stata una bella serata e siamo capitati nel luogo dove è stato girato il film su Don Pino Pugliesi (nel quartiere Ballarò).

Corleone

Il giorno seguente avevamo un pulman tutto per noi e ci siamo diretti verso Alto Belice Corleonese e nel pomeriggio a Corleone, per visitare prima la cantina Cento Passi che prende il nome dall’omonimo film su Peppino Impastato, sorta su un terreno confiscato al boss mafioso Giovanni Brusca. continua a leggere…

Intervista ad Ayala, PM del Maxiprocesso di Palermo

sabato, settembre 4th, 2010

 

Giuseppe Ayala da noi intervistato

Giuseppe Ayala è un celebre magistrato italiano. E’ stato Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Palermo, in qualità di Sostituto Procuratore. Nel 1982 Ayala è entrato a far parte, insieme a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino, del nascente pool anti-mafia, in cui ebbe un ruolo di spicco. Ayala divenne famoso come Pubblico Ministero del Maxiprocesso, celebratosi davanti la 1° Corte d’Assise di Palermo dal Febbraio 1986 al Dicembre 1987 a carico di 475 imputati per mafia tra cui Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Successivamente Ayala è stato Sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia durante i governi Prodi I, D’Alema I e II. Attualmente Giuseppe Ayala è consigliere presso la Corte d’Appello dell’Aquila. In contrapposizione a questa intervista abbiamo fatto qualche domanda al Senatore Berselli, Presidente della Commissione Giustizia del Senato.

- Secondo lei in Emilia è presente la mafia?

Mi dispiace dovere rispondere sì, non è una scoperta mia sicuramente. Perché in Emilia, come in tutte le regioni del nord? Perché la mafia lucra enormi capitali, tutti di illecita provenienza naturalmente; nel momento in cui questi capitali vengono riciclati e inseriti nell’economia legale, poniamoci anche se è difficile nei panni di un mafioso, anziché investirli in regioni povere non è forse più remunerativo investirli in regioni ricche, che danno più facilità di investimento e maggiori possibilità di profitto? Per cui purtroppo le regioni ricche di questo paese da questo punto di vista sono esposte, non da oggi o da ieri ma da tempo, alla presenza di organizzazioni criminali per via dell’investimento del loro capitale. La recentissima indagine della Lombardia sulla ‘ndrangheta conferma perfettamente questa analisi.

- Secondo lei, ci sono rapporti tra mafia, politica e società occulte?

Non c’è dubbio. Non tutta la politica stiamo attenti, perché tutte le generalizzazioni contengono il grosso rischio dell’errore, ma la storia soprattutto della mafia siciliana, di Cosa Nostra, che accompagna poi la storia d’Italia, perché senza voler andare troppo indietro nel tempo Garibaldi quando venne a conquistare il Regno delle Due Sicilie la mafia l’ha trovata, dimostra che da sempre ci sono settori della politica disponibili a rispondere alle esigenze della mafia.

Questa è una cosa su cui bisogna riflettere, perché questo spiega la longevità della mafia: se la mafia fosse soltanto un’organizzazione criminale, e lo è indubbiamente, non avrebbe una longevità di oltre un secolo e mezzo. In nessun’altra parte del mondo c’è mai stata un’organizzazione criminale che è durata così tanto, quello che spiega questa longevità e che la mafia è anche una struttura di potere che siede ai tavoli dove si decidono le cose, non tutte ma quella che la interessano. Quindi c’è da sempre questa sua capacità di penetrazione all’interno delle istituzioni, questo è proprio quello che fa la differenza e che la rende estremamente pericolosa.

- Legge sulle intercettazioni, vendita all’asta dei beni confiscati alla mafia, scudo fiscale… in questo modo, secondo lei, non si corre il rischio di favorire le criminalità organizzate, le mafie?

Dire che si corre il rischio è molto cauto, si va oltre. Per fortuna il provvedimento che prevedeva la vendita dei beni dei mafiosi all’asta è stato annunciato ma non se n’è più fatto niente, speriamo che non venga mai ripescato. continua a leggere …