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Che cos’è la mafia?

mercoledì, giugno 12th, 2013

Di seguito una testimonianza semplice, ma secondo noi molto realistica e a tratti commovente, su ciò che chiamiamo mafia. L’articolo è stato scritto da una ragazza di origine siciliana. La Redazione di Cortocircuiuto


Quando ero bambina mi chiedevo spesso che cosa fosse. Alle scuole elementari la maestra ci propose una recita per la festa di fine anno: «Rappresenteremo “Il giorno della civetta“», così dopo aver letto un brano del romanzo di Sciascia, ci preparammo.

Sul palcoscenico fu allestito un bus di cartone; non mi ricordo che parte avessi io, un bambino faceva il tramviere, un altro il bigliettaio, un altro, lo ricordo chiaramente, il venditore di panelle. Il tram era fatto benissimo, di cartone e a grandezza naturale, da piccola mi sembrava così grande; mi sembrava addirittura in grado di proteggerci tutti, noi che invece eravamo soltanto dei bambini.  Colasberna fece per salire sull’autobus e ci rimase secco. Rimase steso per terra a causa di un colpo di pistola. Per il sangue utilizzammo del pomodoro ed in quel momento l’atmosfera divenne rarefatta e gelata. Colasberna cadde. Nessuno vide nulla. Il venditore di panelle si dileguò insieme agli altri. Ecco, per me, alle elementari la mafia era quella. Quella che, con paroloni, la maestra definiva, riassumendo,”omertà”.

Crescendo è stato veramente strano accorgersi che proprio io vivevo circondata da quella stessa rarefatta atmosfera. Certo, i giornali e la televisione ci facevano conoscere i grandi eventi: i quotidiani parlavano delle grandi stragi e nel loro piccolo i telegiornali locali ci bombardavano con le sparatorie del giorno. No, non abitavo nel Bronx, non ho mai assistito ad un regolamento di conti sotto casa mia, ma piano piano ho iniziato a rendermi conto di essere incapsulata in quella stessa bolla trasparente a pareti permeabili, che avvolgeva tutto e che poteva inglobare tutto. Non soltanto le cose, ma soprattutto le menti delle persone.

Una volta mia madre tornò a casa in lacrime: mio padre aveva subìto l’ennesima rapina e lei purtroppo era stata presente. Ero già grandicella e non era la prima volta che sentivo un racconto del genere. Spesso, in passato, mio padre aveva subito delle rapine, era quasi una prassi per chi aveva un attività, ma mia madre non era mai stata presente. Quella volta mi raccontò la scena dei ragazzotti usciti dalla sala giochi che avevano puntato una pistola alla testa a mio padre per farsi dare l’incasso del giorno. Mia madre si era sentita morire, ed io morivo con lei mentre mi raccontava. Eppure in strada nessuno vide nulla. Quella nebbiolina sottile offuscò ancora una volta le coscienze. Ho spesso ripensato a quella scena e nonostante io non l’abbia vissuta in prima persona, è come se dentro di me l’avessi vissuta innumerevoli volte. E risuona ancora la frase che mia madre ripete ancora adesso «Pi travagghiari cca ciaviri i cani attaccati» (trad.: Per lavorare qui devi avere i cani legati fuori, …qualcuno che ti protegga insomma). continua a leggere …

Costi ad alta velocità. Video-inchiesta sul progetto Tav di Reggio Emilia

mercoledì, aprile 18th, 2012

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CLICCA QUI PER VEDERE LA PRIMA PARTE (7 minuti).

CLICCA QUI PER VEDERE LA SECONDA PARTE (4 minuti).

«I costi per la realizzazione della stazione “Mediopadana” dell’Alta Velocità di Reggio non sono aumentati». Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente ANCI, risponde secco alle domande su costi e tempi del progetto Tav di Reggio Emilia. Eppure le delibere comunali e gli atti ufficiali, spulciati dalla redazione del giornalino studentesco Cortocircuito, smentiscono Delrio.

Persino Mauro Del Bue, assessore della giunta Delrio ed ex sottosegretario alle Infrastrutture, riferendosi alla stazione dell’Alta Velocità di Reggio Emilia scrisse «vi è stata una costante lievitazione dei costi» (interrogazione parlamentare del 24 Luglio 2006).

E i tempi? Tante promesse, raramente mantenute. «Nel nostro contratto c’era scritto che doveva essere consegnato tutto nel 2009, stazione compresa», afferma Alessandro Gandino, ex responsabile pubbliche relazioni del Presidio Informativo di Cepav, il consorzio di imprese che fino al 2007 si è occupato della realizzazione della linea ferroviaria dell’Alta Velocità e delle opere connesse nella tratta Milano-Bologna.

Gandino -intervistato dalla redazione del giornalino studentesco Cortocircuito- evidenzia anche l’esistenza di eccessive catene di subappalti: «Una gara di appalti e subappalti. C’è un mondo che ci ha mangiato. Non sto parlando di corruzione, ma di parassitismo puro». Gandino rivela che anche lui non era pagato in modo diretto, ma attraverso una serie si subappalti che ovviamente gonfiavano in modo consistente i costi.

La seconda parte della video-inchiesta di Cortocircuito affronta il progetto Tav di Reggio nel suo complesso: dal costo dei ponti di Calatrava alla pensilina del casello autostradale, dalle infiltrazioni mafiose denunciate anche da Roberto Saviano alla mancanza di trasparenza.

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Inchiesta della redazione del giornalino studentesco Cortocircuito. Realizzata da Elia Minari (coordinamento e interviste), insieme a Riccardo Pelli (voce narrante), Federico Marcenaro (riprese).

 La rassegna stampa sull’inchiesta:

Il Giornale di Reggio: La denuncia sui lavori della Tav, i costi sono lievitati dell’800% in dieci anni
Prima Pagina: I costi della stazione Tav smentiscono il sindaco. Inchiesta del giornalino studentesco fa le pulci ai conti del progetto
ReggioNelWeb: L’inchiesta degli studenti smentisce il sindaco Delrio. Cortocircuito porta alla luce tutto sui costi della stazione Tav
ReggiOnline: Costi e ritardi, la Tav sospesa tra inferno e paradiso. Il giornalino Cortocircuito ha realizzato un’inchiesta che punta a fare chiarezza

La rassegna stampa sulla replica:

– Il Giornale di Reggio: Costi Tav, Delrio ammette: «Non c’è trasparenza». Il sindaco controreplica a Cortocircuito e scarica l’aumento sulla giunta Spaggiari
– ReggioNelWeb: Delrio scarica tutto sulla Spaggiari. Il sindaco replica sull’aumento dei costi dell’Alta Velocità, ma non convince
– Il Resto del Carlino: Vele di Calatrava, Delrio: «Presto tutte le spese on line». Il sindaco ammette: «Rispetto al progetto iniziale i costi sono effettivamente aumentati»
– Prima Pagina: Delrio ora ammette: «Rispetto alla previsione della giunta Spaggiari c’è stato un aumento». Il sindaco risponde a Cortocircuito

Collegati:

– Repubblica.it pubblica una sintesi della nostra video-inchiesta sulla stazione Mediopadana
– Delrio replica all’inchiesta sulla stazione Mediopadana
– Le foto dell’intervista al sindaco Graziano Delrio (21 marzo 2012)
Altri documenti: le delibere comunali sui costi dei ponti dei Calatrava
– «Costi lievitati anche a causa del parassitismo». La testimonianza dell’ex resp. comunicazione del cantiere Tav di Reggio by Elia Minari

Aggiornamenti:

– «La Mediopadana il 4 ottobre non sarà pronta». Le voci di alcuni addetti ai lavori by Elia Minari
– «Ho conosciuto la mafia nel cantiere Tav di Reggio Emilia». Parla il Presidente della Camera di Commercio Bini 
(video)

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Le nostre video-inchieste:

«Il referendum sull’acqua non sarà rispettato». Video-inchiesta nella città leader del referendum: Reggio Emilia 
Posso entrare? Video-inchiesta sulle discoteche reggiane
Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio sull’immigrazione (partendo dai luoghi comuni)
Video-inchiesta: il Parmigiano Reggiano grazie agli indiani

(18 Aprile 2012)

Il futuro del Parmigiano Reggiano è in mano ai Sikh

domenica, febbraio 26th, 2012

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 25 Febbraio 2012]

«Se non ci fossero gli indiani le attività di produzione del Parmigiano Reggiano sarebbero andate un po’ in crisi». Ad ammetterlo è Graziano Salsi, presidente della cooperativa CILA di Novellara. La sua è una delle più grandi aziende agricole di allevamento di bovini dell’Emilia Romagna, ogni giorno produce 350 quintali di latte. Quasi tutti i lavoratori delle sue stalle sono stranieri. La maggior parte provengono dall’India, ma ci sono anche tunisini, pakistani, macedoni e marocchini.

Sveglia prima dell’alba: alle quattro del mattino iniziano i lavori per la prima mungitura, poi si puliscono le stalle. Nel primo pomeriggio si procede già con la seconda mungitura. Un lavoro duro e dettato da tempi inflessibili, domeniche e giorni festivi non esistono. Così è scandita la giornata dei lavoratori della comunità indiana dei Sikh. Sono una minoranza religiosa monoteista e provengono dalla regione indiana del Punjab, la terra dei cinque fiumi, per certi aspetti simile alla pianura padana. Le stesse distese lunghe e fertili, con le montagne sullo sfondo. E poi l’etica di due popoli infaticabili.

(QUI IL CORTOMETRAGGIO)

Hanno cominciato ad arrivare a Novellara nei primi anni ’90. Lavorando duramente, si sono conquistati la fiducia della comunità che li ha accolti in modo positivo. Fin dall’inizio hanno trovato lavoro soprattutto nelle stalle, nei caseifici e nei campi. Ma ora, dopo aver fatto figli e contratto un mutuo per comprarsi casa, alcuni di loro hanno deciso di aprire un’azienda agricola in proprio. Da dipendenti a padroni. Spesso danno da lavorare ai loro connazionali appena arrivati. Invece la seconda generazione, figlia dei primi immigrati, ha studiato nelle nostre scuole e giustamente preferisce fare lavori meno duri.

I Sikh a Novellara sono un esempio di integrazione perfettamente riuscita. Appena fuori dal paese hanno edificato anche il tempio “Gurdwara”, uno dei più grandi d’Europa. «Abbiamo comprato la terra e ogni indiano ci ha messo una parte dei suoi risparmi», ci riferisce orgoglioso Avtar Singh, che da oltre 20 anni lavora nelle stalle reggiane. Singh però ammette che il lavoro nelle stalle è molto duro e i malanni quotidiani sono tanti. «Non si può fare questo lavoro fino a 70 anni. Altrimenti uno muore prima della pensione», continua a leggere …

«E’ vero, tanto è cambiato ma i tabù sono gli stessi»

mercoledì, febbraio 22nd, 2012

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 22 Febbraio 2012]

«Mi sono accorto di essere omosessuale verso i dodici anni, in seconda media. Durante l’ora di educazione fisica guardavo le gambe dei miei compagni, di quelli più belli, naturalmente. L’ho capito di colpo, con chiarezza: mi piacciono i ragazzi». Un incipit che compie vent’anni e fa ancora scalpore.

In occasione del ventunesimo anniversario dalla pubblicazione, “Ragazzi che amano ragazzidi Piergiorgio Paterlini uscirà in tredicesima ristampa per Feltrinelli. Ancora uno dei pochi libri che in Italia e in Europa rappresenta e racconta l’infanzia e l’adolescenza dei ragazzi omosessuali. Attraverso le “confessioni” degli adolescenti stessi.

Nella nuova edizione le dodici storie originali saranno introdotte da due testi scritti appositamente dall’autore per questa edizione speciale, due testi che tentano di riassumere e assimilare le evoluzioni politiche e sociologiche degli ultimi due decenni. Cercando di raccontare soprattutto la storia del rapporto fra questo libro e i suoi lettori, tra l’avvento della tecnologia e la radicata autorità dei tabù.

– Nel 1991 come è nato “Ragazzi che amano ragazzi”?

«Ho pensato di scrivere il libro che avrei voluto trovare in libreria, ma non esisteva ancora. A quel tempo se si parlava di adolescenti li si supponeva tutti eterosessuali, continua a leggere …

Viaggio nell’inferno di chi non ha nulla

lunedì, febbraio 20th, 2012

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 7 Febbraio 2012]

Negli occhi dei senza tetto si nasconde il freddo più intenso. Emergono storie difficili a credere. La Caritas di via Adua alle cinque di domenica pomeriggio s’affolla. La fila davanti ad un pasto caldo unisce tanti volti e tante vite. Extracomunitari, padri di famiglia, vedove, bambini, anziani, uomini soli, disoccupati.

Carlo Stefani è un cinquantenne emiliano. Ha perso il suo lavoro fisso come camionista l’estate scorsa, si nutre quotidianamente in mensa. «Ho sempre vissuto dignitosamente, non avrei mai pensato di ridurmi così», confessa amareggiato. L’attuale crisi economica ha stroncato il suo presente. La causa di divorzio dalla sua seconda moglie lo ha privato degli ultimi risparmi. Sebbene tutte le patenti di guida conseguite e gli anni d’esperienza in Italia e all’estero, è costretto a vivere nella sua Ford Focus, senza un impiego. «Se mi chiamassero a lavorare a Dubai domani, andrei. Non ho paura di vivere lontano. In Italia a cinquant’anni non trovo più lavoro». Nelle parole di Carlo si percepisce tutto il pudore e l’imbarazzo di presentarsi in quanto nullatenente. «Ci sono stati periodi della mia vita in cui guadagnavo sei milioni al mese e cambiavo auto ogni quattro anni. Oggi non ho niente e nessuno. Questi sono gli unici vestiti che ho».

Nino è emigrato dalla Giordania, da sei anni vive per strada, dopo essere stato costretto a cedere la sua attività alla moglie in fase di separazione. «Stasera andrò a dormire alla stazione di Ferrara. La stazione di Reggio è troppo fredda. Non c’è una sala d’aspetto allestita». continua a leggere …

Una spaghettata antimafie per il giornalista sotto protezione (articolo+intervista)

giovedì, febbraio 9th, 2012

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 5 Febbraio 2012]

Dal ventidue dicembre la vita di Giovanni Tizian, collaboratore del gruppo l’Espresso, è cambiata. Due giorni prima della vigilia di Natale, oltre alle consuete telefonate di auguri da parte di familiari ed amici, Tizian ha ricevuto una telefonata sicuramente meno desiderata. Dall’altro capo della linea c’era il procuratore capo di Modena Zincani che gli annunciava la decisione di assegnarli due uomini di scorta.

Ora, che tutto è diventato più difficile, per non farlo sentire solo e per esprimergli solidarietà, in tanti sono accorsi alla spaghettata antimafie organizzata dell’Anpi in collaborazione con “Libera. Associazioni nomi e numeri contro le mafie”, ieri all’oratorio Helder Camara di San Polo.

Friselle pugliesi, polenta fritta, erbazzone reggiano, spaghetti: prelibatezze del sud e del nord, prodotti quasi tutti provenienti dalle terre confiscate alla mafie, coltivate da aziende agricole sociali d’agricoltura biologica. «Consumare i prodotti dei terreni confiscati alle mafie è un segnale importantissimo», ha sottolineato Annalisa Duri del coordinamento di Libera Reggio. «Spesso le terre dei mafiosi una volta confiscate vengono abbandonate. Questa è una sconfitta per lo stato e così la gente può dire “meglio quando c’era il mafioso”. Acquistando i prodotti di queste terre si ridà speranza alla faccia pulita dell’Italia».

Dopo pranzo, Tizian ha parlato di “Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea” edito da Round Robin. 300 pagine con fatti, nomi e cognomi. continua a leggere …

Incontro con il professore Giorgio Prodi che smentisce i luoghi comuni sulla Cina

sabato, gennaio 28th, 2012

Giorgio Prodi (a destra) intervistato da Elia Minari

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 28 Gennaio 2012]

Sembrava lontana e si è avvicinata a passi da gigante. La Cina del XXI secolo sta scalando la classifica globale e quotidianamente fa acquisti nel mondo occidentale in crisi. Compra banche, aziende storiche in crisi e titoli di stato dei nostri paesi. Il professor Giorgio Prodi, docente e ricercatore di economia all’Università di Ferrara e membro dell’osservatorio Asia, ha cercato di spiegare i motivi di tale successo in un partecipato incontro dal titolo “Italia-Cina”, lunedì alla Gabella di via Roma a Reggio Emilia.

«Negli ultimi 30 anni la Cina ha accumulato risorse, esportando molto di più di quanto importasse», ha esordito Prodi. «Grazie anche ad un alto tasso di risparmio di famiglie ed imprese, può ora fare grandi investimenti in tutto il globo. La Cina fa acquisti dall’Australia all’Africa, dagli Stati Uniti all’Europa».

Giorgio Prodi, con grafici e dati alla mano, ha ripercorso in modo rigoroso le tappe fondamentali del successo cinese. Già dal nome “Cina”, che in lingua madre significa “paese di mezzo”, si può comprendere bene la concezione cinese del mondo: “noi siamo al centro del pianeta, gli altri si devono adeguare”. Infatti, ha spiegato Prodi, lo sviluppo economico è stato possibile anche grazie al nazionalismo, che oggi costituisce il fattore centrale della politica cinese. A differenza del comunismo, ormai rimasto solo sulla carta.

«Spesso l’economia cinese – ha proseguito il figlio dell’ex Presidente del Consiglio – nel nostro paese viene avvertita come una minaccia. La realtà però è diversa. Ad esempio, i cinesi hanno permesso a molto aziende italiane di continuare ad essere competitive. A differenza di quanto si crede, l’economia di Prato senza i cinesi sarebbe morta. Perché senza gli immigrati dagli occhi a mandorla, Prato non avrebbe retto la concorrenza del mercato globale».

L’articolo de “Il Giornale di Reggio” di Della Porta

«Affinché il nostro paese possa trarne notevoli vantaggi – ha continuato – occorre migliorare le relazioni economiche, ma anche quelle culturali. Possiamo vendere ai cinesi prodotti di alta qualità. Infatti oggi l’Italia esporta in Cina soprattutto prodotti della meccanica. Dobbiamo valorizzare questi settori e non demonizzarli come si è fatto negli ultimi anni. A dire il vero in Cina esportiamo anche rifiuti, in particolare quelli industriali».

Quando gli viene chiesto se in Cina si prevedono rivolte come nel nord Africa, Giorgio Prodi è dubbioso: «Non credo. Il governo di Pechino, anche grazie allo straordinario sviluppo economico, gode di grande consenso tra i suoi cittadini. Anche se in occasione delle ribellioni africane il governo di Pechino ha innalzato il livello di guardia e intensificato i controlli».

Ci lamentiamo del fatto che i cinesi producano falsi? «Dovremmo incominciare dal nostro paese. L’Italia è il secondo produttore mondiale di falsi». Un altro luogo comune: «Si protesta per la concorrenza sleale dei loro prodotti? I due terzi delle esportazioni cinesi – ha concluso il prof. Prodi – sono opera di aziende occidentali con filiali in Cina».

L’incontro, coordinato da Elia Minari dell’associazione “Cortocircuito”, fa parte degli eventi promossi da “Gabella” nell’ambito della scuola di etica “Giacomo Ulivi”.

[evento del 23 Gennaio 2012]

QUI un’altra foto della serata.

Il folto pubblico in Gabella per l’incontro con il prof. Giorgio Prodi

 

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Vedi anche:

– Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio sull’immigrazione (partendo dai luoghi comuni)
Malainformazione: i luoghi comuni dell’informazione, ovvero la scomparsa dei fatti (video)

Che ve ne frega?

sabato, gennaio 21st, 2012

“Meditate che questo è stato:/vi comando queste parole./Scolpitele nel vostro cuore,/stando in casa andando per via,/coricandovi alzandovi;/ripetetele ai vostri figli./O vi si sfaccia la casa,/la malattia vi impedisca/i vostri nati torcano il viso da voi.”
(Primo Levi – Se questo è un uomo)

Quando vi fanno pensare alla Shoah, il 27 di gennaio, il Giorno della Memoria, pensate alle dita incancrenite per il freddo, rigide e scure, suppuranti, alle ginocchia spigolose ed infiammate, al bacino incavo tra le anche puntute sotto la pelle tesa, alle costole in vista;
pensate alla testa rapata; pensate alle orecchie rosse per il gelo;
pensate agli occhi privi di espressione e poi ditemi se parlo di un uomo o di una carcassa: ditemi se questo è un uomo!
Per qualcuno erano numeri tatuati e niente altro.

Che ve ne frega? Forse sì, tra voi c’è ancora qualcuno che li ritiene solo numeri, lontane ombre del passato delle quali può fare volentieri a meno, alle quali non vuole dedicare neanche cinque minuti dei suoi pensieri, neppure il 27 gennaio. Eppure io non so se sono tanto crudele da augurarvi cinque minuti di quel che passarono i deportati. Io ci penso spesso.

Se non lo avete ancora capito vorrei che pensaste, come persone, individui, uomini, perché i numeri non pensano, le masse non ragionano e controllare una cosa è più semplice che controllare tante menti; per i menefreghisti, state pur certi che troverete qualcuno che vi userà, ammesso che non stia già succedendo, perché la presunzione odierna è un’ottima armatura solo fin quando l’acqua non vi arriva alla gola ed allora affogherete. Altrettanto, assuefarsi al degrado ed accettarlo è un peso destinato a schiacciarvi, perciò pensate alle vittime dei nazifascisti ed a cosa simboleggiano.

Invito anche i giovani “fascistelli” ed i neo-nazisti a guardare in viso il feto morto, figlio dei loro eroi, perché si vergognino del loro feticismo per le uniformi, per il culto della violenza, per la mentalità retrograda, maschilista ed anti-democratica, per le quali portano avanti miti dei quali non comprendono neanche origini e crimini. E tali crimini basterebbero ad allontanarne una persona. continua a leggere …

5 azioni che ogni cittadino può fare contro le mafie

domenica, dicembre 25th, 2011

VEDI IL VIDEO DELLE 5 AZIONI

Nella lotta alle mafie certamente le istituzioni possono fare molto, ma cosa può fare un semplice cittadino privo di responsabilità istituzionali o politiche? Cosa può fare colui che non è né magistrato, né poliziotto, né parlamentare? Colui che magari pensa con rassegnazione di essere “condannato” alla parte di spettatore o, nel migliore dei casi, alla parte di tifoso. Ci siamo sentiti porre questa domanda numerosissime volte, per questo abbiamo deciso di cercare di dare una risposta più chiara, attraverso cinque semplici azioni che ogni cittadino può attuare ogni giorno contro le mafie. Si tratta di semplici azioni nate da ciò che abbiamo imparato in questi anni, dalle nostre riflessioni, ma sono aperte anche alle vostre proposte e ai vostri suggerimenti.

Queste cinque azioni contro le mafie servono anche per smettere di lamentarsi soltanto, per smettere di delegare sempre agli altri. La magistratura e le forze dell’ordine svolgono un ruolo sicuramente indispensabile, ma non è sufficiente! Serve l’impegno di tutti noi, con piccoli gesti, che possono però creare seri problemi alle organizzazioni mafiose. Perché le mafie prosperano anche grazie ai nostri silenzi e alla nostra indifferenza.

A questo proposito, negli ultimi anni Falcone e Borsellino ci sono stati presentati troppo spesso come degli eroi-martiri solo da commemorare. Quest’immagine è fuorviante. Falcone e Borsellino non sono eroi, sono uomini che facevano il loro dovere, morti da uomini liberi. Chiamarli eroi si sposa con il distanziare il loro percorso con il nostro, si sposa con la deresponsabilizzazione del cittadino, si sposa con il delegare agli altri.

Per questi motivi, come associazione “Cortocircuito” (www.cortocircuito.re.it) e come gruppo “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie”, dal 2009 abbiamo realizzato cortometraggi, video-inchieste, interviste e diverse iniziative antimafia, per cercare di sensibilizzare la cittadinanza sulla presenza delle mafie nella nostra città. E per invitare i nostri coetanei a uscire dall’indifferenza. 

Ecco le nostre 5 azioni:

– PRIMA AZIONE: INFORMARSI IN MODO CRITICO. E’ fondamentale informarsi ed informare, se non si conosce un fenomeno non si è in grado di fronteggiarlo e di combatterlo adeguatamente.
Tuttavia si tratta di un compito non facilissimo. I media spesso sono condizionati da molteplici aspetti di convenienza editoriale e politica. Inoltre sono diversi i casi in cui la stampa tende a derubricare probabili fatti di mafia ad atti di vandalismo o a “fenomeni elettrici”. Per questo è fondamentale, oltre a informarsi di piùinformarsi da più fonti; solo in questo modo è possibile formarsi un’idea più veritiera possibile su un determinato fatto. Informandovi da più fonti riuscirete ad essere giornalisti di voi stessi!
Inoltre è importante non prendere nessuna fonte, dal servizio televisivo all’articolo di giornale, come oro colato, ma non considerare una verità assoluta neanche un video di “youtube”. Essere quindi curiosi, ma anche dubbiosi.

– SECONDA AZIONE: CONSUMARE IN MODO CRITICO. E’ possibile acquistare i prodotti delle terre confiscate alle mafie, gestite prevalentemente da cooperative sociali di agricoltura biologica, riunite a livello nazionale da “Libera Terra”. E’ un segnale importantissimo perché spesso le terre dei mafiosi una volta confiscate vengono abbandonate: questa è una sconfitta per lo Stato e così la gente può dire “meglio quando c’era il mafioso”.
Inoltre si possono acquistare i prodotti nei negozi che aderiscono ad “Addiopizzo”, anche al nord. A Milano, per la Direzione Distrettuale Antimafia, oltre cinquemila commercianti pagherebbero il pizzo. Consumando in maniera critica è come se andassimo a votare ogni volta che facciamo la spesa.
E’ anche importante ricordare che ci vuole qualche cautela in più nel caso di ristoranti, pizzerie, imprese e negozi sorti improvvisamente con evidente impegno di consistenti capitali. Non sono pochi i casi in cui, anche nel nostro territorio, ci si è scontrati con luoghi coinvolti in azioni di riciclaggio di denaro mafioso.
Infine, anche se può sembrare scontato e anche se molte volte non è un fatto collegato alle mafie, bisogna sempre farsi fare lo scontrino, perché diversi commercianti “si dimenticano” di farlo.

– TERZA AZIONE: PARTECIPARE AL VOTO. Se non si sceglie si lascia che altri scelgano per noi. La mafia spesso offre i suoi pacchetti di voti alle elezioni: dalle comunali alle europee, per questo occorre partecipare al voto, incluso quello referendario. E’ importante cercare di scegliere i candidati “più puliti”, perché le mafie non sono ne’ di destra ne’ di sinistra, spesso puntano sul cavallo vincente. Indicare la preferenza è fondamentale, perché meno elettori usano il proprio voto di preferenza più facile sarà per pochi elettori vicini a un’organizzazione mafiosa fare entrare, ad esempio, in un consiglio comunale il proprio candidato.

– QUARTA AZIONE: NON ACCETTARE SCORCIATOIE. Per combattere le mafie, bisognerebbe imparare a dire no alle tante scorciatoie che la vita offre ogni giorno, ai favori, alle raccomandazioni, preferendo “al puzzo del compromesso morale, il fresco profumo della libertà”, come auspicava il giudice Paolo Borsellino.

– QUINTA AZIONE: DENUNCIARE-PARTECIPARE. L’indifferenza è compromesso. Il silenzio degli onesti è il pericolo maggiore che ci sia per la democrazia. Noi crediamo che ogni cittadino possa fare la sua parte, anzi debba fare la sua parte, contro il radicamento mafioso nella nostra città. Perché come dice il secondo paragrafo dell’articolo 4 della nostra bella Costituzione “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” Quindi l’indifferenza è incostituzionale!

Occorre uscire dal silenzio e prendere parola. Perché una libertà passiva non esiste, la libertà va esercitata ogni giorno, per lei occorre spendersi.

Inoltre chi lavora in istituti di credito, chi è notaio, chi è proprietario di immobili, aziende, imprese, ecc… può fare di più. Ci siamo spesso chiesti come si comportino questi cittadini quando si accorgono che il denaro trattato potrebbe essere frutto di reati di mafia. Vogliamo credere che sceglierebbero di perdere un cliente, un’occasione di lavoro, di vedere sfumare un affare, con la soddisfazione di aver dato un contributo al prevalere della società degli onesti su quella dei criminali. E’ sufficiente che siano indifferenti alla provenienza dei soldi perché il risultato sia esattamente l’opposto.

Adesso non abbiamo più scuse, non possiamo più dire “non lo sapevo”. Perché solo il coraggio degli onesti può riaccendere la speranza, capendo che con le mafie non può esserci futuro. Aspettiamo, con una mail, i vostri suggerimenti e le vostre proposte per migliorare insieme queste cinque azioni.

 

Elia Minari, Francesca Montanari, Andrea Franzoni, Federico Marcenaro, Luca Gemmi, Pietro Montorsi, Francesco Giglioli, Nuccia Ciambrone, Gianluigi Iembo, Alberto Masssari, Matteo Davoli, Francesco Chiriatti, Marco Pisi, Riccardo Pelli, Gabriele Manici, Aya Radwan, Valentina Barbieri e Xhesika Shkurti.

Associazione culturale antimafia “Cortocircuito” di Reggio Emilia

(aggiornato il 23 Marzo 2013)

VEDI IL VIDEO DELLE 5 AZIONI

 

 

Bibliografia: “La convergenza” di Nando dalla Chiesa, “La giustizia è una cosa seria” di Antonio Nicaso e Nicola Gratteri, “Sulle regole” di Gherardo Colombo, “Nomi, cognomi e infami” di Giulio Cavalli, “Nel labirinto degli dei” di Antonio Ingroia.

La legalità non è una limitazione della libertà, ma l’unica strada per raggiungere davvero la libertà”.
Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

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Vedi anche:

– Libera rilancia a livello nazionale le nostre 5 azioni contro le mafie

 

Video-inchiesta: il Parmigiano Reggiano grazie agli indiani

giovedì, dicembre 15th, 2011

Se non visualizzi il video clicca qui.

L’intera filiera produttiva del Parmigiano Reggiano, simbolo di Reggio Emilia nel mondo, oggi è quasi esclusivamente nelle mani degli immigrati, in particolare indiani.
Siamo andati ad intervistare Graziano Salsi, Presidente della cooperativa CILA di Novellara, una delle più grandi aziende agricole di allevamento di bovini dell’Emilia Romagna e uno dei lavoratori indiani di questa cooperativa.

Il video mostra l’integrazione economica e culturale della comunità indiana che vive e lavora nella bassa reggiana. Un valido esempio è il tempio indiano Sikh di Novellara (RE), il più grande in Italia e il secondo in Europa.
Questo cortometraggio è stato realizzato in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia nell’ambito del progetto europeo SPARDA, che ci ha permesso di vedere la nostra città sotto un’altra prospettiva. L’inchiesta è stata realizzata da Mariangela Santucci, Chiara Cigarini ed Elia Minari.

La Redazione del giornalino studentesco Cortocircuito

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Vedi anche:

Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio sull’immigrazione (partendo dai luoghi comuni)
Il futuro del Parmigiano Reggiano è in mano ai Sikh (articolo)
Malainformazione: i luoghi comuni dell’informazione, ovvero la scomparsa dei fatti (video)
Stranieri vittime dell’ignoranza (articolo)

(15 Dicembre 2011)

4 nuovi video per la legalità, contro le mafie

domenica, dicembre 11th, 2011

Pubblichiamo quattro video che documentano alcune attività da noi recentemente realizzate:

Il primo video documenta alcuni estratti dell’incontro pubblico del 29 Novembre 2011 ad Albinea (RE) con Nicola GratteriProcuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, ed Antonio Nicasostudioso e scrittore, nonché uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta a livello internazionale.
Nel video il Procuratore Gratteri spiega, portando il chiaro esempio di un supermercato della ‘ndrangheta, di come “le mafie non producano ricchezza e neppure lavoro“. Inoltre il Prof. Nicaso ci mette in guardia: “in Italia le mafie non le abbiamo mai combattute, perché non abbiamo mai voluto combatterle”, abbiamo combattuto solo la “macelleria criminale”, i poveracci, aggiungendo “chi ancora può credere che il capo della mafia sia Totò Rina o Bernardo Provenzano? .. se questi fossero stati i capi della mafia li avremmo già distrutti da tanto tempo”.
Inoltre chiariscono “i mafiosi quando sono venuti al nord sono entrati in certi ambiti perché qualcuno ha aperto loro la porta, perché qualcuno non ha saputo dire no ai soldi e ai voti delle mafie”.
L’incontro è stato introdotto da Elia Minari del Giornalino studentesco Cortocircuito e dei “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie”. Noi continueremo a combattere le mafie prendendo parola e utilizzando lo strumento della cultura, unica pistola sfuggita dalle mani della mafia.

Il secondo video: brevi discorsi improvvisati di Nuccia Ciambrone ed Elia Minari per presentare le attività dei “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie” e del Giornalino studentesco Cortocircuito, in occasione della serata “In-patto” del 5 Novembre 2011 in piazza Martiri del 7 Luglio a Reggio Emilia. Evento organizzato insieme al gruppo “Quanto Basta”.

Il terzo video è l’intervista -da noi realizzata- al magistrato Piercamillo Davigoex pm del pool “Mani Pulite” e uno dei massimi esperti di corruzione. Attualmente è Giudice alla Corte Suprema di Cassazione.

Infine, il quarto, è un video shock: dopo aver inaugurato la targa in memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ai Giardini di Reggio Emilia, ci si avvicina un ragazzo originario della Sicilia che ci dice “Provenzano faceva lavorare i giovani, faceva solo appalti.” Ma la realtà è molto diversa… Come ci ha spiegato più volte il Procuratore Antimafia di Reggio Calabria Gratteri, nella mafia -se si entra poveri- se ne esce morti o morti di fame. Inoltre la mafia quando ti dà un lavoro ti toglie tutto il resto: i diritti, e soprattutto la dignità.

Tutte le riprese sono state fatte da Federico Marcenaro del Giornalino studentesco Cortocircuito.

La Redazione di Cortocircuito

 

(11 Dicembre 2011)

La realtà distorta e capovolta dai luoghi comuni

martedì, novembre 22nd, 2011

Per luoghi comuni spesso si intende “i giovani di oggi non sono come quelli di una volta” o “le donne non sanno guidare”. In questo articolo invece quando parliamo di luoghi comuni non ci riferiamo a queste stupide frasi fatte, ma ai luoghi comuni frutto di un’informazione distorta, che finisce spesso per capovolgere la realtà, offuscando i fatti ed i dati.

L’opinione pubblica risulta confusa da questo tornado mediatico formandosi opinioni del tipo “gli incidenti stradali mortali negli ultimi trent’anni sono aumentati”, “la maggior parte degli immigrati arriva in Italia via mare con i barconi” o “siamo tutti intercettati”. Queste sono solo alcune delle numerose risposte che abbiamo raccolto ponendo alcune semplici domande a qualche persona intervistata lungo la strada. Quasi sempre, la gente è sicura delle risposte che dà a questo genere di domande, non avendo alcun tipo di dubbio o di esitazione; invece spesso queste risposte sono sbagliate, a volte corrispondono addirittura all’opposto della realtà. Vediamo alcuni esempi.

Gli incidenti stradali mortali negli ultimi trent’anni sono aumentati o diminuiti in Italia? La risposta unanime è stata: “Aumentati!” Una ragazza ci ha spiegato meglio “sono aumentati a causa di alcool e droghe”. Sembra incredibile, ma la realtà è diversa: nel 1980 i morti sulle strade furono 8537, nel 2009 -nonostante l’aumento esponenziale delle auto- sono stati la metà.

E’ vero che la presenza di immigrati aumenta la delinquenza? “Alla grande!”, così hanno esordito alcuni ragazzi intervistati che non sembrano avere dubbi sull’argomento. I dati però dicono altro: infatti, nonostante la presenza di immigrati in Italia negli ultimi 20 anni sia aumentata vertiginosamente e più di ogni altro Paese europeo (dal 1998 al 2008 la crescita è stata del 246%, fonte Istat), la delinquenza non è aumentata sostanzialmente. Un sondaggio Istat-Ministero degli Interni mostra che nel 2003 si sono commessi lo stesso numero di crimini del 1996 e nel 2007 il numero di reati è stato simile al 1991 continua a leggere …

La notizia dell’assoluzione del senatore Andreotti mi riempie di gioia

martedì, novembre 22nd, 2011

Dopo aver parlato della malainformazione, averne spiegato i meccanismi che vi sono alla base e aver elencato alcuni clamorosi luoghi comuni che ne sono derivati (vedi qui), analizziamo un caso emblematico di malainformazione. Si tratta di una vicenda di cui tutti dovrebbero essere a conoscenza, ma purtroppo non è così. Stiamo parlando di uno dei più importanti e longevi politici italiani, il sette volte Presidente del Consiglio e attuale senatore a vita Giulio Andreotti.

Il 15 ottobre 2004 la Corte di Cassazione pronuncia l’ultima parola sul processo a carico di Andreotti, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa dalla Procura di Palermo. L’ultimo grado di giudizio non fa altro che confermare la sentenza di appello del 2 maggio 2003:

La corte […] dichiara non doversi procedere nei confronti dello stesso Andreotti in ordine al reato di associazione per delinquere, […] commesso fino alla primavera del 1980, per essere lo stesso reato estinto per prescrizione.

Il testo è inconfutabile, di una chiarezza cristallina. Andreotti non è stato assolto. Il più volte presidente del Consiglio ha commesso il reato di associazione per delinquere fino alla primavera del 1980, solo che dopo 23 anni non è più punibile. Non passa molto tempo che scatta l’orgia delle dichiarazioni dei politici e questa semplice verità è soffocata dalla parole. Siamo andati a ripescare alcune dichiarazioni rilasciate all’agenzia Ansa quel giorno:

La notizia dell’assoluzione del senatore a vita Giulio Andreotti mi riempie di gioia anche se non mi coglie di sorpresa, perché da sempre sono stato convinto assertore della sua innocenza. Clemente Mastella

Mi sembra una buona notizia, mi fa molto piacere. Romano Prodi

Desidero esprimere al presidente Andreotti affettuosa solidarietà. Finisce un’odiosa persecuzione. Francesco Storace continua a leggere …

Intervista a Manfredi Borsellino, figlio di Paolo Borsellino

martedì, settembre 20th, 2011

Manfredi Borsellino con il padre e la madre

Manfredi Borsellino è figlio del noto magistrato Paolo Borsellino, ucciso con un’auto esplosiva il 19 Luglio 1992 a Palermo.
Quando Paolo Borsellino, ora simbolo mondiale della lotta contro le mafie, saltò in aria in via D’Amelio il figlio Manfredi aveva 21 anni. Manfredi Borsellino, attualmente Commissario di Polizia di Cefalù (Palermo), sta continuando a servire lo Stato, come fece il padre fino alla morte. Lo abbiamo contattato telefonicamente per un’intervista.

– Dopo la strage di Capaci nel ‘92, il Giudice Borsellino confessò ad Antonio Ingroia che si sentiva invecchiato di 10 anni in pochi giorni. Uno stato d’animo di cui la famiglia ebbe modo di accorgersi?

Dopo la morte di Falcone mio padre cambiò. Prima era una persona estremamente divertente, con un umorismo abbastanza spiccato: non amava prendersi sul serio e scherzava anche sulle cose più drammatiche. Dopo la strage di Capaci invece si chiuse un poco in se stesso e gradualmente, quasi a presagire la tragedia, si allontanò dalla famiglia. Fu da parte di mio padre un’operazione molto sottile. Era talmente preparato all’eventualità di essere, da un momento all’altro, vittima di un attentato che voleva prepararci al periodo successivo alla sua eventuale morte.

– Lei questo quando lo comprese?

Noi lo capimmo soltanto dopo la morte di mio padre, infatti in quei famosi 57 giorni (tra l’attentato a Falcone e quello a Borsellino, ndr) io e le mie sorelle non comprendevamo questo atteggiamento di mio padre. […] Invece oggi siamo grati a mio padre per aver fatto in modo che noi potessimo, non solo accettare la sua morte violenta e improvvisa, ma fossimo anche preparati a sostenere tutte le difficoltà, tutti gli assalti anche indiscriminati dei mass media e dell’opinione pubblica dopo la sua morte. Malgrado io e le mie sorelle fossimo abbastanza giovani, io avevo appena 21 anni quando mio padre ci lasciò, ci ritrovammo delle persone molto più adulte dell’età che avevamo.

– Le facciamo una domanda molto “difficile”, secondo lei suo padre poteva essere salvato?

Si, credo che si poteva evitare. Si sapeva che la prossima vittima designata, dopo l’attentato a Giovanni Falcone, era mio padre. Quindi lo Stato era nelle condizioni di salvare mio padre, costringendolo o indulgendolo ad allontanarsi da Palermo con la famiglia in quei giorni drammatici successivi la strage di Capaci. Invece non arrivò nessun segnale da parte del Governo di allora. […] E’ mia personale convinzione che se mio padre fosse stato costretto, anche contro la sua volontà, ad allontanarsi da Palermo per raggiungere una località segreta, determinati scenari sarebbero mutati velocemente e mio padre probabilmente non sarebbe stato assassinato. Però purtroppo con i se non si può cambiare il corso della storia.

– Lei ha studiato legge ed è oggi Commissario di Polizia. Quanto ha influito nella sua scelta il fatto di essere figlio di Paolo Borsellino?

Mio padre è stato magistrato, mio nonno materno è stato magistrato, mio bisnonno è stato un giudice militare: una certa aria di giustizia e di legge l’ho respirata fin da bambino. Ho voluto continuare questa strada familiare, anche se con un incarico diverso, poiché credo tantissimo nei valori della giustizia e dell’onestà. Amo a dismisura la mia terra e la città in cui vivo, ho il dovere di fare di tutto per cambiarla in meglio. Indubbiamente la scelta del lavoro è stato influenzata anche dal fatto che mio padre era quasi sempre circondato da poliziotti di scorta o da carabinieri o finanzieri che lo aiutavano nell’attività investigativa, per cui sono sempre stato attratto dal lavoro svolto da questi validissimi collaboratori di mio padre. continua a leggere …

Malainformazione – i luoghi comuni dell’informazione, ovvero la scomparsa dei fatti (video)

venerdì, settembre 2nd, 2011

 

Se non visualizzi il video clicca qui.

un signore da noi intervistato

Abbiamo realizzato questo breve video per dimostrare come i media possano causare nelle persone non solo disinformazione (ovvero la non conoscenza di fatti e dati), su determinati argomenti, ma ancheMalainformazione‘ (la percezione di fatti e dati inesistenti o inesatti, che diventano luoghi comuni). A questo proposito abbiamo scelto alcune domande ‘trabocchetto’: la risposta che sembra ovvia (essendo un luogo comune) è in realtà sbagliata, e spesso la risposta data dagli intervistati corrisponde proprio all’opposto della realtà.

Come, ad esempio, nella domanda riguardante l’aumento degli incidenti stradali mortali negli ultimi trent’anni: l’intervistato risponde con sicurezza che sono aumentati, suggestionato dai numerosi servizi di telegiornale e articoli sull’argomento, quando invece il numero di incidenti stradali mortali nel 2009 è esattamente la metà di quello del 1980.

Armati di telecamera, microfono e dati abbiamo intervistato persone di tutte le età facendo loro le stesse domande, e ottenendo risposte più o meno simili, con l’obiettivo di ‘smascherare’ qualche luogo comune creato dai media, che spesso ci porta a percepire il mondo circostante diverso da come è realmente. Vi invitiamo a guardare e far guardare questo filmato per mettervi alla prova e vedere quanto voi stessi siete ‘malainformati’! … Con il consiglio di provare in futuro a verificare sempre il vostro grado di ‘malainformazione’ su qualsiasi argomento!

La Redazione di Cortocircuito

P.S. Continueremo il progetto “Malainformazione -la scomparsa dei fatti” realizzando presto degli incontri-conferenza rivolti al pubblico. In tali occasioni, partendo dall’analisi di articoli di giornale e servizi del tg, cercheremo di spiegare le principali tecniche di manipolazione dell’informazione, spesso motivate da numerosi e macroscopici conflitti d’interesse degli stessi media. Ci saranno presto aggiornamenti sul nostro blog.

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Vedi anche:

La realtà distorta e capovolta dai luoghi comuni
La notizia dell’assoluzione del senatore Andreotti mi riempie di gioia
Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio sull’immigrazione (partendo dai luoghi comuni)
Stranieri vittime dell’ignoranza (articolo)
Video-inchiesta: il parmigiano reggiano grazie agli indiani

(2 Settembre 2011)

Stranieri vittime dell’ignoranza. Troppi italiani prestano fede a convinzioni prive di fondamento

martedì, maggio 24th, 2011

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 21 Maggio 2011]

I luoghi comuni sull’immigrazione: li spiega un video realizzato da Cortocircuito insieme alla Provincia. Il cortometraggio è imperniato sulle interviste del giornalino studentesco di Reggio alla gente lungo la strada. La prima domanda è: «Secondo te è vero che la presenza di immigrati aumenta la delinquenza?». «Alla grande!», così hanno risposto Andrea e Gaetano che non sembrano avere dubbi sull’argomento. I dati però dicono altro: infatti, nonostante la presenza di immigrati in Italia negli ultimi 20 anni sia aumentata vertiginosamente e più di ogni altro paese europeo (dal 1998 al 2008 la crescita è stata del 246%, fonte Istat), la delinquenza non è aumentata sostanzialmente. Un sondaggio Istat–Ministero degli Interni mostra che nel 2003 si sono commessi lo stesso numero di crimini del 1996 e nel 2007 il numero di reati è stato simile al 1991.

«Come arrivano i clandestini in Italia?», ecco un altro luogo comune da sfatare: secondo Christian, Elena, Andrea, Elisa e molti altri arrivano con i gommoni. Invece, secondo un’indagine del Ministero degli Interni del 2008, solo il 12% dei clandestini entra via mare, mentre il 73% dei clandestini entra con un normale visto turistico dai principali aeroporti italiani, ma poi rimane anche dopo che il visto è scaduto; il restante 15% entra via terra. Questo significa che i respingimenti di massa hanno un alto impatto politico e mediatico, ma servono a poco per contrastare l’ingresso di clandestini.

Sarà presto possibile vedere il cortometraggio, intitolato “Noborder, senza confini”, sul sito internet www.cortocircuito.re.it.

 

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Izuorah Francis Ikwunngbd, nigeriano cinquant’enne recentemente trapiantato a Reggio Emilia, quando lo intervistiamo ci tiene subito a precisare: «Io sono nigeriano, ma ci sono tanti italiani in Nigeria impegnati per il petrolio che non trattano bene i nigeriani, questo non va bene. Non so come mai molti italiani sono così razzisti».

Lei quindi pensa che gli italiani siano razzisti?

«Si, la maggior parte sono razzisti. Gli italiani quando viaggiano amano gli stranieri, ma quando non viaggiano non gli piace vederli».

In particolare per il lavoro, è dura?

«Non c’è lavoro per nessuno ora, è molto dura, sono da sei mesi senza lavoro. Io sono laureato, sono ingegnere, ma mi dicono di tornare a scuola, a cinquant’anni!»

Cosa chiederebbe allo Stato italiano per gli immigrati?

«Chiedo al governo di aiutare gli immigrati, perché siamo innanzitutto un’opportunità, come quando gli italiani emigravano in un altro paese. Stiamo pregando affinché Dio tocchi il cuore di Berlusconi, Fini e Bossi, affinché l’economia di questo paese possa cambiare e migliorare. Vogliamo tornare a lavorare, questo è ciò che vogliamo».

Le piacerebbe diventare cittadino italiano?

«No, non mi piacerebbe diventare cittadino».

Perché?

«Perché sono di colore e gli italiani non amano le persone di colore».

 

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Vedi anche:

– Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio sull’immigrazione (partendo dai luoghi comuni)
Video-inchiesta: il parmigiano reggiano grazie agli indiani

La mosca preferisce affogare. La scrittura creativa

martedì, maggio 24th, 2011

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 21 Maggio 2011]

Sul sito di Cortocircuito si cerca di dare spazio anche alla scrittura creativa. Vi proponiamo il pezzo forte, quello che risulta essere l’articolo più cliccato.

“Guardandomi intorno spesso li vedo: tanti e piccoli cerchi nell’acqua, immagini di un movimento vacuo e inespressivo. Spesso li sento: flebili ronzii bagnati e impotenti, condensati in un’aria secca e immobile. Sono sciami di giovani insettini neri; nient’altro che mosche la fonte di quei cerchi, di quei rumori. Moscerini grassi di latte, imprigionati in un piccolo tinello a doghe spesse, in un maneggio solitario, di un’amena valle primaverile.

L’uomo non è nient’altro che una mosca, prigioniera in un secchio di latte appena munto e riversato dall’alto, dalle calde e pesanti mammelle di una florida vacca che dal basso impedisce la visione del cielo azzurro. Così, turgide di quell’opalescente nutrimento in cui stanno annegando, pingui di quel tepore nel latte della vacca e gonfie delle verità della piccolezza in cui sguazzano e ronzano, le mosche si fanno via via sempre più pesanti e sature del dolce e facile latte.

Le ali delle più sazie e quiete sono già rigide, in una calma che è caratteristica della morte, impregnate e terse di quel grave nutrimento, di quelle verità piovuta dalle imponenti mammelle. Alcune musicalmente resistono, gravemente e con sonori sforzi di ali svolazzano mirando al bordo, tentando di innalzarsi dal secchio di se stesse verso il limite. Molte, all’interno di quella geometrica costruzione di legno e chiodi, cedono e mollemente si lasciano tirare a fondo, fuse e ammorbate di quel silenzio che è proprio del tappeto nero sulla densa superficie. Poche escono.

Abbiate il coraggio di innalzarvi oltre l’orlo del vostro neutro secchio d’allevamento, volate sopra la gonfia e plumbea palude di mosche e latte. Abbiate il coraggio di vivere”

Matteo Guidetti (collaboratore giornalino studentesco Cortocircuito)

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Leggi anche:

– Cortocircuito, un esempio di giornalismo studentesco partecipativo. Perché i media tradizionali non bastano più by Riccardo Pelli e Elia Minari
– Un giornale aperto a tutti. Dopo la “carta”, un sito e una web-tv con collegamenti nazionali by La Redazione
– Stranieri vittime dell’ignoranza by Elia Minari, Matteo Davoli, Marco Pisi, Greta Perrotta e Federico Marcenaro
– “Padroni di niente ma servi di nessuno”. L’immigrazione figlia delle politiche coloniali by Matteo Davoli

Cortocircuito sulla Gazzetta di Reggio

martedì, maggio 24th, 2011

Sabato 21 Maggio 2011 la “Gazzetta di Reggio”, il quotidiano più venduto della nostra provincia, ha pubblicato cinque articoli scritti dalla redazione di Cortocircuito, giornalino studentesco delle scuole superiori di Reggio Emilia. (clicca sulla foto per allargarla)

Questi gli articoli pubblicati sulla Gazzetta:

Cortocircuito, un esempio di giornalismo studentesco partecipativo. Perché i media tradizionali non bastano più by Riccardo Pelli e Elia Minari
Un giornale aperto a tutti. Dopo la “carta”, un sito e una web-tv con collegamenti nazionali by La Redazione
Stranieri vittime dell’ignoranza by Elia Minari, Matteo Davoli, Marco Pisi, Greta Perrotta e Federico Marcenaro
“Padroni di niente ma servi di nessuno”. L’immigrazione figlia delle politiche coloniali by Matteo Davoli
La mosca preferisce affogare. La scrittura creativa by Matteo Guidetti

 


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Vedi anche:

Giovani per la legalità: libro + dvd

Inaugurazione della targa per Falcone, Borsellino e tutte le vittime innocenti delle mafie

domenica, maggio 22nd, 2011

Sabato 21 maggio 2011 l’associazione culturale antimafia Cortocircuito e il gruppo “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie” hanno inaugurato ai Giardini Pubblici di Reggio Emilia la targa in memoria di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e di tutte le vittime innocenti delle mafie.

Hanno preso parte all’iniziativa tanti giovani e gente comune, oltre al magistrato del tribunale di Reggio Emilia Anna Maria Casodonte e ad Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali. Hanno partecipato anche parlamentari ed assessori reggiani. 

(clicca sulle foto per allargarle)

Noicontrolemafie 2011

giovedì, maggio 19th, 2011

Noicontrolemafie 2011 – Ci sono loro. Ma ci siamo anche noi.

E’ questo il titolo del festival della legalità che si svolgerà a Reggio Emilia il 27, 28 e 29 Maggio 2011. Si tratta di una tre giorni di convegni, seminari, conferenze e spettacoli, promossa dalla Provincia di Reggio Emilia, con l’ideazione e la direzione scientifica del professor Antonio Nicaso e la cura educational della Dott.ssa Rosa Frammartino.

Nel corso del festival saranno anche proiettati video e spot contro le mafie realizzati dal giornalino studentesco Cortocircuito insieme ai “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie”. Saremo sempre noi giovani a gestire il punto informazione-accoglienza all’entrata del festival nella giornata conclusiva del 29 Maggio al parco Cervi (ex Tocci). Vi aspettiamo!

La Redazione di Cortocircuito

Clicca qui per leggere il programma (pdf)

21 e 25 Maggio, due eventi organizzati da Cortocircuito

domenica, maggio 15th, 2011

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Qui l’articolo della “Gazzetta di Reggio” sul corteo per la Costituzione e l’inaugurazione della targa.

Vedi anche:

– Incontro con Giovanni Impastato in piazza Casotti, il video
– Giovani per la legalità: libro + dvd

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Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio sull’immigrazione (partendo dai luoghi comuni)

mercoledì, maggio 4th, 2011

 

Se non visualizzi il video clicca qui.

“Rubano lavoro agli italiani, aumentano la delinquenza, sono un costo”, questi sono solo alcuni dei diffusissimi luoghi comuni sul fenomeno dell’immigrazione, raccolti con delle interviste lungo la strada, da cui prende forma il cortometraggio “Noborder, senza confini”.  Il documentario fornisce anche uno spaccato di una zona della città – il quartiere della stazione  fortemente cambiata negli ultimi decenni in relazione al fenomeno della migrazione. Partendo dai dati dell’Istat, del Ministero degli Interni e della Banca d’Italia, il cortometraggio cerca di fornire utili spunti di riflessione sul fenomeno, senza negare i problemi di convivenza comunque esistenti e che sono fisiologici in un contesto sociale in forte mutamento.

Il documentario è stato realizzato dalla redazione del giornalino studentesco Cortocircuito, nell’ambito di “Noborder”, progetto della Provincia di promozione della comunicazione interculturale attraverso l’uso dei nuovi media, rivolto agli studenti delle scuole superiori di Reggio Emilia.

Cortometraggio della redazione di Cortocircuito. Realizzato da Elia Minari (coordinamento e regia), Federico Marcenaro (riprese), Riccardo Pelli (voce narrante), Nuccia Ciambrone, Greta Perrotta, Matteo Davoli, Giulia Domenichini, Anna Lusuardi, Marco Melloni, Davide Gaudiero, Marco Pisi, Roberto Rossi, Cesare Vezzani, Francesco Garuti, Alberto Zuccoli, Laura Malfeo, Gabriele Guidetti, Federico Berardino, Elias Lonidetti, Davide Belli, Francesco Giglioli.

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Vedi anche:

– Video-inchiesta: il parmigiano reggiano grazie agli indiani
– Malainformazione: i luoghi comuni dell’informazione, ovvero la scomparsa dei fatti (video)
– Stranieri vittime dell’ignoranza (articolo)
– “Padroni di niente ma servi di nessuno”. L’immigrazione figlia delle politiche coloniali by Matteo Davoli (articolo)

(4 Maggio 2011)

Giovani contro le mafie. Giovani per la legalità

martedì, aprile 19th, 2011

“Giovani contro le mafie. Giovani per la legalità” è il titolo di un progetto che dal 18 Aprile al 23 Maggio 2011 porterà momenti di sensibilizzazione sul territorio della provincia di Reggio Emilia. Tale progetto è stato realizzato in collaborazione con alcune realtà giovanili del territorio. Incontri, proiezioni, spettacoli teatrali, attività formative, produzione di una pubblicazione e di video per comunicare al territorio e ai giovani il valore della legalità e del contrasto alle mafie.

CHI SONO

L’iniziativa è promossa da alcuni Comuni della provincia di Reggio Emilia (Albinea, Bagnolo in Piano, Cadelbosco Sopra, Castelnovo Sotto, Quattro Castella, Reggio Emilia, Vezzano sul Crostolo) in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna e la Provincia di Reggio Emilia. A realizzare e promuovere le attività sono state chiamate alcune associazioni del territorio: Centro giovani di Albinea – progetto InContro le mafie, Giornalino studentesco Cortocircuito, Gabella, Giovani a Reggio Emilia contro le mafie, Maki Pub, Officina educativa e il progetto Percorsi di Cittadinanza e Legalità del consorzio Romero.
“Giovani contro le mafie. Giovani per la legalità” è un percorso che vede le Amministrazioni locali e i gruppi giovanili del territorio collaborare per mettere a valore l’impegno per testimoniare due valori: la promozione della legalità e della giustizia. continua a leggere …

Sulle regole – gesti quotidiani per la legalità

sabato, aprile 16th, 2011

Pubblichiamo lo spot “Sulle regole”: la legalità spiegata attraverso episodi di vita quotidiana, per fare più attenzione ai gesti che compiamo ogni giorno. Lo spot è stato realizzato dal giornalino studentesco Cortocircuito insieme ai “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie”, al Collettivo Studentesco Locomotori e al Comune di Reggio Emilia, per promuovere gli importanti eventi sulla legalità e l’antimafia che si terranno nel maggio 2011 nella nostra città. Il video, patrocinato anche dalla Provincia di Reggio Emilia, sarà trasmesso nelle tv locali. Lo spot è liberamente ispirato dal libroSulle regole” di Gherardo Colombo. Per vedere le foto scattate durante la realizzazione dello spot clicca qui.

La Redazione di Cortocircuito

Se non visualizzi il video clicca qui.

(16 Aprile 2011)

Boicottiamo le mafie

martedì, aprile 12th, 2011

“Boicottiamo le mafie” è una ricerca svolta dall’Osservatorio Civico Antimafie che punta il faro dell’attenzione su di noi, i cittadini. Leggendo ci sentiamo corresponsabili ma per la prima volta anche protagonisti nella lotta alle mafie. Liberi di scegliere, con le nostre azioni, se sostenerle o boicottarle.

Scorrendo le pagine della ricerca, si scoprono numeri impressionanti e sono i numeri del “mondo” della droga. “Mondo”, una parola decisamente appropriata, perché non c’è niente di così globalizzato come il traffico di stupefacenti. 28.000 morti nel 2006 in Messico, tra regolamenti di conti e scontri fra le organizzazioni criminali e la polizia. 22.000 gli italiani morti per uso di droghe, dal ’73 ad oggi. Schiavi gli abitanti dei paesi del sud del mondo, sfruttati e costretti dalle mafie a coltivare piantagioni di coca, oppio, cannabis e dall’altra parte del mondo, schiavi delle droghe i consumatori.

59 sono i miliardi che le mafie italiane hanno fatturato nel 2008 grazie allo spaccio di sostanze stupefacenti. Qualche decina di milioni di euro, l’hanno ottenuta grazie ai reggiani. Le mafie fatturano perché le persone comprano. Si è calcolato che circa 50.000 reggiani facciano uso di cannabis e che circa 7.000 cittadini facciano uso di cocaina. Migliaia sono i clienti delle mafie nella nostra provincia.

Sembra molto difficile far passare la semplice verità che ogni volta che si compra, anche una modica quantità di droga, si finanziano le mafie. I soldi che poi vediamo riciclati nella cementificazione, a volte sconsiderata, del nostro territorio o quelli che come ci ha raccontato Saviano, finiscono in ristoranti, discoteche, locali, sono i miliardi guadagnati dallo spaccio.

E allora vi lasciamo alla lettura di questa ricerca che ci sbalordisce con numeri quantomeno inaspettati e che alla fine ci fa sentire liberi e fieri di dire NO alle mafie, non solo con le parole ma con le azioni concrete.

La Redazione di Cortocircuito

Clicca qui per sfogliare il PDF della ricerca

P. S. Fa parte della ricerca anche il sondaggio on-line, realizzato dal giornalino studentesco Cortocircuito in collaborazione con i “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie”, sul sito di Cortocircuito e del Portale Giovani. Da questo breve sondaggio, articolato in cinque semplici domande, si evince –ad esempio- che il 36,4% dei ragazzi che hanno risposto conoscono qualcuno che fa o ha fatto uso di sostanze stupefacenti.

Viaggio della Memoria 2011

giovedì, marzo 17th, 2011

«Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, (…) che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto». (Lorenzo Milani)

Da queste convinzioni filosofiche trae ispirazione il Viaggio della Memoria 2011, di cui anche quest’anno pubblichiamo alcune riflessioni dei nostri coetanei che vi hanno partecipato. Il “Viaggio della Memoria” è un’esperienza molto interessante e toccante organizzata da Istoreco per gli studenti delle scuole superiori di Reggio Emilia e provincia. Quest’anno il programma ha previsto la visita a Berlino e ai campi di concentramento di Sachsenhausen e di Ravensbrück. Un’esperienza, come abbiamo sottolineato anche l’anno scorso, indispensabile al bagaglio culturale di ogni individuo, per evitare oggi e in futuro ogni nuova forma di razzismo, discriminazione e violenza.

La Redazione di Cortocircuito

Un odio stretto in gola per le assurdità umane, lo stomaco era chiuso davanti al sangue versato su quel terreno …arido tanto d’erba quanto d’umanità; gli occhi rimanevano lucidi e bagnavano disperati la baracca con lacrime d’angoscia mista a rabbia. Ancora oggi è obbligo chiedersi il perché ed è obbligo chiedersi anche di quanto sangue ha ancora bisogno l’egoismo umano. Le parole non bastano per comprendere ciò che hanno vissuto milioni di deportati. I campi di concentramento, i luoghi della memoria, devono essere visitati di persona. Bisogna sentire sulla propria pelle ogni ingiustizia subita da qualsiasi uomo sulla faccia della terra, bisogna saper tremare d’indignazione davanti ad ognuna di queste ingiustizie.

Siamo noi che dobbiamo portare avanti e raccontare alle generazioni future ciò che successe allora. Noi abbiamo la fortuna di sentire testimonianze di persone che hanno lottato, che sono scappate, che sono sopravvissute a questo orrendo sterminio. Noi oggi abbiamo dunque la responsabilità, anzi, il dovere e l’obbligo morale di portare avanti la MEMORIA.

Matteo Davoli e Chiara Cigarini (Zanelli, entrambi)

un momento del viaggio della Memoria

Assonnati e stanchi siamo partiti all’una del mattino di martedì 15 febbraio e, dopo alcune ore di viaggio, ci siamo “svegliati” in Germania.

I nostri occhi si sono posati su un paesaggio freddo e ghiacciato, dove i campi brulli si alternano a pinete ed acquitrini. Un paesaggio così diverso da quello italiano non ha potuto che stimolare la nostra fantasia e, basandoci sui racconti degli ex deportati nei lager (soprattutto quello di Mirella Stanzione al teatro Ariosto), non ci è stato difficile immaginare colonne di povera gente infreddolita che erano costrette a marciare da crudeli carcerieri. Questa è stata la prima immagine evocata dal paesaggio invernale: il freddo e la disperazione dei deportati.

Proseguendo col viaggio, abbiamo cercato di stimolare la mente dei nostri compagni partecipanti, chiedendo cosa ci si aspettava da questa attività. Nonostante le risposte siano state abbastanza disparate, ci siamo resi conto che la maggior parte di noi ha solamente una vaga idea di come sia Berlino e di quale sia la sua storia. Molti si sentono intimiditi dall’entità della tragedia che, per la prima volta, potranno vedere e toccare con mano: lontani dai testi scolastici o dalle forse troppo ripetute parole degli adulti. continua a leggere …

Registrazione videomessaggio per Castelvetrano, le foto

domenica, febbraio 13th, 2011

Sabato 12 Febbraio 2011 alla Gabella di via Roma, insieme agli studenti del liceo Classico Ariosto che partecipano a “Percorsi di cittadinanza e legalità” delle scuole superiori di Reggio Emilia e al gruppo “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie”, abbiamo registrato un videomessaggio indirizzato agli studenti di Castelvetrano (in provincia di Trapani). La località siciliana è stata teatro di una vicenda preoccupante, quando lo scorso 19 gennaio in occasione dell’anniversario di nascita di Paolo Borsellino i presidi delle scuole del paese hanno vietato agli studenti di partecipare all’incontro pubblico con il Procuratore Ingroia e il pentito Calcara. Per vedere il video e per ulteriori info clicca qui. (clicca sulle foto per allargarle)

La Redazione di Cortocircuito