Una donna forte e determinata

Aung San Suu Kyi è la leader del movimento democratico che nel Myanmar (così la giunta militare che ha preso il potere nel 1988 ha ribattezzato la Birmania) persegue la cosiddetta “seconda lotta per l’indipendenza”. Il movimento ha vinto le elezioni del 1990, ma la giunta ha respinto il verdetto popolare e ha reagito con una dura repressione.

Nata nel 1945, figlia di Aung San, leader del movimento indipendentista assassinato nel 1947, ha conosciuto e apprezzato la filosofia gandhiana della non-violenza fin da bambina, in India, dove ha vissuto al seguito di sua madre, ambasciatrice. Ha avuto una formazione cosmopolita: ha studiato a Oxford, ha lavorato all’Onu, è sposata con un inglese. Il suo interesse per la politica si è manifestato tardi, quando, nel 1988, tornata in Birmania per accudire la madre malata, si è trovata coinvolta nella lotta contro il regime militare. Nel ’90, in piena repressione, ha detto “no” all’offerta di andare in esilio e ha preferito restare nel paese, detenuta nella sua casa, senza possibilità di alcun contatto.

Rinchiusa agli arresti domiciliari dal governo birmano, Aung San Suu Kyi non ha potuto ritirare il premio Nobel per la Pace 1991 conferitole “per la sua lotta non violenta in favore della democrazia e dei diritti umani“: a Oslo c’erano al suo posto il marito e i due figli che hanno consegnato ai membri della Fondazione una sua fotografia. Loro stessi, d’altronde, non avevano contatti con lei dal 1990, l’anno in cui è cominciata la sua detenzione.

Oggi Aung San Suu Kyi ha 65 anni, 12 dei quali passati in prigionia, ma ancora oggi è costretta a guardare impotente l’ennesima repressione finita nel sangue del “suo” popolo, per mano del sanguinario regime birmano che tormenta il popolo con imposte proibitive su ogni genere di prima necessità e terrorizza la popolazione con stupri e infanticidi che sono all’ordine del giorno.

Aung San Suu Kyi ancora una volta, recentemente, ha espresso la possibilità di un dialogo pacifico tra le fazioni, dichiarando  che la popolazione del Myanmar è stanca di subire ogni giorno soprusi e imposizioni anti-liberali da parte del regime dittatoriale.”Ciò che la gente della Birmania vuole oggi è democrazia; una volta raggiunta avremo tutti i mezzi per risolvere le questioni che affliggono il Paese” dichiara la leader Birmana in una delle sue pochissime interviste.

Una donna forte e determinata, costretta a vivere in un cono d’ombra che le impedisce di far conoscere al mondo la cruda realtà del suo paese che è corrotto dalla paura e non dal potere (“Non è il potere che corrompe, ma la paura.”).

“Dove non esiste giustizia non vi è pace duratura. […] Le leggi giuste che salvaguardano i diritti umani sono il fondamento necessario della pace, della sicurezza e possono essere negate solo da menti chiuse che interpretano la pace come silenzio di tutta l’opposizione e la sicurezza come garanzia del loro potere.” Aung San Suu Kyi

La Redazione di Cortocircuito


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