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Una spaghettata antimafie per il giornalista sotto protezione (articolo+intervista)

giovedì, febbraio 9th, 2012

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 5 Febbraio 2012]

Dal ventidue dicembre la vita di Giovanni Tizian, collaboratore del gruppo l’Espresso, è cambiata. Due giorni prima della vigilia di Natale, oltre alle consuete telefonate di auguri da parte di familiari ed amici, Tizian ha ricevuto una telefonata sicuramente meno desiderata. Dall’altro capo della linea c’era il procuratore capo di Modena Zincani che gli annunciava la decisione di assegnarli due uomini di scorta.

Ora, che tutto è diventato più difficile, per non farlo sentire solo e per esprimergli solidarietà, in tanti sono accorsi alla spaghettata antimafie organizzata dell’Anpi in collaborazione con “Libera. Associazioni nomi e numeri contro le mafie”, ieri all’oratorio Helder Camara di San Polo.

Friselle pugliesi, polenta fritta, erbazzone reggiano, spaghetti: prelibatezze del sud e del nord, prodotti quasi tutti provenienti dalle terre confiscate alla mafie, coltivate da aziende agricole sociali d’agricoltura biologica. «Consumare i prodotti dei terreni confiscati alle mafie è un segnale importantissimo», ha sottolineato Annalisa Duri del coordinamento di Libera Reggio. «Spesso le terre dei mafiosi una volta confiscate vengono abbandonate. Questa è una sconfitta per lo stato e così la gente può dire “meglio quando c’era il mafioso”. Acquistando i prodotti di queste terre si ridà speranza alla faccia pulita dell’Italia».

Dopo pranzo, Tizian ha parlato di “Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea” edito da Round Robin. 300 pagine con fatti, nomi e cognomi. continua a leggere …

Incontro con Giovanni Impastato, il video

sabato, gennaio 21st, 2012

Pubblichiamo un video di sintesi dell’incontro pubblico con Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato, giornalista e attivista ucciso dalla mafia.

L’evento, che si è tenuto il 25 Maggio 2011 nella centralissima Piazza Casotti, è stato un successo di pubblico.

L’incontro, promosso in collaborazione con il Consorzio Romero e Gabella, è stato condotto da Elia Minari del giornalino studentesco Cortocircuito e dei “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie”. L’assessore Franco Corradini del Comune di Reggio Emilia ha fatto i saluti iniziali.

Nostro padre e i suoi fratelli, tutti mafiosi” ci ha spiegato Giovanni Impastato “erano per noi delle figure protettive, ma tutto finisce quando lo zio Manzella viene ucciso”, “lì Peppino inizia a riflettere”. L’incontro si è concluso con l’elenco – commovente anche per Impastato – di tutti i giornalisti uccisi.

La Redazione di Cortocircuito

 

 

Se non visualizzi il video clicca qui.

Qui la foto completa

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Leggi anche:

5 azioni che ogni cittadino può fare contro le mafie by Elia Minari, Nuccia Ciambrone, Gianluigi Iembo e altri
Giovani per la legalità: libro + dvd

Oratorio Laico: vino rosso con il pesce? A me piace…

lunedì, gennaio 2nd, 2012

“Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!”

Questa è una delle più celebri citazioni del più famoso rivoluzionario di tutti i tempi, Ernesto Ché Guevara. Da suo grande ammiratore ho sempre trovato uno spunto, un suggerimento, un conforto o, più semplicemente, un esempio in ogni suo discorso o citazione, tranne che con questa sua frase. Da neo adolescente quale ero quando ho sentito queste parole ho pensato subito male, voglio dire per quale motivo dobbiamo fare una guerra per raggiungere pace e libertà?

Negli ambienti che frequentavo e che ho avuto l’opportunità di frequentare ho trovato molte risposte a questa domanda, risposte molto diverse le une dalle altre, ma oggi -a 19 anni- penso di poter dare una risposta.

Guevara ha sempre detto cose molto sagge e lungimiranti, ha sempre fatto discorsi profondi e pericolosi, ricordo quello all’ONU dell’11 dicembre 1964. Ma stavolta no, non è vero che la libertà e la giustizia si otterranno con una rivoluzione violenza; dirò di più: oggi più che mai una rivoluzione è possibile, strappare le catene della “malainformazione”, nonostante giornalisti faziosi e mafiosi mascherati da politici, è possibile!
La parola chiave di questa rivoluzione sono giovani autonomi, ma non fraintendete, non i figli di papà di “Casa Pound” o gli amici della marijuana dei centri sociali occupati. Io dico i giovani che hanno voglia di portare avanti, sicuramente degli ideali, ma più di tutto delle idee.

Qui, a Reggio Emilia, abbiamo la fortuna di avere molti più centri giovani che in quasi qualsiasi altra città d’Italia (sono 3…) due di questi controllati da partiti, l’ultimo è il famoso centro sociale “AQ16”, e in esso sono riposte tutte le speranze di centri giovani autogestiti! Ho conosciuto molti dei ragazzi che praticano attività politica all’interno, la maggior parte era lì con amici per farsi uno spinello di gruppo, ma c’era anche una rilevante minoranza lucida nel pensare, ma catastrofica nell’agire. Un esempio lampante la riapertura di “Casa Pound” qualche tempo fa, l’azione di protesta di AQ16 non è stata di confronto ma di scontro: sassi sulle finestre e letame davanti all’entrata; poi si lamentano e si accaniscono su “Casa Pound” se succede il contrario. Insomma due gruppi di bambini che giocano alla guerra.

Ciò che ho in mente da ormai 2 anni e che continuo a proporre alle varie istituzioni/commissioni del territorio è un progetto che mi piace chiamare “ORATORIO LAICO”, due parole che insieme apparentemente stonano, antisonanti, troppo contrastanti come il vino rosso e il pesce … e invece a me il vino rosso con il pesce piace, vi spiego il perché… continua a leggere …

Intervista a Manfredi Borsellino, figlio di Paolo Borsellino

martedì, settembre 20th, 2011

Manfredi Borsellino con il padre e la madre

Manfredi Borsellino è figlio del famoso giudice Paolo Borsellino, ucciso con un’auto esplosiva il 19 Luglio 1992 a Palermo.
Quando Paolo Borsellino, ora simbolo mondiale della lotta contro le mafie, saltò in aria in via D’Amelio il figlio Manfredi aveva 21 anni. Manfredi Borsellino, attualmente Commissario di Polizia di Cefalù (PA), sta continuando a servire lo Stato, come fece il padre fino alla morte. Lo abbiamo contattato telefonicamente per un’intervista.

- Dopo la strage di Capaci nel ‘92, il Giudice Borsellino confessò ad Antonio Ingroia che si sentiva invecchiato di 10 anni in pochi giorni. Uno stato d’animo di cui la famiglia ebbe modo di accorgersi?

Dopo la morte di Falcone mio padre cambiò. Prima era una persona estremamente divertente, con un umorismo abbastanza spiccato: non amava prendersi sul serio e scherzava anche sulle cose più drammatiche. Dopo la strage di Capaci invece si chiuse un poco in se stesso e gradualmente, quasi a presagire la tragedia, si allontanò dalla famiglia. Fu da parte di mio padre un’operazione molto sottile. Era talmente preparato all’eventualità di essere, da un momento all’altro, vittima di un attentato che voleva prepararci al periodo successivo alla sua eventuale morte.

Lei questo quando lo comprese?*

Noi lo capimmo soltanto dopo la morte di mio padre, infatti in quei famosi 57 giorni (tra l’attentato a Falcone e quello a Borsellino, ndr) io e le mie sorelle non comprendevamo questo atteggiamento di mio padre. [...] Invece oggi siamo grati a mio padre per aver fatto in modo che noi potessimo, non solo accettare la sua morte violenta e improvvisa, ma fossimo anche preparati a sostenere tutte le difficoltà, tutti gli assalti anche indiscriminati dei mass media e dell’opinione pubblica dopo la sua morte. Malgrado io e le mie sorelle fossimo abbastanza giovani, io avevo appena 21 anni quando mio padre ci lasciò, ci ritrovammo delle persone molto più adulte dell’età che avevamo.

- Le facciamo una domanda molto “difficile”, secondo lei suo padre poteva essere salvato?

Si, credo che si poteva evitare. Si sapeva che la prossima vittima designata, dopo l’attentato a Giovanni Falcone, era mio padre. Quindi lo Stato era nelle condizioni di salvare mio padre, costringendolo o indulgendolo ad allontanarsi da Palermo con la famiglia in quei giorni drammatici successivi la strage di Capaci. Invece non arrivò nessun segnale da parte del Governo di allora. [...] E’ mia personale convinzione che se mio padre fosse stato costretto, anche contro la sua volontà, ad allontanarsi da Palermo per raggiungere una località segreta, determinati scenari sarebbero mutati velocemente e mio padre probabilmente non sarebbe stato assassinato. Però purtroppo con i se non si può cambiare il corso della storia.

- Lei ha studiato legge ed è oggi Commissario di Polizia. Quanto ha influito nella sua scelta il fatto di essere figlio di Paolo Borsellino?

Mio padre è stato magistrato, mio nonno materno è stato magistrato, mio bisnonno è stato un giudice militare: una certa aria di giustizia e di legge l’ho respirata fin da bambino. Ho voluto continuare questa strada familiare, anche se con un incarico diverso, poiché credo tantissimo nei valori della giustizia e dell’onestà. Amo a dismisura la mia terra e la città in cui vivo, ho il dovere di fare di tutto per cambiarla in meglio. Indubbiamente la scelta del lavoro è stato influenzata anche dal fatto che mio padre era quasi sempre circondato da poliziotti di scorta o da carabinieri o finanzieri che lo aiutavano nell’attività investigativa, per cui sono sempre stato attratto dal lavoro svolto da questi validissimi collaboratori di mio padre. continua a leggere …

Consulta provinciale degli studenti

mercoledì, novembre 10th, 2010

 

Matteo Davoli del Collettivo Studentesco Locomotori è stato eletto Presidente della Consulta Provinciale degli Studenti di Reggio Emilia e Riccardo Pelli, sempre del Collettivo Locomotori, vice Presidente. Entrambi scrivono periodicamente su Cortocircuito!

Complimenti e in bocca al lupo!

La Redazione di Cortocircuito

QUI l’articolo di Reggio24Ore

Frammenti

mercoledì, febbraio 9th, 2000

Cortocircuito, web-tv e giornalino studentesco indipendente di Reggio Emilia. Specializzato nelle video-inchieste e negli eventi antimafia.

Hai dei suggerimenti? Delle proposte? Inviaci una mail a scrivi@cortocircuito.re.it o un messaggio su facebook! Per una risposta in 24 ore scrivi a cortocircuito.re@gmail.com

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