Video-inchiesta: il Parmigiano Reggiano grazie agli indiani

Se non visualizzi il video clicca qui.

L’intera filiera produttiva del Parmigiano Reggiano, simbolo di Reggio Emilia nel mondo, oggi è quasi esclusivamente nelle mani degli immigrati, in particolare indiani.
Siamo andati ad intervistare Graziano Salsi, Presidente della cooperativa CILA di Novellara, una delle più grandi aziende agricole di allevamento di bovini dell’Emilia Romagna e uno dei lavoratori indiani di questa cooperativa.

Il video mostra l’integrazione economica e culturale della comunità indiana che vive e lavora nella bassa reggiana. Un valido esempio è il tempio indiano Sikh di Novellara (RE), il più grande in Italia e il secondo in Europa.
Questo cortometraggio è stato realizzato in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia nell’ambito del progetto europeo SPARDA, che ci ha permesso di vedere la nostra città sotto un’altra prospettiva. L’inchiesta è stata realizzata da Mariangela Santucci, Chiara Cigarini ed Elia Minari.

La Redazione del giornalino studentesco Cortocircuito

……………………………………

Vedi anche:

Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio sull’immigrazione (partendo dai luoghi comuni)
Il futuro del Parmigiano Reggiano è in mano ai Sikh (articolo)
Malainformazione: i luoghi comuni dell’informazione, ovvero la scomparsa dei fatti (video)
Stranieri vittime dell’ignoranza (articolo)

(15 Dicembre 2011)

La realtà distorta e capovolta dai luoghi comuni

Per luoghi comuni spesso si intende “i giovani di oggi non sono come quelli di una volta” o “le donne non sanno guidare”. In questo articolo invece quando parliamo di luoghi comuni non ci riferiamo a queste stupide frasi fatte, ma ai luoghi comuni frutto di un’informazione distorta, che finisce spesso per capovolgere la realtà, offuscando i fatti ed i dati.

L’opinione pubblica risulta confusa da questo tornado mediatico formandosi opinioni del tipo “gli incidenti stradali mortali negli ultimi trent’anni sono aumentati”, “la maggior parte degli immigrati arriva in Italia via mare con i barconi” o “siamo tutti intercettati”. Queste sono solo alcune delle numerose risposte che abbiamo raccolto ponendo alcune semplici domande a qualche persona intervistata lungo la strada. Quasi sempre, la gente è sicura delle risposte che dà a questo genere di domande, non avendo alcun tipo di dubbio o di esitazione; invece spesso queste risposte sono sbagliate, a volte corrispondono addirittura all’opposto della realtà. Vediamo alcuni esempi.

Gli incidenti stradali mortali negli ultimi trent’anni sono aumentati o diminuiti in Italia? La risposta unanime è stata: “Aumentati!” Una ragazza ci ha spiegato meglio “sono aumentati a causa di alcool e droghe”. Sembra incredibile, ma la realtà è diversa: nel 1980 i morti sulle strade furono 8537, nel 2009 -nonostante l’aumento esponenziale delle auto- sono stati la metà.

E’ vero che la presenza di immigrati aumenta la delinquenza? “Alla grande!”, così hanno esordito alcuni ragazzi intervistati che non sembrano avere dubbi sull’argomento. I dati però dicono altro: infatti, nonostante la presenza di immigrati in Italia negli ultimi 20 anni sia aumentata vertiginosamente e più di ogni altro Paese europeo (dal 1998 al 2008 la crescita è stata del 246%, fonte Istat), la delinquenza non è aumentata sostanzialmente. Un sondaggio Istat-Ministero degli Interni mostra che nel 2003 si sono commessi lo stesso numero di crimini del 1996 e nel 2007 il numero di reati è stato simile al 1991 continua a leggere …

Stranieri vittime dell’ignoranza. Troppi italiani prestano fede a convinzioni prive di fondamento

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 21 Maggio 2011]

I luoghi comuni sull’immigrazione: li spiega un video realizzato da Cortocircuito insieme alla Provincia. Il cortometraggio è imperniato sulle interviste del giornalino studentesco di Reggio alla gente lungo la strada. La prima domanda è: «Secondo te è vero che la presenza di immigrati aumenta la delinquenza?». «Alla grande!», così hanno risposto Andrea e Gaetano che non sembrano avere dubbi sull’argomento. I dati però dicono altro: infatti, nonostante la presenza di immigrati in Italia negli ultimi 20 anni sia aumentata vertiginosamente e più di ogni altro paese europeo (dal 1998 al 2008 la crescita è stata del 246%, fonte Istat), la delinquenza non è aumentata sostanzialmente. Un sondaggio Istat–Ministero degli Interni mostra che nel 2003 si sono commessi lo stesso numero di crimini del 1996 e nel 2007 il numero di reati è stato simile al 1991.

«Come arrivano i clandestini in Italia?», ecco un altro luogo comune da sfatare: secondo Christian, Elena, Andrea, Elisa e molti altri arrivano con i gommoni. Invece, secondo un’indagine del Ministero degli Interni del 2008, solo il 12% dei clandestini entra via mare, mentre il 73% dei clandestini entra con un normale visto turistico dai principali aeroporti italiani, ma poi rimane anche dopo che il visto è scaduto; il restante 15% entra via terra. Questo significa che i respingimenti di massa hanno un alto impatto politico e mediatico, ma servono a poco per contrastare l’ingresso di clandestini.

Sarà presto possibile vedere il cortometraggio, intitolato “Noborder, senza confini”, sul sito internet www.cortocircuito.re.it.

 

………………………….

Izuorah Francis Ikwunngbd, nigeriano cinquant’enne recentemente trapiantato a Reggio Emilia, quando lo intervistiamo ci tiene subito a precisare: «Io sono nigeriano, ma ci sono tanti italiani in Nigeria impegnati per il petrolio che non trattano bene i nigeriani, questo non va bene. Non so come mai molti italiani sono così razzisti».

Lei quindi pensa che gli italiani siano razzisti?

«Si, la maggior parte sono razzisti. Gli italiani quando viaggiano amano gli stranieri, ma quando non viaggiano non gli piace vederli».

In particolare per il lavoro, è dura?

«Non c’è lavoro per nessuno ora, è molto dura, sono da sei mesi senza lavoro. Io sono laureato, sono ingegnere, ma mi dicono di tornare a scuola, a cinquant’anni!»

Cosa chiederebbe allo Stato italiano per gli immigrati?

«Chiedo al governo di aiutare gli immigrati, perché siamo innanzitutto un’opportunità, come quando gli italiani emigravano in un altro paese. Stiamo pregando affinché Dio tocchi il cuore di Berlusconi, Fini e Bossi, affinché l’economia di questo paese possa cambiare e migliorare. Vogliamo tornare a lavorare, questo è ciò che vogliamo».

Le piacerebbe diventare cittadino italiano?

«No, non mi piacerebbe diventare cittadino».

Perché?

«Perché sono di colore e gli italiani non amano le persone di colore».

 

………………………….

Vedi anche:

– Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio sull’immigrazione (partendo dai luoghi comuni)
Video-inchiesta: il parmigiano reggiano grazie agli indiani