Vi spiego la comunità cinese di Reggio Emilia, intervista a Shuqun Gao

Shuqun Gao da noi intervistato

[articolo pubblicato sul nuovo quotidiano "Prima Pagina Reggio" il 15 Giugno 2012]

La comunità dagli occhi a mandorla di Reggio Emilia è in continua crescita. Nella zona della stazione è un proliferare di nuove attività commerciali cinesi, ma da qualche anno si sono espanse anche oltre: sono diversi i bar del centro storico in mano a giovani imprenditori del paese del Dragone.

Avremmo voluto ascoltare la loro voce, per non sentire solo le lamentele di molti italiani che spesso danno giudizi, o meglio pregiudizi, molto affrettati. Chiediamo a diverse persone della comunità cinese di poter essere intervistate, ma riceviamo decine di no. Nessuno vuole dirci una parola: baristi, studenti, commercianti, semplici passanti. Tutti i cinesi interpellati si chiudono a riccio.

Dopo un po’ di ricerca, attraverso un’associazione di giovani immigrati, riusciamo finalmente ad incontrare Shuqun Gao, ha 19 anni ed è nato a Zhejiang, città da cui scopriamo provenire quasi tutta la comunità cinese reggiana.

- Come mai quasi tutti i cinesi non vogliono essere intervistati?

Sono diversi i miei connazionali senza permesso di soggiorno, spesso non riescono ad ottenerlo. Essere senza documento significa essere sotto il ricatto dei datori di lavoro. Inoltre la comunità cinese in Italia è piuttosto chiusa e diffidente, anche perché molti non conoscono bene l’italiano.

- Come mai molti cinesi tendono a non integrarsi?

Spesso i cinesi quando emigrano in Italia lavorano molte ore al giorno. L’obbiettivo è quello di dedicarsi completamente al lavoro per poi poter godere di una vecchiaia agiata.

- Secondo te fanno bene?

Fanno bene a lavorare molto, ma dovrebbero aprirsi maggiormente al resto della città. Nell’associazione di cinesi di cui faccio parte si può parlare solo mandarino e molti non vogliono avere rapporti con l’esterno. Secondo me sbagliano.

- Sono pochi anche i cinesi che depositano i soldi nelle banche, come mai?

A volte pensano che non sia sicuro e preferiscono tenerli sotto il materasso. Io non sono d’accordo, i miei risparmi li porto in banca.

- Nonostante la crisi i bar ed i ristoranti cinesi aumentano, c’è dietro la mafia?

Non credo. Bisogna considerare che noi cinesi tendiamo a risparmiare, mettendo spesso da parte molti soldi. Gli italiani invece sperperano facilmente i loro risparmi, anche per cose superficiali.

- Sui cinesi ci sono tanti luoghi comuni. Ad esempio, si dice che i cinesi non muoiono mai.

(Ride, ndr) Purtroppo moriamo anche noi. Ci sono due motivi per cui in Italia ci sono pochi funerali cinesi: innanzitutto la comunità cinese è mediamente molto giovane, inoltre da vecchi torniamo spesso nel nostro paese.

- Tu invece pensi di rimanere in Italia?

No, anch’io quando avrò 50 o 60 anni vorrei tornare in Cina.

- Perché?

Anche se vivo in Italia da 6 anni, comunque mi sento cinese. E secondo le nostre tradizioni la vecchiaia è il momento più importante della vita.

Intervista di Elia Minari (collaboratore giornalino studentesco Cortocircuito)

In collaborazione con Gianluigi Iembo. Foto di Federico Marcenaro (collaboratori giornalino studentesco Cortocircuito)

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Vedi anche:

Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio sull’immigrazione (partendo dai luoghi comuni)
Il futuro del Parmigiano Reggiano è in mano ai Sikh

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    2 Responses to “Vi spiego la comunità cinese di Reggio Emilia, intervista a Shuqun Gao”

    1. Salvo Ognibene Says:

      siete forti ragazzi!

    2. Nicolò Munari Says:

      ma quindi non mangiano i loro anziani?

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