Un tè con il sindaco Delrio

Recentemente abbiamo avuto il piacere di intervistare Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia. E’ stata un’occasione per rivolgergli alcune domande su svariati temi e problemi inerenti la nostra città, riguardanti noi giovani e non solo.

1) C’è più di un sospetto che, dietro ai “bravi ragazzi” che frequentano Casa Pound, ci sia un’organizzazione legata a movimenti reazionari e neofascisti. Il fascismo, come tutti sappiamo, è bandito dalla Costituzione Italiana. Com’è quindi possibile che questi centri possano operare liberamente nella nostra città?

“Noi difendiamo la nostra democrazia solo se riusciamo ad essere molto attenti alle libertà individuali, come la libertà di espressione e di opinione, la libertà di stampa e di associazione. Questo è quanto afferma la Costituzione, ovviamente tutte le volte che ciò non assume rilevi penali. Se si accetta invece il limite della censura delle idee, allora si accetta che questo limite, domani, possa capitare a tutti noi. Certo, non sono felice del fatto che Casa Pound rincorra un pensiero fascista. E credo ci sia una certa ipocrisia, oltretutto, perché lo fa, senza dirlo esplicitamente. Ma non mi sembra ci siano elementi legali per chiudere Casa Pound. Non sono disponibile a tollerare l’avanzata strisciante delle idee di razzismo, come delle idee di fascismo, e vorrei che le gente reagisse ad atteggiamenti anticostituzionali. Occorre vigilare e la migliore difesa sono i giovani che prendono parola per i diritti di tutti. La miglior difesa è la reazione della città, sono i viaggi della memoria, gli anziani che raccontano cosa è successo qui. Vedete, la libertà di espressione è un diritto insito nelle persone, come ogni altro diritto. E’ un diritto originario, non viene “concesso” dall’alto, bensì “riconosciuto” dalla nostra Repubblica. Questa è la differenza sostanziale rispetto allo stato fascista, che invece annulla i diritti individuali e “concede” le libertà.”

2) Alcuni gruppi giovanili agiscono ancora impuniti sul territorio comunale: imbrattano e rovinano monumenti ed edifici pubblici, non rispettano le più semplici norme morali e sociali, sembra che i giri di droga non siano cosa nuova all’interno delle loro sedi e sono infine esenti dal pagare le tasse. Perché queste persone rimangono tutt’oggi ancora impunite?

“Se esistono problemi di questo tipo, non si tratta di avere “tolleranza zero” o di avere tolleranza, ma di applicare le leggi. E se le leggi non sono adatte, vanno cambiate. Se c’è spaccio di droga e per lo più in un luogo frequentato, la polizia deve intervenire.  Invocare le leggi, vuol dire anche, come è accaduto ieri, che, in base al Decreto Maroni, sono state denunciate tre ragazze di quindici anni per aver imbrattato i muri e per essere state trovate con le bombolette in mano.”

3) Visti i due esempi negativi di aggregazione giovanile, messi anche in luce nelle precedenti domande, sentiamo forte l’esigenza di avere uno spazio per i giovani. Più precisamente di una struttura polivalente che favorisca l’aggregazione tra i ragazzi della nostra città; dove ci si possa confrontare su tematiche e problematiche giovanili. Dove i ragazzi della nostra età possano fare o ascoltare musica, leggere un buon libro, discutere di problemi sociali e d’attualità o semplicemente incontrarsi, senza essere per forza sottoposti alle “leggi del mercato”. Un centro che abbia anche un collegamento con il volontariato sociale. Ci sarebbe particolarmente bisogno di un posto in cui organizzare degli incontri tematici,  per informare e sollecitare il confronto tra i giovani, che purtroppo vengono costantemente e quotidianamente minati dai messaggi dei mass media, da trasmissioni televisive fuorvianti che addormentano le loro coscienze e che danno un’immagine dell’esistenza totalmente egocentrica ed edonista.

“Premettendo che l’iniziativa da parte di un gruppo di giovani è lodevole, non avrei assolutamente nulla in contrario affinché si concretizzi la creazione in città di uno spazio del genere. Già la Gabella, di proprietà del Comune, ma gestita da un’associazione di giovani, è nata così nel 2005, in seguito al Piano giovani locale e alla volontà di creare un luogo di confronto diverso dal solito. Qui anche voi avete un punto di riferimento. Sia chiaro, non esiste da parte mia la volontà di creare spazi di divertimento per i giovani. Il Comune non ha il compito di creare divertimentifici. Eventualmente la missione del Comune è di creare dei luoghi in cui vengono gestiti responsabilmente, sotto alcuni parametri, degli spazi che possono diventare un luogo di aggregazione. Dobbiamo cercare di essere al fianco di chi ha voglia di mettersi in gioco per costruire un senso di appartenenza alla città, pur con i pochi mezzi che abbiamo.”

4) Il Governo ha appena approvato l’articolo 23 bis del Decreto legge 112 di Tremonti che in pratica sancisce la “privatizzazione”, o meglio liberalizzazione, dell’acqua pubblica. Tale Decreto prevede la sottomissione alle regole dell’economia capitalistica della gestione dei servizi idrici comunali, in questo modo l’acqua potrebbe non essere più un bene pubblico, poiché sarà gestita principalmente (esattamente per il 70%) da multinazionali private. Quelle stesse multinazionali che attualmente gestiscono le acque minerali. A Latina, ad esempio, e’ già stato deciso dall’azienda Veolia, a cui è stata affidata la gestione dell’acquedotto comunale, un aumento del 300 per cento delle bollette. Come intende contrastare, se è nelle sue possibilità di sindaco, tale sciagurata decisione?

“Il Decreto porta con sé, direttamente o indirettamente, alcuni effetti dannosi: per la gestione dei servizi idrici, come avete detto, la legge costringe le municipalizzate a far scendere  la quota di partecipazione degli enti pubblici sotto il 30% e a partecipare a una gara pubblica per ottenere le concessioni. I Comuni mantengono comunque al 100% la proprietà delle reti su cui scorre l’acqua e perché sono loro a determinare le tariffe, quindi il costo del servizio per i cittadini. L’errore del Decreto è nel fatto che l’ente pubblico ha un controllo solo parziale sulla gestione del servizio. Per recuperare su questo fronte, occorre che le municipalizzate siano tanto preparate e tanto competitive, da partecipare con successo alle gare e vincere le concessioni. La fusione tra la municipalizzata emiliana Enìa con Iride di Genova e Torino è finalizzata anche a dare vita a un’azienda con le spalle forti, in grado di confrontarsi  con altre grosse aziende. L’ottica del Decreto è di creare concorrenza tra più offerte, ma nei servizi pubblici io credo che la soluzione dei problemi non sia nella liberalizzazione. Quanto alla tariffa, non va bene se è troppo alta, ma nemmeno se è troppo bassa. La tariffa serve a compiere i necessari investimenti sulla rete: l’acqua è un bene comune, deve raggiungere tutti e non deve essere sprecata.  Ci sono Comuni in Italia che hanno la tariffa bassa, ma gli acquedotti sono obsoleti e ne sprecano molta. A Reggio, ad esempio, impiegheremo parte delle risorse ottenute con la tariffa ad aprire  altre 5 o 6 fontane pubbliche, dove riempire gratuitamente le bottiglie di acqua minerale o gassata dell’acquedotto, diffondendo il consumo a tavola di acqua del rubinetto e riducendo il consumo di plastica.”

5) Che cosa è il progetto di sicurezza integrata del Comune di Reggio? Ma soprattutto, secondo lei, Reggio è una città sicura?

“La mia risposta è: sì, Reggio è una città sicura. Non è esente da fenomeni di criminalità, ma se guardate le statistiche del Ministero degli Interni sui reati commessi, Reggio è più sicura di tante altre città analoghe, Parma, Modena, Varese, Verona… Vorrei chiarire una cosa, comunque. Il controllo della sicurezza e dell’ordine pubblico è compito della Prefettura, quindi dello Stato, non dei Sindaci. A volte sembra che la sicurezza sia compito dello Stato a Milano, e del Sindaco a Reggio Emilia! C’è un luogo dove si concertano alcune azioni per l’ordine pubblico della città ed è il  “Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica” convocato dal Prefetto: vi partecipano il Sindaco, il Questore, il Capo dei Carabinieri, della Finanza, i vertici delle forze dell’ordine, e con il Prefetto si  decidono i pattugliamenti e la distribuzione degli uomini sul territorio. Il Comune partecipa per quanto di competenza e collabora affinché ci sia più polizia in giro nelle ore difficili: ad esempio, mette a disposizione due pattuglie dei vigili urbani di notte – siamo l’unica città in regione insieme con Bologna – per presidiare traffico e rilevare incidenti, in modo che le forze dell’ordine possano dedicarsi alla sicurezza. Le forze dell’ordine ci dicono che Reggio è una città sicura rispetto ad altre città con le stesse caratteristiche. Questo non vuol dire che qualsiasi reato non sia  un fatto grave. Lo scippo ai danni di  un anziano, ad esempio, è un fatto gravissimo per la persona che lo subisce e che poi non si sentirà più sicura. Quanto al progetto di sicurezza integrata del Comune, significa che i cittadini partecipano alla sicurezza del loro territorio, alla coesione tra le persone che lo abitano e che collaborano ad animare il quartiere, ad aumentare la percezione di sicurezza, come stiamo facendo nella zona della stazione.”

6) A proposito della grande crisi economica che in questi ultimi due anni sta investendo il mondo intero, che prospettive si profilano per il Comune di Reggio Emilia ed i suoi lavoratori? Come pensa bisognerebbe intervenire per uscire da questa situazione critica?

La situazione è grave e nel corso del 2010 peggiorerà. In alcune scuole materne della città esistono già realtà molto preoccupanti: in particolare esiste una scuola materna in cui l’80% delle famiglie non riesce ormai più a pagare le rette. Abbiamo tantissimi  bambini che aspettano il pranzo o la merenda delle scuole materne per mangiare davvero. A Reggio la crisi ha investito i due settori principali dell’economia reggiana: quello edilizio e quello meccanico, nel quale si sono verificati cali del fatturato del 60%. Una via per uscire da questa crisi è innovarsi, rivolgersi verso nuovi settori e creare nuovi mercati di lavoro che possano sostenere efficacemente l’economia. L’economia infatti si muove con la tecnologia. Basta vedere ciò che Microsoft ha fatto in America. Il futuro è l’economia della conoscenza, e da quando sono in carica mi sono preoccupato di incentivare lo sviluppo di questi nuovi settori.”

7) Considerando la sempre più ampia rete di interessi mafiosi nella finanza, in attività edilizie e soprattutto attraverso ricambi di denaro nel Nord, Reggio Emilia può dichiararsi immune? Cosa fa il Comune di Reggio, in concreto, per impedire infiltrazioni malavitose?

“Le inchieste della Direzione regionale Antimafia, ci dicono che anche Reggio Emilia è una delle città in cui la ‘Ndrangheta ricicla denaro, anche se meno che a Parma e a Modena. Il tema è serio e mi fa molto piacere l’iniziativa del 1° Marzo sulla legalità. La ‘Ndrangheta ricicla denaro in modi incredibili, come avete visto dall’inchiesta su Fastweb e Telecom: si muove con avvocati, commercialisti, professionisti e in modi simil leciti. Fa affari dove si spaccia droga e a Reggio purtroppo il consumo di droga è alto. Ma non si infiltra dove ci sono tessuti civili, dove ci sono sindacati, associazioni di categoria, lotta all’evasione e al lavoro nero, controlli serrati. Dobbiamo prima di tutto stare al fianco di coloro che si impegnano contro la mafia in  Sicilia e in Calabria. La loro è una lotta di liberazione vera, perché la mafia toglie lavoro, toglie futuro, toglie alla pubblica amministrazione la capacità di lavorare, di fare le strade, la sanità, le scuole. In secondo luogo dobbiamo mantener vigile il nostro senso civico e denunciare tutte le forme che ci sembrano borderline, i guadagni troppo facili. Essere trasparenti. Facilitare i controlli. Potenziare l’intelligence della Guardia di Finanza. Come Amministrazione stiamo mettendo tutti i nostri appalti on line. Ma è l’impegno civile che permette di resistere. La fiducia è riposta in voi giovani, nuovi partigiani del secolo.

La Redazione di Cortocircuito

(28 Marzo 2010)