Posts Tagged ‘riflessione’

Che ve ne frega?

sabato, gennaio 21st, 2012

“Meditate che questo è stato:/vi comando queste parole./Scolpitele nel vostro cuore,/stando in casa andando per via,/coricandovi alzandovi;/ripetetele ai vostri figli./O vi si sfaccia la casa,/la malattia vi impedisca/i vostri nati torcano il viso da voi.”
(Primo Levi – Se questo è un uomo)

Quando vi fanno pensare alla Shoah, il 27 di gennaio, il Giorno della Memoria, pensate alle dita incancrenite per il freddo, rigide e scure, suppuranti, alle ginocchia spigolose ed infiammate, al bacino incavo tra le anche puntute sotto la pelle tesa, alle costole in vista;
pensate alla testa rapata; pensate alle orecchie rosse per il gelo;
pensate agli occhi privi di espressione e poi ditemi se parlo di un uomo o di una carcassa: ditemi se questo è un uomo!
Per qualcuno erano numeri tatuati e niente altro.

Che ve ne frega? Forse sì, tra voi c’è ancora qualcuno che li ritiene solo numeri, lontane ombre del passato delle quali può fare volentieri a meno, alle quali non vuole dedicare neanche cinque minuti dei suoi pensieri, neppure il 27 gennaio. Eppure io non so se sono tanto crudele da augurarvi cinque minuti di quel che passarono i deportati. Io ci penso spesso.

Se non lo avete ancora capito vorrei che pensaste, come persone, individui, uomini, perché i numeri non pensano, le masse non ragionano e controllare una cosa è più semplice che controllare tante menti; per i menefreghisti, state pur certi che troverete qualcuno che vi userà, ammesso che non stia già succedendo, perché la presunzione odierna è un’ottima armatura solo fin quando l’acqua non vi arriva alla gola ed allora affogherete. Altrettanto, assuefarsi al degrado ed accettarlo è un peso destinato a schiacciarvi, perciò pensate alle vittime dei nazifascisti ed a cosa simboleggiano.

Invito anche i giovani “fascistelli” ed i neo-nazisti a guardare in viso il feto morto, figlio dei loro eroi, perché si vergognino del loro feticismo per le uniformi, per il culto della violenza, per la mentalità retrograda, maschilista ed anti-democratica, per le quali portano avanti miti dei quali non comprendono neanche origini e crimini. E tali crimini basterebbero ad allontanarne una persona. continua a leggere …

Educare alla fatica

giovedì, dicembre 15th, 2011

L’ozio è il padre di tutti i vizi. Questa massima ci segue da millenni. Fin dall’antichità, anzi, più nel passato che oggigiorno, viene ripetuta. *

L’esperienza e la storia mi hanno insegnato che è nella miseria e nelle avversità che si mostrano i migliori sentimenti. Quando non si ha nulla da perdere e si riesce a capire la sofferenza altrui, viene più naturale e spontanea la condivisione, la perseveranza e la benevolenza. Quando manca il necessario non viene meno la forza d’animo, ciò che non si vede è lo scoramento. Chi non ha niente sa che deve agire per non soccombere, è la classica storia del: o si nuota o si affoga.
Quando, invece, si ha garantito tutto l’indispensabile, non si agisce più per il crescere assieme di pari passo, ma si inizia a sgomitare per ottenere di più. Perché il necessario non ci basta? Perché vogliamo sempre di più? Avendo cibo, acqua e vestiti, dovremmo essere contenti, perché, allora, non riusciamo ad essere lieti?

Epicuro risponde, dicendo che il nostro è un errore di valutazione: avendo garantito ciò che è basilare, iniziamo a considerare necessario ciò che non lo è, ciò che è solo un di più che, se c’è, ben venga, ma se manca non deve essere causa di dispiacere per noi. La nostra infelicità sarebbe, dunque, causata dall’affannarci ad inseguire a tutti i costi cose di cui possiamo fare a meno. Perché perseveriamo in questo errare?

Ho già riportato, in un’altra riflessione, la risposta di Ennio Flaiano, ossia che noi cerchiamo la felicità, ma è inutile poiché essa non appartiene a questo mondo. Aggiungo, io, che la felicità è di sua natura non durevole: è uno stato di esaltazione che ci agita e ci agita, è una sorta di orgasmo spirituale-mentale, destinato a svanire nell’arco di poco tempo. Io sono una persona che ha avuto molte soddisfazioni, molte occasioni di grande felicità, tuttavia non mi sento contenta, ne cerco di nuove, inseguo altri sogni e altri progetti che facciano vibrare la mia anima di mille emozioni, sperando di poster raggiungere quella più inebriante, quella della felicità. continua a leggere …

Orecchie da mercante

giovedì, febbraio 3rd, 2011

Con grande piacere annunciamo il ritorno di una “vecchia” firma di Cortocircuito: Onar Aion. In questo nuovo articolo Onar ci espone, come sempre in modo chiaro e diretto, le sue idee. Lasciamo a lei la parola, anzi la tastiera. Qualsiasi commento è ben accetto! La Redazione di Cortocircuito

“In quelle città le periodiche invasioni avevano distrutto ogni capacità di reazione negli abitanti. Si piegavano alla volontà delle cose senza mai tentare nessuna difesa. […] costretti a restare s’ingegnavano a tirare avanti con gli invasori prestando loro piccoli servizi in cambio di tolleranza.”

[“Il topo della sera” da “Diario Notturno” di Ennio Flaiano]

“Stile di sinistra […] -A causa del cattivo tempo la Rivoluzione è stata rimandata a data da destinarsi.-”

[“Diario Notturno” di Ennio Flaiano]

Leggendo i sagaci scritti di Flaiano che criticavano e dipingevano la società italiana degli anni ’50 e ’60, mi sono resa conto che forse le cose sono soltanto peggiorate, per cui ho pensato di prendere spunto dalle sue affermazioni per fare riflessioni sui nostri giorni. Com’è nel mio stile cercherò di non entrare nei dettagli o nei casi particolari di ciò che accade, ma parlerò a livello generale, sia perché non mi ritengo abbastanza informata per poter giudicare gli avvenimenti, sia perché ritengo che vi siano regole generali, valori ed ideali seguendo i quali si possono trovare le soluzioni ai problemi.

Quel che mi infastidisce maggiormente a livello di partiti politici è proprio il fatto che si dia grande peso ai programmi elettorali, a dire quali problemi ci sono da affrontare, senza però spiegare in base a quali principi morali verranno risolti. Non è questo ciò di cui però voglio parlare oggi in questa prima puntata.

Come potete leggere nelle citazioni ciò su cui vorrei riflettere anche con voi è la mancanza di forza, decisione e determinazione che il popolo ha nell’affrontare le avversità. Bisogna innanzi tutto cercare di capire quali possono essere le motivazioni che ci spingono a quest’atteggiamento di calma: fiducia nelle istituzioni? Non credo, non in quelle italiane almeno, da un ultimo sondaggio risulta che i giovani sperano molto nell’Unione Europea. Sfiducia in sé stessi? Per buona parte io credo di sì; ci si sente piccoli, inesperti e privi di mezzi davanti ad organismi politici consolidati e con a disposizione molti danari.

Tuttavia non siamo pochi, semplicemente siamo divisi e non ci vediamo, non ci accorgiamo di quanti siamo né di quanto potremmo fare se prendessimo in mano i remi della nostra barca, piuttosto che lasciarla in balia delle correnti. Dovremmo trovare un simbolo, un simbolo nuovo che non spaventi la gente come la falce e il martello.

Mi viene da ridere se penso a tutti quelli che associano il comunismo con la dittatura, è vero che fin ora abbiamo assistito solo a questo, ma d’altra parte un comunismo democratico può essere applicato soltanto in piccole comunità dove le persone hanno di loro spontanea volontà bandito l’egoismo, poiché purtroppo per me è impensabile un’intera nazione d’uomini virtuosi che sappiano rinunciare al superfluo per far avere il necessario a chi non ha nulla.

I ricchi non si rendono conto della loro fortuna, non si rendono conto che non tutti hanno avuto le loro stesse opportunità, che molta gente che pure ha studiato o si è impegnata non ha potuto ottenere un giusto compenso per i propri sforzi, perché la sorte non ha loro arriso. È vero che il futuro bisogna costruirselo con le proprie mani, ma ci sono molte cose che purtroppo non dipendono da noi. continua a leggere …

27 Gennaio

giovedì, gennaio 20th, 2011

Pubblichiamo una straordinaria riflessione sul 27 Gennaio: Giorno della Memoria. Assolutamente da leggere!
La Redazione di Cortocircuito

“Meditate che questo è stato:/vi comando queste parole./Scolpitele nel vostro cuore,/stando in casa andando per via,/coricandovi alzandovi;/ripetetele ai vostri figli./O vi si sfaccia la casa,/la malattia vi impedisca/i vostri nati torcano il viso da voi.”
(Primo Levi – Se questo è un uomo)

Quando vi fanno pensare alla Shoah, il 27 di gennaio, il Giorno della Memoria, pensate alle dita incancrenite per il freddo, rigide e scure, suppuranti, alle ginocchia spigolose ed infiammate, al bacino incavo tra le anche puntute sotto la pelle tesa, alle costole in vista;
pensate alla testa rapata; pensate alle orecchie rosse per il gelo;
pensate agli occhi privi di espressione e poi ditemi se parlo di un uomo o di una carcassa: ditemi se questo è un uomo!
Per qualcuno erano numeri tatuati e niente altro.

Che ve ne frega? Forse sì, tra voi c’è ancora qualcuno che li ritiene solo numeri, lontane ombre del passato delle quali può fare volentieri a meno, alle quali non vuole dedicare neanche cinque minuti dei suoi pensieri, neppure il 27 gennaio. Eppure io non so se sono tanto crudele da augurarvi cinque minuti di quel che passarono i deportati. Io ci penso spesso.

Se non lo avete ancora capito vorrei che pensaste, come persone, individui, uomini, perché i numeri non pensano, le masse non ragionano e controllare una cosa è più semplice che controllare tante menti; per i menefreghisti, state pur certi che troverete qualcuno che vi userà, ammesso che non stia già succedendo, perché la presunzione odierna è un’ottima armatura solo fin quando l’acqua non vi arriva alla gola ed allora affogherete. Altrettanto, assuefarsi al degrado ed accettarlo è un peso destinato a schiacciarvi, perciò pensate alle vittime dei nazifascisti ed a cosa simboleggiano.

Invito anche i giovani “fascistelli” ed i neo-nazisti a guardare in viso il feto morto, figlio dei loro eroi, perché si vergognino del loro feticismo per le uniformi, per il culto della violenza, per la mentalità retrograda, maschilista ed anti-democratica, per le quali portano avanti miti dei quali non comprendono neanche origini e crimini. E tali crimini basterebbero ad allontanarne una persona. continua a leggere …

Asylum: musica, follia …e riflessione

martedì, settembre 14th, 2010

Globalizzazione, società, giustizia,  …vi abbiamo stufato con questi temi “pesanti”? Allora ecco l’articolo che fa per voi! La Redazione di Cortocircuito da oggi si impegna a proporvi, oltre ad articoli “impegnati”, anche temi più leggeri …ma sempre con uno sguardo attento e riflessivo.

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Uscito il 31 Agosto 2010 Asylum è il quinto album della band metal statunitense Disturbed; il quartetto, formatosi a Chicago ormai 14 anni fa, ha venduto oltre 11 milioni di copie e con questo nuovo lavoro è pronta a meritarsi un altro enorme successo.

L’album è preceduto dal singolo “Another Way To Die” (uscito un mese prima della pubblicazione dell’album) brano che ricorda vagamente lo stile del terzo lavoro “Ten Thousand Fists”, aggressivo e molto diretto; il tema trattato è il riscaldamento globale, la canzone è una violenta critica alle società che per lucrare deteriorano il fragile equilibrio ecologico; prova che la band non rinuncia a testi impegnati, anzi, continua a trasporre scomode verità in ottima musica.

L’album non manca di un altro tema tipico dei Disturbed, la pazzia e la title track “Asylum” lo raffigura in pieno. La canzone, secondo singolo estratto, parla di come la perdita di una persona amata possa portare alla follia; brano dai toni cupi e inquietanti, come solo i Disturbed sanno regalare.

L’album intero, rimane sulle sonorità cupe e violente degli album precedenti. Nulla di nuovo? Affatto, pur non perdendo il loro stile la band dimostra grandi capacità tecniche e compositive, alternando perfettamente ritmi graffianti con riff e assoli melodici.

Nonostante Asylum sia un ottimo album non riesce però ad eguagliare il precedente “Indestructible” del 2008, a mio avviso il capolavoro della band. In conclusione un album che non deluderà i fan accaniti del quartetto statunitense, apprezzabile da chi vuole uscire dai canoni del metal classico senza cadere in un nu-metal commerciale e scontato. E magari ci scappa anche una data in Italia, quest’inverno; sarebbe davvero un’eresia perdersela!

Gabriele Guidetti (Zanelli)