Dalla lista bunga-bunga al “Sacro romano impero”: alcuni dei simboli politici presentati negli ultimi anni

I simboli figli della DC

di Luca Gemmi

Dai vecchi Partito Comunista e Democrazia Cristiana ai moderni Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. La storia politica italiana passa anche per i simboli che ogni anno le persone si ritrovano nelle schede elettorali. Il giornalista Gabriele Maestri li ha raccolti nel libro “I simboli della discordia”, edito da Giuffrè. Un lungo lavoro di ricerca nelle pubblicazioni e nei polverosi archivi del Ministero dell’Interno, un viaggio fra emblemi di gloriosi antichi partiti e simboli di ben più basso livello.

Innanzitutto, da dove è nata quest’idea?

L’idea del libro nasce da una passione che ho avuto fin da piccolo, quando guardavo le trasmissioni elettorali. Il simbolo è la cosa che più colpisce in un partito insieme alle facce delle persone, perché è colorato e per l’immagine chiara e distinguibile: uno scudo crociato, un garofano o una falce e martello. Quando sono arrivato all’università, ho deciso di approfondire l’argomento. Doveva essere solo un articolo, ma c’era così tanto materiale che alla fine ho deciso di farci un libro.

Nel corso della ricerca si è trovato fra le mani dei simboli particolari?

Avrei voluto vedere la faccia delle persone che alle ultime elezioni amministrative hanno ricevuto nella scheda elettorale la lista “Bunga-bunga, più pilo per tutti”. Un signore si è presentato con un simbolo con una figura di donna chiaramente molto prosperosa. La parte “Più pilu per tutti” gliel’hanno bocciata perché era troppo volgare. Gli hanno anche chiesto di ridurre le dimensioni di seno e glutei della figura perché troppo umiliante nei confronti della donna: lui l’ha fatto e alla fine sembrava una bambina, che forse è anche peggio.

Non credo abbia poi preso molti voti…

Qualche anno fa hanno presentato anche il “Partito della gnocca”. L’hanno poi bocciato non per l’immagine in sé (che è uno gnocco, ndr), ma perché il motto “Quando ti tocca, vota la gnocca” era scritto sul logo della Repubblica Italiana. Gli hanno fatto notare che il vilipendio di segno di Stato è reato punito dal codice penale. Questi sono i più buffi ma ce ne sono molti altri, perché oggi per fare un simbolo non serve un grafico, può farlo chiunque con photoshop. E a volte sono veramente imbarazzanti.

Qual è il simbolo che è risultato più imitato negli anni?

Lo scudo crociato democristiano sicuramente è quello che ha avuto più imitazioni. Soprattutto perché molti simboli vengono presentati a scopo quasi di imbroglio: per sfilare cioè qualche voto ai partiti più conosciuti confondendo gli elettori. Lo scudo è stato uno dei simboli più longevi, ma lo stesso vale per la falce e martello.

Navigando fra i simboli nel suo blog compare una decina di volte una tale Mirella Cece. Chi è?

Mirella Cece è una signora che lavora come commercialista e avvocato, l’ho conosciuta personalmente. Lei un giorno ha deciso, dopo varie militanze in altri partiti, di presentarsi di persona prima con un suo movimento, poi nel ’94 ha fatto l’exploit: ha deciso che lei doveva metterci la faccia, letteralmente, e creare il “Sacro Romano Impero Liberale Cattolico”.

Molto sobrio…

Gabriele Maestri

Lei da allora per ogni elezioni fa la fila, ed è sempre fra le prime per presentare il simbolo, ogni volta più ricco e con un ritratto ormai datato di più di vent’anni. Mi ha detto che lo fa “per paura che glielo rubino”, ma raramente ha presentato la lista. Ci sono persone così.

Quest’anno sono stati presentati più loghi anche perché hanno ridotto le firme necessarie del 25% …

Questo ha permesso a molti disturbatori non solo di presentare il loro simbolo, ma forse riusciranno addirittura a farlo finire sulle schede elettorali, imitando il più possibile i simboli dei partiti famosi per rubacchiare qualche voto. Ci sarà da divertirsi.

Luca Gemmi (collaboratore giornalino studentesco Cortocircuito)

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