Una barba di ingiustizia

Sono passati 21 anni. Era il 5 agosto 1989, giorno in cui l’agente Nino Agostino e la moglie Ida vennero uccisi davanti all’abitazione della famiglia Agostino da uomini-bestie mafiosi. Nino era un poliziotto “scomodo” a Cosa nostra, poiché aveva scoperto fatti relativi all’attentato fallito destinato a Giovanni Falcone all’Addaura.

Dopo 21 anni cosa è rimasto? Disperazione, dolore, tristezza e angoscia per la perdita di Nino e Ida, ma soprattutto rabbia: giustizia non è stata fatta, gli assassini e i mandanti dell’omicidio sono ancora liberi e sul caso è stato apposto il segreto di Stato. Quel giorno la famiglia si era ritrovata per festeggiare il compleanno della sorella di Nino e, quella che doveva essere una giornata serena, si trasformò in tragedia quando Nino e Ida uscendo di casa furono colpiti dai proiettili dei mafiosi che scapparono via infami e contenti.

I genitori di Nino, Vincenzo e Augusta, appena avviate le indagini si dimostrarono molto decisi nel voler soddisfare la loro sete di giustizia e purtroppo ancora oggi, portano avanti questa dura battaglia contro chi ha ucciso Nino e Ida e contro quello Stato che non ha ancora scoperto la verità. Da quel 5 Agosto ’89 Vincenzo Agostino non si taglia né barba e né capelli e continueranno a crescere finché non sarà stata fatta giustizia, ricordando così l’ingiusta morte di Nino, Ida e la bambina che ella portava in grembo.

Nuccia Ciambrone


Pericle – Discorso agli Ateniesi, 431 a.C

 

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato. Ma non come un atto di privilegio, bensì come una ricompensa al merito. E la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e nonostante in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, ebbene però tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui, ad Atene, NOI facciamo così.

La mafia è anche una nostra creazione

Per quanto mi ostini a volerlo fare non riesco a parlare di mafia senza trovarmi di fronte ad un muro di banalità. Come sconfiggere questi parassiti se hanno ormai invaso le nostre coscienze e la nostra vita quotidiana? Il rigurgito e l’odio non sono abbastanza forti, e soprattutto non sono abbastanza plasmabili per essere compressi. Allora mi chiedo come siamo arrivati a tal punto e mi dico in fondo che molto semplicemente la mafia è anche una nostra creazione. Perché mentre piegava le sue vittime e questo cancro mostruoso cresceva ed andava in metastasi gran parte delle persone rimaneva intorpidita dalla normalità giornaliera, crogiolandosi nei piaceri che una vita irreale ed apatica poteva offrire.

Certo molte persone non potevano rimanere insensibili quando magistrati molto popolari venivano fatti saltare in aria e giornali e telegiornali davano la notizia come se stesse finalmente per cambiare qualcosa e che lo stato finalmente avesse deciso di “fare lo Stato”. Ma qui si snoda anche in parte quel gomitolo di bugie ed ipocrisie, perché dopo una decina di giorni tutto questo sentimento popolare di disgusto è stato totalmente sedato come se nulla fosse successo; non a caso qualcuno disse che l’antimafia in Italia poteva essere fatta soltanto la settimana successiva ad una strage.

Le marionette sono tornate a fare quello per cui sono state progettate, ovvero consumare e produrre, delegando e lasciando con falsa fiducia che il problema lo risolvesse qualcun altro; perché il problema era reale ma l’uomo medio non può nulla, secondo la sua concezione è totalmente dipendente dalle decisioni di uomini più importanti di lui che vede ogni dannatissima sera in televisione e che ormai non sono più cittadini al suo pari ma icone, idoli e forse anche “star”. L’uomo medio è colui che afferma che la situazione ormai è irreversibile e che non si può più far nulla, ed è forse egli stesso la causa oppure soltanto una conseguenza della deriva morale di questo paese (spero che quando parlo di uomo medio si capisca che non mi riferisco all’italiano in generale ma ad un modello standardizzato dai mass media).

Falcone e Borsellino

Vorrei che le persone, e so che c’è ne sono molte, parlassero e si esprimessero tra di loro e capissero che magari davanti a se hanno altri esseri umani, e poi altri ancora che vogliono davvero impegnarsi per risolvere il problema, perché quello che questo sistema ostile sta generando purtroppo è proprio quello di allontanare le persone rinchiudendole dentro stupide categorie, il comunista, il fascista ecc. La giustizia è una sola.

Vorrei che le persone cominciassero sentirsi cittadini, vorrei che si fermassero un attimo a guardare questa frenesia, che si rendessero conto per chi o per cosa corrono come dei pazzi ogni giorno. Vorrei che la gente cominciasse a sentirsi libera e che contagino anche le persone intorno a loro di questa malattia meravigliosa. Quella libertà che vuol dire anche fermare una persona per strada e parlargli esprimendo tutto quello che si ha senza paura. E allora forse le persone si renderebbero conto che la politica è la loro vita e non televisione, che sconfiggere la mafia è importante per il proprio futuro e per il futuro dei propri simili e probabilmente non avremmo più bisogno neanche di queste mummie che fanno di continuo la loro comparsata nei telegiornali o nei programmi di approfondimento perché semplicemente non avremo più bisogno di chi parla e decida per noi.

Oggi ho capito che la mafia si sconfigge ogni giorno dentro di noi e che possiamo vincere questa guerra vivendo e amando ogni giorno aprendosi alla vita, tutto il resto viene di conseguenza.

Enrico Colaci

 

Un tè con il sindaco Delrio

Recentemente abbiamo avuto il piacere di intervistare Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia. E’ stata un’occasione per rivolgergli alcune domande su svariati temi e problemi inerenti la nostra città, riguardanti noi giovani e non solo.

1) C’è più di un sospetto che, dietro ai “bravi ragazzi” che frequentano Casa Pound, ci sia un’organizzazione legata a movimenti reazionari e neofascisti. Il fascismo, come tutti sappiamo, è bandito dalla Costituzione Italiana. Com’è quindi possibile che questi centri possano operare liberamente nella nostra città?

“Noi difendiamo la nostra democrazia solo se riusciamo ad essere molto attenti alle libertà individuali, come la libertà di espressione e di opinione, la libertà di stampa e di associazione. Questo è quanto afferma la Costituzione, ovviamente tutte le volte che ciò non assume rilevi penali. Se si accetta invece il limite della censura delle idee, allora si accetta che questo limite, domani, possa capitare a tutti noi. Certo, non sono felice del fatto che Casa Pound rincorra un pensiero fascista. E credo ci sia una certa ipocrisia, oltretutto, perché lo fa, senza dirlo esplicitamente. Ma non mi sembra ci siano elementi legali per chiudere Casa Pound. Non sono disponibile a tollerare l’avanzata strisciante delle idee di razzismo, come delle idee di fascismo, e vorrei che le gente reagisse ad atteggiamenti anticostituzionali. Occorre vigilare e la migliore difesa sono i giovani che prendono parola per i diritti di tutti. La miglior difesa è la reazione della città, sono i viaggi della memoria, gli anziani che raccontano cosa è successo qui. Vedete, la libertà di espressione è un diritto insito nelle persone, come ogni altro diritto. E’ un diritto originario, non viene “concesso” dall’alto, bensì “riconosciuto” dalla nostra Repubblica. Questa è la differenza sostanziale rispetto allo stato fascista, che invece annulla i diritti individuali e “concede” le libertà.”

2) Alcuni gruppi giovanili agiscono ancora impuniti sul territorio comunale: imbrattano e rovinano monumenti ed edifici pubblici, non rispettano le più semplici norme morali e sociali, sembra che i giri di droga non siano cosa nuova all’interno delle loro sedi e sono infine esenti dal pagare le tasse. Perché queste persone rimangono tutt’oggi ancora impunite?

“Se esistono problemi di questo tipo, non si tratta di avere “tolleranza zero” o di avere tolleranza, ma di applicare le leggi. E se le leggi non sono adatte, vanno cambiate. Se c’è spaccio di droga e per lo più in un luogo frequentato, la polizia deve intervenire.  Invocare le leggi, vuol dire anche, come è accaduto ieri, che, in base al Decreto Maroni, sono state denunciate tre ragazze di quindici anni per aver imbrattato i muri e per essere state trovate con le bombolette in mano.”

3) Visti i due esempi negativi di aggregazione giovanile, messi anche in luce nelle precedenti domande, sentiamo forte l’esigenza di avere uno spazio per i giovani. Più precisamente di una struttura polivalente che favorisca l’aggregazione tra i ragazzi della nostra città; dove ci si possa confrontare su tematiche e problematiche giovanili. Dove i ragazzi della nostra età possano fare o ascoltare musica, leggere un buon libro, discutere di problemi sociali e d’attualità o semplicemente incontrarsi, senza essere per forza sottoposti alle “leggi del mercato”. Un centro che abbia anche un collegamento con il volontariato sociale. Ci sarebbe particolarmente bisogno di un posto in cui organizzare degli incontri tematici,  per informare e sollecitare il confronto tra i giovani, che purtroppo vengono costantemente e quotidianamente minati dai messaggi dei mass media, da trasmissioni televisive fuorvianti che addormentano le loro coscienze e che danno un’immagine dell’esistenza totalmente egocentrica ed edonista.

“Premettendo che l’iniziativa da parte di un gruppo di giovani è lodevole, non avrei assolutamente nulla in contrario affinché si concretizzi la creazione in città di uno spazio del genere. Già la Gabella, di proprietà del Comune, ma gestita da un’associazione di giovani, è nata così nel 2005, in seguito al Piano giovani locale e alla volontà di creare un luogo di confronto diverso dal solito. Qui anche voi avete un punto di riferimento. Sia chiaro, non esiste da parte mia la volontà di creare spazi di divertimento per i giovani. Il Comune non ha il compito di creare divertimentifici. Eventualmente la missione del Comune è di creare dei luoghi in cui vengono gestiti responsabilmente, sotto alcuni parametri, degli spazi che possono diventare un luogo di aggregazione. Dobbiamo cercare di essere al fianco di chi ha voglia di mettersi in gioco per costruire un senso di appartenenza alla città, pur con i pochi mezzi che abbiamo.”

4) Il Governo ha appena approvato l’articolo 23 bis del Decreto legge 112 di Tremonti che in pratica sancisce la “privatizzazione”, o meglio liberalizzazione, dell’acqua pubblica. Tale Decreto prevede la sottomissione alle regole dell’economia capitalistica della gestione dei servizi idrici comunali, in questo modo l’acqua potrebbe non essere più un bene pubblico, poiché sarà gestita principalmente (esattamente per il 70%) da multinazionali private. Quelle stesse multinazionali che attualmente gestiscono le acque minerali. A Latina, ad esempio, e’ già stato deciso dall’azienda Veolia, a cui è stata affidata la gestione dell’acquedotto comunale, un aumento del 300 per cento delle bollette. Come intende contrastare, se è nelle sue possibilità di sindaco, tale sciagurata decisione?

“Il Decreto porta con sé, direttamente o indirettamente, alcuni effetti dannosi: per la gestione dei servizi idrici, come avete detto, la legge costringe le municipalizzate a far scendere  la quota di partecipazione degli enti pubblici sotto il 30% e a partecipare a una gara pubblica per ottenere le concessioni. I Comuni mantengono comunque al 100% la proprietà delle reti su cui scorre l’acqua e perché sono loro a determinare le tariffe, quindi il costo del servizio per i cittadini. L’errore del Decreto è nel fatto che l’ente pubblico ha un controllo solo parziale sulla gestione del servizio. Per recuperare su questo fronte, occorre che le municipalizzate siano tanto preparate e tanto competitive, da partecipare con successo alle gare e vincere le concessioni. La fusione tra la municipalizzata emiliana Enìa con Iride di Genova e Torino è finalizzata anche a dare vita a un’azienda con le spalle forti, in grado di confrontarsi  con altre grosse aziende. L’ottica del Decreto è di creare concorrenza tra più offerte, ma nei servizi pubblici io credo che la soluzione dei problemi non sia nella liberalizzazione. Quanto alla tariffa, non va bene se è troppo alta, ma nemmeno se è troppo bassa. La tariffa serve a compiere i necessari investimenti sulla rete: l’acqua è un bene comune, deve raggiungere tutti e non deve essere sprecata.  Ci sono Comuni in Italia che hanno la tariffa bassa, ma gli acquedotti sono obsoleti e ne sprecano molta. A Reggio, ad esempio, impiegheremo parte delle risorse ottenute con la tariffa ad aprire  altre 5 o 6 fontane pubbliche, dove riempire gratuitamente le bottiglie di acqua minerale o gassata dell’acquedotto, diffondendo il consumo a tavola di acqua del rubinetto e riducendo il consumo di plastica.”

5) Che cosa è il progetto di sicurezza integrata del Comune di Reggio? Ma soprattutto, secondo lei, Reggio è una città sicura?

“La mia risposta è: sì, Reggio è una città sicura. Non è esente da fenomeni di criminalità, ma se guardate le statistiche del Ministero degli Interni sui reati commessi, Reggio è più sicura di tante altre città analoghe, Parma, Modena, Varese, Verona… Vorrei chiarire una cosa, comunque. Il controllo della sicurezza e dell’ordine pubblico è compito della Prefettura, quindi dello Stato, non dei Sindaci. A volte sembra che la sicurezza sia compito dello Stato a Milano, e del Sindaco a Reggio Emilia! C’è un luogo dove si concertano alcune azioni per l’ordine pubblico della città ed è il  “Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica” convocato dal Prefetto: vi partecipano il Sindaco, il Questore, il Capo dei Carabinieri, della Finanza, i vertici delle forze dell’ordine, e con il Prefetto si  decidono i pattugliamenti e la distribuzione degli uomini sul territorio. Il Comune partecipa per quanto di competenza e collabora affinché ci sia più polizia in giro nelle ore difficili: ad esempio, mette a disposizione due pattuglie dei vigili urbani di notte – siamo l’unica città in regione insieme con Bologna – per presidiare traffico e rilevare incidenti, in modo che le forze dell’ordine possano dedicarsi alla sicurezza. Le forze dell’ordine ci dicono che Reggio è una città sicura rispetto ad altre città con le stesse caratteristiche. Questo non vuol dire che qualsiasi reato non sia  un fatto grave. Lo scippo ai danni di  un anziano, ad esempio, è un fatto gravissimo per la persona che lo subisce e che poi non si sentirà più sicura. Quanto al progetto di sicurezza integrata del Comune, significa che i cittadini partecipano alla sicurezza del loro territorio, alla coesione tra le persone che lo abitano e che collaborano ad animare il quartiere, ad aumentare la percezione di sicurezza, come stiamo facendo nella zona della stazione.”

6) A proposito della grande crisi economica che in questi ultimi due anni sta investendo il mondo intero, che prospettive si profilano per il Comune di Reggio Emilia ed i suoi lavoratori? Come pensa bisognerebbe intervenire per uscire da questa situazione critica?

La situazione è grave e nel corso del 2010 peggiorerà. In alcune scuole materne della città esistono già realtà molto preoccupanti: in particolare esiste una scuola materna in cui l’80% delle famiglie non riesce ormai più a pagare le rette. Abbiamo tantissimi  bambini che aspettano il pranzo o la merenda delle scuole materne per mangiare davvero. A Reggio la crisi ha investito i due settori principali dell’economia reggiana: quello edilizio e quello meccanico, nel quale si sono verificati cali del fatturato del 60%. Una via per uscire da questa crisi è innovarsi, rivolgersi verso nuovi settori e creare nuovi mercati di lavoro che possano sostenere efficacemente l’economia. L’economia infatti si muove con la tecnologia. Basta vedere ciò che Microsoft ha fatto in America. Il futuro è l’economia della conoscenza, e da quando sono in carica mi sono preoccupato di incentivare lo sviluppo di questi nuovi settori.”

7) Considerando la sempre più ampia rete di interessi mafiosi nella finanza, in attività edilizie e soprattutto attraverso ricambi di denaro nel Nord, Reggio Emilia può dichiararsi immune? Cosa fa il Comune di Reggio, in concreto, per impedire infiltrazioni malavitose?

“Le inchieste della Direzione regionale Antimafia, ci dicono che anche Reggio Emilia è una delle città in cui la ‘Ndrangheta ricicla denaro, anche se meno che a Parma e a Modena. Il tema è serio e mi fa molto piacere l’iniziativa del 1° Marzo sulla legalità. La ‘Ndrangheta ricicla denaro in modi incredibili, come avete visto dall’inchiesta su Fastweb e Telecom: si muove con avvocati, commercialisti, professionisti e in modi simil leciti. Fa affari dove si spaccia droga e a Reggio purtroppo il consumo di droga è alto. Ma non si infiltra dove ci sono tessuti civili, dove ci sono sindacati, associazioni di categoria, lotta all’evasione e al lavoro nero, controlli serrati. Dobbiamo prima di tutto stare al fianco di coloro che si impegnano contro la mafia in  Sicilia e in Calabria. La loro è una lotta di liberazione vera, perché la mafia toglie lavoro, toglie futuro, toglie alla pubblica amministrazione la capacità di lavorare, di fare le strade, la sanità, le scuole. In secondo luogo dobbiamo mantener vigile il nostro senso civico e denunciare tutte le forme che ci sembrano borderline, i guadagni troppo facili. Essere trasparenti. Facilitare i controlli. Potenziare l’intelligence della Guardia di Finanza. Come Amministrazione stiamo mettendo tutti i nostri appalti on line. Ma è l’impegno civile che permette di resistere. La fiducia è riposta in voi giovani, nuovi partigiani del secolo.

La Redazione di Cortocircuito

(28 Marzo 2010)

Il viaggio della Memoria

Pubblichiamo il diario del “Viaggio della Memoria”, un’esperienza molto interessante e toccante organizzata da Istoreco per gli studenti delle scuole superiori di Reggio E. e provincia. Un’esperienza, crediamo, indispensabile al bagaglio culturale di ogni individuo, per evitare oggi e in futuro ogni nuova forma di razzismo, discriminazione e violenza.

Un breve estratto di questo testo sarà pubblicato anche sul 3° numero della versione cartacea di Cortocircuito.

16 Febbraio 2010
Partenza

«Auschwitz si avvicina sempre di più: sarà come ce l’aspettiamo?». Se lo chiedono i ragazzi delle scuole superiori reggiane che hanno intrapreso la prima tappa del Viaggio della Memoria 2010 organizzato da Istoreco. In totale saranno quasi 1000 persone a visitare i tristemente celebri campi di sterminio e concentramento di Auschwitz e Birkenau e la città di Cracovia, in tre distinti viaggi da metà febbraio sino al 6 marzo.

Il primo viaggio è partito nella mattinata di lunedì scorso, 15 febbraio, con sei pullman e 350 passeggeri, fra studenti e insegnanti degli istituti Corso di Correggio, Tricolore, Comix, Filippo Re e Moro di Reggio, il D’Arzo di Montecchio, oltre a diversi privati cittadini. Dopo 36 ore di viaggio i ragazzi hanno raggiunto Cracovia e ora si preparano a visitare i campi di sterminio e la città, pronti a conoscere realtà che sino ora sono state raccontate loro a parole, in tanti incontri preparatori. Ma la realtà potrebbe essere diversa, ancora più forte.

Una redazione itinerante di studenti e operatori di Istoreco racconta questo viaggio per la Gazzetta d Reggio. Tre gruppi distinti, uno per ognuno dei tre Viaggi in programma: nella prima tornata i narratori sono Elisa Scarpa (Città del Tricolore), Giorgia Grisendi (Liceo Silvio D’Arzo di Montecchio Emilia), Luca Bassi, Serena Tassone, Chiara Caroli e Giacomo Ferrari (Istituto Scaruffi) assieme a Matthias Durchfeld e Steffen Kreuseler di Istoreco.

«Alle 5 della mattina del 15 febbraio siamo partiti dal Tribunale di Reggio Emilia per iniziare il Viaggio della Memoria», raccontano. «Sentimento comune era la stanchezza per la levataccia, vinta, però, dalla voglia e dalla grinta di partire che superavano l’inquietudine per ciò che ci attendeva». Come è iniziato il viaggio? «Dopo un’oretta di sonno collettivo c’era già chi cantava e chi giocava, spezzando la monotonia del percorso; c’erano gli autisti dei pullman che fingevano di sorpassarsi come in una gara, incitati dagli studenti; ma alla fine si arrivava tutti puntuali alle stesse fermate… Risultato? Autogrill traboccanti di euforici adolescenti italiani desiderosi di sgranchirsi le gambe».

Qual è la compagnia? «I pullman sono pieni di ogni genere di persone di tutte le età: ragazzi, professori, accompagnatori di Istoreco, partigiani… una varietà di esperienze che ha arricchito tutti. Insieme abbiamo guardato film a tema come “L’Onda”, di Dennis Gansel; questo film in particolare ci ha fatto capire ancora meglio le cause di ciò che è stato e può ancora, realmente, accadere».

Le ore di viaggio sono tante, e ogni corriera combatte il tempo a modo suo, e le scelte cinematografiche variano: «In un altro pullman si è visto il film truculento “Bastardi senza Gloria” di Quentin Tarantino, che parla della vendetta contro i nazisti di un particolare gruppo di “partigiani americani” tutti ebrei». Intanto si prosegue: «E via che si va, si prosegue fino al confine austriaco, non per visitare la bella nazione, ma con l’unico fine di attraversarla e raggiungere la Repubblica

Ceca – spiegano i ragazzi –. Una notte di sosta a Brno e di nuovo in pullman alle 7, armati di tanta pazienza e per utilizzare al meglio il tempo ci è stata raccontata una vicenda sulla Shoah della famiglia di una nostra guida». Martedì, finalmente, si giunge a destinazione: «All’ora di pranzo finalmente eccola: Cracovia, nella fredda Polonia, bellissima città gotica e innevata. Auschwitz si avvicina sempre di più: sarà come ce l’aspettiamo?».


17 febbraio 2010
Auschwitz

Il primo e più immediato paragone che viene in mente a noi ragazzi è con l’Inferno della Divina Commedia. Lo ricorda anche Primo Levi in una delle pagine più memorabili di “Se questo è un uomo” quando cerca una metafora che possa restituirci una resa a quello che stava vivendo.

A noi testimoni pare che il paragone traballi: se nell’oltretomba dantesco il Poeta riesce a descrivere i peccatori che sono tali perché hanno commesso delitti e azioni riprovevoli, qui l’indicibile la fa da padrone e i peccatori sono innocenti, i dannati non hanno colpe da espiare, il mondo è rovesciato come nell’imbuto infernale e il contrapasso si fonde nell’assurdo per cui gli assassini giudicano le vittime. Alle 7.30 siamo partiti alla volta di Auschwitz. Durante il viaggio di un’ora e mezza hanno cominciato a farsi strada fra noi le prime tensioni e aspettative. Durante la mattina, accompagnati dalle guide, abbiamo visitato la parte più grande e atroce: Birkenau, il campo di sterminio.

Il paesaggio si presentava gelido e innevato, trasmettendoci desolazione. Ripercorrere il sentiero sul quale milioni di persone hanno camminato incontro alla morte non è stato semplice e ci guardavamo attorno vedendo nei nostri passi e nei nostri occhi la disperazione di chi ha realmente vissuto questo inferno. Sullo sfondo, dietro le rovine di baracche e forni, un bosco di betulle quasi incantato si imponeva al cielo contrastando le terribili immagini di sofferenza e disumanità che il posto silenziosamente raccontava. Qualche rosa, piantata nella neve, dava segno di compassione e rispetto per coloro che avevano dato la vita in quei luoghi. Finita la visita di Birkenau, la pausa pranzo ha rotto momentaneamente la tensione che si era creata tra noi.

Nel pomeriggio abbiamo visitato Auschwitz 1. Passando sotto alla tristemente famosa scritta “Arbeit Macht Frei” comune a più campi di concentramento, siamo rientrati nel clima di inquieta curiosità. Le prove materiali di ciò che era successo ci hanno fatto capire sempre meglio l’enorme atrocità della tragedia avvenuta. Abbiamo concluso la nostra visita all’interno dell’unico forno crematorio rimasto intatto in tutto il campo. L’orribile vista di questo luogo ha portato a termine la nostra esperienza all’interno dei campi, rispondendo alla nostra domanda principale: era come ce lo aspettavamo? Molto peggio, purtroppo.

Il freddo è pungente e il vento è tagliente come lame ghiacciate. Siamo tutti stretti nei nostri giacconi a combattere il gelo, ma sono ben poche le lamentele che osano affiorare alle nostre labbra: quello che ci circonda stringe i cuori di tutti in una morsa dolorosa che ci costringe al silenzio. Ascoltiamo la guida descriverci ciò che di più aberrante abbiamo mai sentito, guardando scheletri di memorie tramutate in parole disperse attorno a noi. ?Siamo in un recinto di morte disumana, presenti come entità completamente estranee a quel destino che ha toccato e incenerito molto più di un milione di persone. Siamo qualche gruppetto di ragazzi che ha deciso di passare per l’inferno per vedere com’è. Siamo fiammelle di vita che tremano a guardare negli occhi una morte spietata che ci osserva immobile e lontana, ma fin troppo presente nelle macerie di camere a gas e forni crematori.


18 febbraio 2010
Cracovia

Siamo vicini alla fine di questo nostro viaggio. Abbiamo vissuto moltissime esperienze e  ollezionato emozioni forti e importanti, che lentamente stiamo assimilando e accettando. Oggi è arrivato il momento di visitare il lussuosissimo Castello di Wawel, con la relativa Cattedrale dei  Santi Stanislao e Venceslao, il quartiere ebraico Kazimierz e il Ghetto di Cracovia, di cui sono  rimaste solo poche tracce visive; infatti, quasi tutti gli edifici che in passato imprigionavano gli ebrei sono stati rimodernizzati e adibiti ad altre attività.

Durante il nostro percorso, la guida ci ha illustrato anche i luoghi nei quali è stato girato il film “Schindler’s List” di Steven Spielberg, tratto da una storia realmente accaduta, nella quale il ricco tedesco Oskar Schindler, in affari coi nazisti, assume a lavorare nella sua fabbrica circa 1200 ebrei, salvandoli dai campi di concentramento e, quindi, dalla morte certa; proprio per questo Oskar Schindler verrà riconosciuto, il 18 luglio 1967, “Giusto tra le nazioni” e considerato come un eroe. Tutto ciò, ci ha permesso di ricordare e comprendere al meglio la realtà ormai sbiadita dal tempo; i luoghi dai quali passava la nostra visita, infatti, risultavano molto familiari agli occhi di chi aveva visto questo film.

Nel pomeriggio, il nostro cammino è proseguito verso il Castello di Wawel, dove la guida ci ha illustrato le bellissime e sfarzose stanze reali; ai piedi del castello, inoltre, si presentava ai nostri occhi uno spettacolo mozzafiato: lo scorrere del fiume Vistola, che taglia in due la città di Cracovia.

Infine, dopo avere visitato la bellissima Cattedrale dei Santi Stanislao e Venceslao, che sorge a fianco del Castello, siamo tornati sul pullman e ci siamo diretti verso l’albergo, pronti ad affrontare il nostro ultimo giorno del Viaggio della Memoria

19 febbraio 2010
Commemorazione di Auschwitz

La settimana in Polonia è giunta al termine per tutti noi. Questa mattina ci siamo recati nuovamente a Birkenau, pronti a commemorare le persone che in quell’inferno sono state incenerite. Ognuno di noi ha avuto la possibilità di assimilare e rielaborare ciò che abbiamo visto. Insieme abbiamo scambiato idee e sensazioni e davanti al vagone posto all’entrata del campo abbiamo dato voce all’amarezza e al dolore.

Abbiamo letto i nostri pensieri, cantato e, indirettamente, ci siamo posti un giuramento di lotta pacifica contro ogni nuova forma di razzismo, discriminazione e violenza. Essere venuti a contatto con una realtà storica come questa, ci ha permesso di maturare e di crescere, e siamo decisi a non dimenticare.  Dopo la celebrazione, ci son stati distribuiti dei garofani, con l’obbiettivo di posarli nei luoghi che più ci avevano colpito: più di 300 persone giravano per il campo, a lasciare un profumato pezzo di cuore nella gelida neve. Centinaia di piccoli semi d’amore sono stati piantati per soffocare l’odio e la distruzione.

Stiamo per tornare a casa, per riprendere la vita di tutti i giorni, ma qualcosa in noi è cambiato: guardiamo il mondo molto più coscienti della realtà violenta che ci circonda. Noi ora gridiamo BASTA!, siamo uniti e faremo la nostra parte per mantenere il rispetto intorno a noi. Un enorme grazie a Istoreco e a tutti colori che ci hanno permesso di vivere questa indimenticabile esperienza.

Elisa Scarpa (Città del Tricolore), Giorgia Grisendi (Liceo D’Arzo di Montecchio Emilia – RE), Luca Bassi, Serena Tassone, Chiara Caroli e Giacomo Ferrari  (Scaruffi).


Elucubrazioni mentali su questa cosa chiamata mafia

Che cos’è la mafia? A tale quesito ognuno immagina fatti più o meno differenti: chi pensa a pistole e omicidi, chi a denaro sporco ed estorsioni, chi a raccomandazioni e favoreggiamenti, chi a onore e silenzi e chi ricorda piccoli e grandi uomini. Ma qualsiasi immagine noi ne abbiamo, questo sistema che si ritiene lontano da ogni moralità ed etica, è più vicino di quanto si immagini.

La mafia, purtroppo, è un sistema che agisce nel silenzio; un silenzio minaccioso che sopprime qualsiasi cosa e qualsiasi uomo,in cui uno sguardo è di troppo e una parola manca ed è grazie a questo tacere che le organizzazioni mafiose crescono giorno dopo giorno nutrendosi di corruzione e istituzioni, parole e silenzi, povertà e denaro, amore e odio e di fiori e pistole.

Perciò, la lotta alla mafia non è solo la disapprovazione a un’organizzazione che non si tollera, ma questa lotta deve essere la luce che aiuti a illuminare il sentiero di speranza verso la giustizia delle vittime di questo sistema malato. E non importa se combattendo qualcuno dubiterà della fede nei nostri ideali, ma se daremo la speranza anche solo ad un giovane o ad una donna, la nostra battaglia l’avremo già vinta.

Nuccia Ciambrone (scuola Chierici)

La cultura è il cammino della libertà, “Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo: gli uomini si liberano nella comunione” (Paulo Freire, “La pedagogia degli oppressi”, EGA Editore, Torino).
Possiamo costruire la nostra libertà, durerà nel tempo solamente se le sue fondamenta saranno fatte di Cultura; non possiamo essere liberi senza sapere di poterlo essere. Il grande compito degli oppressi: liberare se stessi e i loro oppressori.

“Se la mafia è un’istituzione anti-Stato che attira consensi perché ritenuta più efficiente dello stato, è compito della scuola rovesciare questo processo perverso, formando giovani alla cultura
dello stato e delle istituzioni” (Paolo Borsellino).

Sarà la Scuola a sconfiggere la mafia, l’essenza dell’educazione come pratica di libertà, nella scuola c’è parola, lavoro, azione e riflessione; queste pratiche se saranno colorate di democrazia, se saranno messe a disposizione di tutti, allora i diritti di questi verranno rispettati. Educare alla legalità, significa anche riconoscere l’altro nella sua sostanza, nella sua realtà, solo su questo terreno potrà nascere un prato contaminato ma fertile. Scuola come crogiolo di parole: semi piantati, stabili, ricche di senso e governate dalla razionalità capaci di ispirare ognuno al rispetto di regole condivise.

Credo che per combattere la criminalità organizzata non basti il lavoro dei Giudici se pur fondamentale, penso che la politica repressiva dello stato non abbia alcun senso; diventa necessario intervenire nei luoghi frequentati da giovani, la Scuola può essere determinante, aiuta un giovane a crescere in armonia con se stesso e a rispettare l’individuo. “Se nulla resterà di queste pagine, speriamo che resti almeno la nostra fiducia nel popolo. La nostra fede negli uomini e nella creazione di un mondo dove sia meno difficile amare.” (Paulo Freire, “La pedagogia degli oppressi”, EGA Editore, Torino).

Eduardo Raia (scuola Magistrali)

Più di 2000 giovani il 1° marzo 2010 hanno sfilato per le strade di Reggio Emilia per dire un fermo NO a tutte le mafie. E’ stato una giornata di festa e di riflessione per la nostra città. “La mafia uccide, il silenzio pure” era scritto su uno dei tanti striscioni del lungo colorato corteo.

Facebook sotto accusa, come l’ipocrisia la fa da padrona

Credo di essere l’unica studentessa della mia scuola con un computer e un ADSL ad essere senza Facebook. Se mi sento una reietta o una sfigata? No anzi, me ne vanto. E lo dico al mondo. Mi ricordo l’anno scorso la grande novità di questo sito che ti mette in comunicazione con l’intero pianeta, con mille possibilità di conoscere meglio altre persone e siti che altrimenti sarebbero rimasti sconosciuti.

Prima domanda a tutti voi lettori: un amico lontano è vostro amico solo se lo aggiungete su Facebook? Facebook è l’unico modo per gestire un’amicizia a distanza con qualcuno? La posta elettronica e Skype non esistono più? Certo Facebook può essere una facilitazione per mantenerci in contatto con l’amico tedesco che abbiamo conosciuto l’estate scorsa in vacanza studio, ma sicuramente non è l’unico modo.

Già solo la frase che ci presenta il sito sulla pagina iniziale ha un impatto psicologico fortissimo: ci vuole appunto indurre a credere che iscrivendoci potremmo diventare amici del mondo intero. Se per la maggior parte degli adolescenti oggi la concezione di amicizia si limita a: “Ti ho aggiunto su face book, visito spesso il tuo profilo e commento i tuoi link/foto” bè la mia concezione di amicizia è invece fatta di momenti passati insieme, sia a ridere che a piangere, di aiuto vicendevole nei momenti di difficoltà e soprattutto si può portare avanti senza dover per forza visitare una pagina web con i dati personali di una persona.

Le cosiddette amicizie che ogni adolescente ha su Facebook vanno in media dalle 200 alle 600 circa… sono tutti vostri amici sul serio? Sono tutte persone con cui uscite, vi confidate e che sostenete nei momenti difficili? O  sono persone che aggiungete solo per fare numero o perché sono della vostra scuola? Magari la ragazza a cui avete appena inviato la richiesta d’amicizia è la stessa che ogni mattina deridete per le scarpe che secondo voi fanno schifo. Non è ipocrisia questa? Non è falsità allo stato puro avere come amico (anche solo se su internet) persone che nella vita reale neanche guardiamo in faccia o peggio ancora ci stanno antipatiche?

Non è forse una generazione di bugiardi quella che si comporta in questo modo? E che valori potrà trasmettere a quelle future? Che le foto non si fanno per ricordare i momenti belli ma solo per metterle su Facebook e sperare che tutti quelli che le vedano ci invidino perché ci stavamo divertendo? O meglio, facevamo finta di divertirci, perché è questo che Facebook richiede: la finzione. Amici finti, opinioni finte, sorrisi finti, auguri finti e via dicendo.

Ma la cosa più penosa di tutta questa rete di finzione è che non coinvolge soltanto gli eterni indecisi problematici adolescenti, ma anche quarantacinquenni che spinti dall’amico con la sindrome di Peter Pan o dal desiderio di capire meglio i figli si lasciano trascinare e accorrono all’impazzata a cercare tutte le persone di cui si possono ricordare e magari la prima amicizia arriva dall’ex compagna delle superiori con cui non si parlava mai. Che bello! Dopo quasi trent’anni di indifferenza siamo amici! Wow!

Allora giustifichiamo i falsi e i bamboccioni a loro volta figli di genitori come loro…ma gli altri? Tutte le altre persone apparentemente “normali” che appena effettuano una connessione al sito diventano re e regine del finto interesse verso gli altri e dell’idolatria verso sé stessi? Bè…aspettiamo un altro po’ e al sabato sera si uscirà stando a casa davanti al proprio computer…così potrete uscire con tutti i vostri 500 amici insieme no?

P.S. Voglio sottolineare e ribadire che questo articolo non intende assolutamente screditare Facebook, mettendo in dubbio  le sue funzioni e la sua utilità se utilizzato per lo scopo per cui è stato creato, ovvero tenere in contatto le persone. Al contrario è una personalissima opinione riguardante SOLO E SOLTANTO quelle persone che, facendone un uso assiduo e scorretto, si sono rivelate per quello che sono in realtà: incoerenti ed immature.

Giorgia Grisendi (Liceo Scientifico Silvio d’Arzo di Montecchio Emilia -RE)

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Questo articolo ha aperto un intenso dibattito sul nostro blog. In pochi giorni ci sono arrivati quasi 30 commenti. Di seguito inseriamo quelli che saranno pubblicati nel terzo numero della versione cartacea di Cortocircuito a seguito dell’articolo. Tutti gli altri commenti li puoi leggere cliccando su “comments” alla fine del testo.

 

Sono d’accordo con quello che dici. Io mi sono iscritta a Facebook l’anno scorso per curiosità, dato che ogni giorno ne sentivo parlare a scuola dai miei compagni. Ora che lo conosco posso dire che la sua funzione principale per la maggior parte delle persone è unicamente quella di pubblicare link e foto talvolta un po’ troppo spinte per un contesto così pubblico, nella speranza che un perfetto sconosciuto voglia diventare suo “amico”. Molti lo usano per esprimere i propri sentimenti, come se l’amicizia fosse fatta di link, peraltro creati da qualcun’altro, o come se l’amore si potesse esprimere attraverso frasi e commenti pubblicabili con un ormai automatico click del mouse.

Il problema è che troppo spesso non si parla di vere amicizie, ma della semplice volontà di mostrarsi agli altri per quello che non si è. Secondo me il problema più importante è che l’ipocrisia è ormai radicata anche nella vita quotidiana della nostra società. Troppo spesso la gente, gli adolescenti in particolare, è portata ad indossare una maschera di finzione per essere accettata da un gruppo mentalmente superficiale, o magari perché spinta dai “modelli” che i mass media ci bombardano nella mente giorno dopo giorno senza,purtroppo, che noi ce ne accorgiamo. Complimenti per l’articolo!

Elena Bronzoni (Liceo Moro)

Beh Giorgia sono un po’ d’accordo con te ma non puoi classificare tutti quelli che hanno Facebook come dei bamboccioni finti perché, anche io ho Facebook e tramite lui ho mantenuto amicizie. Certo hai ragione quando parli di quelli che hanno tra gli amici “Tizio” e il giorno dopo a scuola lo deridono. Ma devi tenere conto del fatto che è un social network , come lo è Myspace, Netlog, etc. Per questo io non vedo tanto Facebook come una “stupidata” perché tramite lui, per esempio, posso ridere e scherzare con gli altri. E per il fatto dei commenti alle foto , beh ben vengano. Con i commenti alle foto ridi e scherzi con i tuoi amici , ci sta. Come ho fatto io con le foto dell’Irlanda. Ecco appunto, tutti i ragazzi che ho conosciuto durante quel magnifico viaggio , le ho tutte aggiunte su Facebook e con la maggior parte ci sentiamo quasi tutti i giorni. Per me Facebook non è tutto da disprezzare

Simone Genitoni (ITI)

Condivido pienamente Giorgia! Le amicizie vanno coltivate giorno dopo giorno e non basta avere il nome di una persona in una lista con altri 100 e più per definire quella persona “amico”. Penso che se si vuole si possano mantenere amicizie a distanza anche senza Facebook; mi sembra inoltre che venga usato più che altro per mettere in mostra se stessi e la propria vita. Poi trovo inquietante il fatto che sia studiato per creare una specie di “dipendenza” che fa stare attaccati allo schermo anche delle ore, rischiando di dimenticare il vero significato di parole come “incontrarsi”, ” discutere”, “conoscersi”!

Anna Cossu (Bus)

Trattando solo delle amicizie potrebbe essere in parte vero. Ma Facebook è molto di più, non ci sono solo foto, link, commenti… cercando a fondo trovi dei gruppi politici o discussioni di importanti argomenti sociali! Con questo non voglio dire che sia un bene o un male, ma voglio dire che Facebook non è solo “mi piace la tua foto”. Facebook è anche il datore di lavoro che controlla i nomi sui curricula prima di assumerli o chiamarli in colloquio! E’ spaventosamente potente, il problema è che le cose spaventosamente potenti, per la legge dei grandi numeri, non siamo mai stati in grado di controllarle! Ora come ora non saprei dire come evolverà… certo spero che, come dici tu, non ci si ritrovi a “uscire” il sabato sera con i 500 amici, in un chat party!
ma mi voglio anche augurare che chi usa Facebook sia ben consapevole che l’amicizia non è essere nell’elenco di Facebook… secondo me la critica su questo aspetto è inutile. Preoccupante invece è “la finta foto del finto divertimento”… temo che ti dobbiamo dare ragione su questo Giorgia… ed è triste, molto triste!

Giulia Civita (Liceo D’Arzo di Montecchio Emilia -RE)

Mi sembra un’ esagerazione.. anche se io lo uso Facebook io esco con i miei amici e ho una vita sociale! Con Facebook per esempio riesco a tenermi in contatto con un mio carissimo amico sudafricano, non ci trovo niente di male.. Poi ci sono molti gruppi e pagine che mi pubblicano sulla mia homepage gli articoli che mi interessano. Non credo che ci siano persone sane di mente che si spiaccicano davanti a Facebook e ci stanno tutto il giorno senza avere un contatto umano! Facebook è uno strumento di informazione facile, comodo e gratis. […]

Cesare Conti (Liceo Ariosto Spallanzani)

Io credo che Facebook sia un buon sito in cui puoi incontrare e conoscere gente nuova, capire cosa pensa tramite le sue cose pubblicate oppure mantenere le vecchie amicizie e approfondirle di più condividendo ciò che piace e non. Però sono d’accordo con te su fatto che può anche distruggere delle giornate che, invece che passarle al computer, si potrebbero passare benissimo insieme faccia a faccia a parlare delle solite cose che bene o male ci fanno stare sereni, perché non conta quello che si dice ma conta lo stare insieme. Concordo anche con la tua frase: “quelle persone che si sono rivelate per quello che sono in realtà: incoerenti ed immature.” perché trovi certa gente che man mano ti viene da farti pensare se è stupida o la fa.. e condivido ciò che hanno detto molti altri: è un articolo che fa riflettere, complimenti!

Chiara Oliveti (Città del Tricolore)


Ciclo di incontri antimafia alla Gabella

Incontri della rassegna denominata “Scuola di etica Giacomo Ulivi” presso la Gabella (spazio del Comune situato sotto l’arco di via Roma a Reggio Emilia), salvo non sia indicato un diverso luogo.

Iniziative organizzate dalla Gabella in collaborazione con il gruppo “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie” e con il giornalino studentesco Cortocircuito. Saranno queste realtà giovanili a coordinare gli incontri.

Ingresso gratuito.

 

Martedì 19 ottobre 2010 alle ore 21 incontro con Giorgio di Vita compagno e amico di Peppino Impastato, nel libro “Non con un lamento” racconta l’esperienza di Radio Aut.

Giovedì  4 novembre 2010 alle ore 21 incontro con Sara di Antonio, giornalista e autrice del libro “Mafia. Le mani sul nord”.

Giovedì 18 novembre 2010 ore 21 incontro con Marcello Ravveduto, storico e curatore del libro “Strozzateci tutti”.

Martedì 14 dicembre 2010 alle ore 16, presso il liceo artistico “Gaetano Chierici”, incontro con Gherardo Colombo, ex magistrato del pool “Mani Pulite”.

Giovedì 16 dicembre 2010 2010 alle ore 21 incontro con Alberto Puliafito, giornalista e autore del libro “Protezione Civile Spa”.

Lunedì 21 febbraio 2011 alle ore 21 incontro con Armando Spataro, procuratore aggiunto di Milano.

Giovedì 24 febbraio 2011 alle ore 21 incontro con Giuseppe Lumia, vice-presidente della commissione parlamentare antimafia.

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Giovedì  4 marzo 2010 alle ore 21.00 incontro con Vincenzo Agostino, padre del poliziotto ucciso insieme alla moglie, Ida Castellucci (incinta di 5 mesi).

Martedì  4 maggio 2010 alle ore 20.30 inizia una rassegna di proiezioni di film sulle mafie. Si comincia con il film “Fortàpasc”.

«C’è legame tra stoccaggio, estrazioni e terremoti»

[articolo pubblicato sul nuovo quotidiano “Prima Pagina Reggio” il 5 giugno 2013]

di Luca Gemmi

A un anno dal terremoto, di trivelle gli abitanti della bassa non vogliono proprio sentirne parlare. Lo dimostra il grande seguito raccolto dal comitato No Triv ad ogni incontro della sua campagna. Non ha fatto eccezione il dibattito di lunedì sera a Fabbrico, dove più di 250 persone sono accorse al Parco Cascina per ascoltare l’attivista e docente alla California State University Maria Rita D’Orsogna. A rappresentare le istituzioni sul palco l’assessore provinciale all’ambiente Mirko Tutino.

I problemi legati alle trivelle sono soprattutto di inquinamento: «Per un barile di petrolio ci sono dieci barili di sostanze di scarto tossiche», ha spiegato la professoressa. Ma la preoccupazione più grande per i cittadini della bassa è la sismicità indotta. Quel presunto legame fra estrazioni e terremoti, che vede scontrarsi attivisti, comunità scientifica e parti politiche. La posizione della D’Orsogna è chiara: «Da studi internazionali emerge un collegamento fra attività estrattive, stoccaggio e terremoti».

La professoressa, che negli Stati Uniti insegna Matematica, è entrata in diretta polemica con la geologa Daniela Fontana. La geologa aveva escluso qualsiasi attività di “fracking” in Italia, per la mancanza di giacimenti adatti. «Il primo caso in Italia è stato quello di Ribolla, a Grosseto», ha invece sostenuto la D’Orsogna. «Un altro in Puglia, ma ci sono anche altri progetti che se non fermati andranno avanti».

Discorso diverso per lo stoccaggio, cioè la reiniezione di gas in pozzi sotterranei. Tecnica che la stessa multinazionale australiana Po Valley avrebbe previsto per la prossima estrazione nei pozzi di Correggio e Canolo. «In Oklahoma queste operazioni hanno provocato un terremoto del quinto grado», ma altri casi in Russia, Francia, Olanda e Texas. Le stesse compagnie Shell ed Exxon avrebbero ammesso un collegamento fra stoccaggio e sismicità indotta. continua a leggere …

Dalla lista bunga-bunga al “Sacro romano impero”: alcuni dei simboli politici presentati negli ultimi anni

I simboli figli della DC

di Luca Gemmi

Dai vecchi Partito Comunista e Democrazia Cristiana ai moderni Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. La storia politica italiana passa anche per i simboli che ogni anno le persone si ritrovano nelle schede elettorali. Il giornalista Gabriele Maestri li ha raccolti nel libro “I simboli della discordia”, edito da Giuffrè. Un lungo lavoro di ricerca nelle pubblicazioni e nei polverosi archivi del Ministero dell’Interno, un viaggio fra emblemi di gloriosi antichi partiti e simboli di ben più basso livello.

Innanzitutto, da dove è nata quest’idea?

L’idea del libro nasce da una passione che ho avuto fin da piccolo, quando guardavo le trasmissioni elettorali. Il simbolo è la cosa che più colpisce in un partito insieme alle facce delle persone, perché è colorato e per l’immagine chiara e distinguibile: uno scudo crociato, un garofano o una falce e martello. Quando sono arrivato all’università, ho deciso di approfondire l’argomento. Doveva essere solo un articolo, ma c’era così tanto materiale che alla fine ho deciso di farci un libro.

Nel corso della ricerca si è trovato fra le mani dei simboli particolari?

Avrei voluto vedere la faccia delle persone che alle ultime elezioni amministrative hanno ricevuto nella scheda elettorale la lista “Bunga-bunga, più pilo per tutti”. Un signore si è presentato con un simbolo con una figura di donna chiaramente molto prosperosa. La parte “Più pilu per tutti” gliel’hanno bocciata perché era troppo volgare. Gli hanno anche chiesto di ridurre le dimensioni di seno e glutei della figura continua a leggere …

Collettivo Studentesco Locomotori

Il “Collettivo Studentesco Locomotori” è un gruppo studentesco delle scuole superiori di Reggio Emilia, apartitico, indipendente e laico. Nell’anno scolastico 2010-2011 la “Consulta Provinciale degli Studenti” è stata guidata da alcuni ragazzi del collettivo.

Dalla fine dell’anno 2011 le attività del collettivo studentesco sono terminate. Alcuni ragazzi del collettivo, insieme ad altri, si sono uniti allo staff del giornalino studentesco Cortocircuito (www.cortocircuito.re.it).

(9 Gennaio 2012)

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Il Collettivo Studentesco Locomotori è nato nel 2009 da un gruppo di studenti con tante idee pronti a far sentire la propria voce. L’antirazzismo, l’antisessismo e l’antifascismo sono i nostri capisaldi.

Ci battiamo affinché sia garantito il diritto allo studio di ogni studente, opponendoci ai continui tagli alle scuole pubbliche, alle gravose spese per i trasporti e per i testi scolastici, alla mancanza di spazi per i giovani nei quali ritrovarsi per studiare o fare musica.

Siamo per una città più a misura di studente, partecipe ed attenta alle necessità di noi giovani.

Siamo per una scuola che premi il merito ed abbatta le diseguaglianze, per una scuola laboratorio di partecipazione, di democrazia e di idee.

Infine il Collettivo Studentesco Locomotori ha un grande riguardo per le problematiche di attualità e si impegna nel sociale con progetti per il volontariato“.

Una seduta della “Consulta provinciale degli studenti”, guidata da ragazzi del Collettivo Locomotori

Slides evento ottobre 2020

Cliccare QUI per visualizzarle e scaricarle.

 

 

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Slides realizzate da Elia Minari che ha condotto gli eventi formativi, nell’ambito del percorso “conCittadini”.

 

 

 

 

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