Costi ad alta velocità. Video-inchiesta sul progetto Tav di Reggio Emilia

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«I costi per la realizzazione della stazione “Mediopadana” dell’Alta Velocità di Reggio non sono aumentati». Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente ANCI, risponde secco alle domande su costi e tempi del progetto Tav di Reggio Emilia. Eppure le delibere comunali e gli atti ufficiali, spulciati dalla redazione del giornalino studentesco Cortocircuito, smentiscono Delrio.

Persino Mauro Del Bue, assessore della giunta Delrio ed ex sottosegretario alle Infrastrutture, riferendosi alla stazione dell’Alta Velocità di Reggio Emilia scrisse «vi è stata una costante lievitazione dei costi» (interrogazione parlamentare del 24 Luglio 2006).

E i tempi? Tante promesse, raramente mantenute. «Nel nostro contratto c’era scritto che doveva essere consegnato tutto nel 2009, stazione compresa», afferma Alessandro Gandino, ex responsabile pubbliche relazioni del Presidio Informativo di Cepav, il consorzio di imprese che fino al 2007 si è occupato della realizzazione della linea ferroviaria dell’Alta Velocità e delle opere connesse nella tratta Milano-Bologna.

Gandino -intervistato dalla redazione del giornalino studentesco Cortocircuito- evidenzia anche l’esistenza di eccessive catene di subappalti: «Una gara di appalti e subappalti. C’è un mondo che ci ha mangiato. Non sto parlando di corruzione, ma di parassitismo puro». Gandino rivela che anche lui non era pagato in modo diretto, ma attraverso una serie si subappalti che ovviamente gonfiavano in modo consistente i costi.

La seconda parte della video-inchiesta di Cortocircuito affronta il progetto Tav di Reggio nel suo complesso: dal costo dei ponti di Calatrava alla pensilina del casello autostradale, dalle infiltrazioni mafiose denunciate anche da Roberto Saviano alla mancanza di trasparenza.

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Inchiesta della redazione del giornalino studentesco Cortocircuito. Realizzata da Elia Minari (coordinamento e interviste), insieme a Riccardo Pelli (voce narrante), Federico Marcenaro (riprese).

 La rassegna stampa sull’inchiesta:

Il Giornale di Reggio: La denuncia sui lavori della Tav, i costi sono lievitati dell’800% in dieci anni
Prima Pagina: I costi della stazione Tav smentiscono il sindaco. Inchiesta del giornalino studentesco fa le pulci ai conti del progetto
ReggioNelWeb: L’inchiesta degli studenti smentisce il sindaco Delrio. Cortocircuito porta alla luce tutto sui costi della stazione Tav
ReggiOnline: Costi e ritardi, la Tav sospesa tra inferno e paradiso. Il giornalino Cortocircuito ha realizzato un’inchiesta che punta a fare chiarezza

La rassegna stampa sulla replica:

– Il Giornale di Reggio: Costi Tav, Delrio ammette: «Non c’è trasparenza». Il sindaco controreplica a Cortocircuito e scarica l’aumento sulla giunta Spaggiari
– ReggioNelWeb: Delrio scarica tutto sulla Spaggiari. Il sindaco replica sull’aumento dei costi dell’Alta Velocità, ma non convince
– Il Resto del Carlino: Vele di Calatrava, Delrio: «Presto tutte le spese on line». Il sindaco ammette: «Rispetto al progetto iniziale i costi sono effettivamente aumentati»
– Prima Pagina: Delrio ora ammette: «Rispetto alla previsione della giunta Spaggiari c’è stato un aumento». Il sindaco risponde a Cortocircuito

Collegati:

– Repubblica.it pubblica una sintesi della nostra video-inchiesta sulla stazione Mediopadana
– Delrio replica all’inchiesta sulla stazione Mediopadana
– Le foto dell’intervista al sindaco Graziano Delrio (21 marzo 2012)
Altri documenti: le delibere comunali sui costi dei ponti dei Calatrava
– «Costi lievitati anche a causa del parassitismo». La testimonianza dell’ex resp. comunicazione del cantiere Tav di Reggio by Elia Minari

Aggiornamenti:

– «La Mediopadana il 4 ottobre non sarà pronta». Le voci di alcuni addetti ai lavori by Elia Minari
– «Ho conosciuto la mafia nel cantiere Tav di Reggio Emilia». Parla il Presidente della Camera di Commercio Bini 
(video)

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Le nostre video-inchieste:

«Il referendum sull’acqua non sarà rispettato». Video-inchiesta nella città leader del referendum: Reggio Emilia 
Posso entrare? Video-inchiesta sulle discoteche reggiane
Noborder, senza confini: il nostro cortometraggio sull’immigrazione (partendo dai luoghi comuni)
Video-inchiesta: il Parmigiano Reggiano grazie agli indiani

(18 Aprile 2012)

Una spaghettata antimafie per il giornalista sotto protezione (articolo+intervista)

[articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio il 5 Febbraio 2012]

Dal ventidue dicembre la vita di Giovanni Tizian, collaboratore del gruppo l’Espresso, è cambiata. Due giorni prima della vigilia di Natale, oltre alle consuete telefonate di auguri da parte di familiari ed amici, Tizian ha ricevuto una telefonata sicuramente meno desiderata. Dall’altro capo della linea c’era il procuratore capo di Modena Zincani che gli annunciava la decisione di assegnarli due uomini di scorta.

Ora, che tutto è diventato più difficile, per non farlo sentire solo e per esprimergli solidarietà, in tanti sono accorsi alla spaghettata antimafie organizzata dell’Anpi in collaborazione con “Libera. Associazioni nomi e numeri contro le mafie”, ieri all’oratorio Helder Camara di San Polo.

Friselle pugliesi, polenta fritta, erbazzone reggiano, spaghetti: prelibatezze del sud e del nord, prodotti quasi tutti provenienti dalle terre confiscate alla mafie, coltivate da aziende agricole sociali d’agricoltura biologica. «Consumare i prodotti dei terreni confiscati alle mafie è un segnale importantissimo», ha sottolineato Annalisa Duri del coordinamento di Libera Reggio. «Spesso le terre dei mafiosi una volta confiscate vengono abbandonate. Questa è una sconfitta per lo stato e così la gente può dire “meglio quando c’era il mafioso”. Acquistando i prodotti di queste terre si ridà speranza alla faccia pulita dell’Italia».

Dopo pranzo, Tizian ha parlato di “Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea” edito da Round Robin. 300 pagine con fatti, nomi e cognomi. continua a leggere …

5 azioni che ogni cittadino può fare contro le mafie

VEDI IL VIDEO DELLE 5 AZIONI

Nella contrasto e nella prevenzione alle mafie certamente le istituzioni possono fare molto, ma cosa può fare un semplice cittadino privo di responsabilità istituzionali o politiche? Cosa può fare colui che non è né magistrato, né poliziotto, né parlamentare? Colui che magari pensa con rassegnazione di essere “condannato” alla parte di spettatore o, nel migliore dei casi, alla parte di tifoso. Ci siamo sentiti porre questa domanda numerosissime volte, per questo abbiamo deciso di cercare di dare una risposta più chiara, attraverso cinque semplici azioni che ogni cittadino può attuare ogni giorno contro le mafie. Si tratta di semplici azioni nate da ciò che abbiamo imparato in questi anni, dalle nostre riflessioni, ma sono aperte anche alle vostre proposte e ai vostri suggerimenti.

 

Queste cinque azioni contro le mafie servono anche per smettere di lamentarsi soltanto, per smettere di delegare sempre agli altri. La magistratura e le forze dell’ordine svolgono un ruolo sicuramente indispensabile, ma non è sufficiente. Serve l’impegno di tutti noi, con piccoli gesti, che possono però creare seri problemi alle organizzazioni mafiose. Perché le mafie prosperano anche grazie ai nostri silenzi e alla nostra indifferenza.

A questo proposito, negli ultimi anni Falcone e Borsellino ci sono stati presentati troppo spesso come degli eroi-martiri solo da commemorare. Quest’immagine è fuorviante. Falcone e Borsellino non sono eroi, sono uomini che facevano il loro dovere, morti da uomini liberi. Chiamarli eroi si sposa con il distanziare il loro percorso con il nostro, si sposa con la deresponsabilizzazione del cittadino, si sposa con il delegare agli altri.

Per questi motivi, come associazione “Cortocircuito” (www.cortocircuito.re.it) e come gruppo “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie”, dal 2009 abbiamo realizzato cortometraggi, video-inchieste, interviste e diverse iniziative antimafia, per cercare di sensibilizzare la cittadinanza sulla presenza delle mafie nella nostra città. E per invitare i nostri coetanei a uscire dall’indifferenza. 

Ecco le nostre 5 azioni:

– PRIMA AZIONE: INFORMARSI IN MODO CRITICO. È fondamentale informarsi ed informare, se non si conosce un fenomeno non si è in grado di fronteggiarlo e di contrastarlo adeguatamente.
Tuttavia si tratta di un compito non facilissimo. I media spesso sono condizionati da molteplici aspetti di convenienza editoriale e politica. Inoltre sono diversi i casi in cui la stampa tende a derubricare probabili fatti di mafia ad atti di vandalismo o a “fenomeni elettrici”. Per questo è fondamentale, oltre a informarsi di piùinformarsi da più fonti; solo in questo modo è possibile formarsi un’idea più veritiera possibile su un determinato fatto. Informandovi da più fonti riuscirete ad essere giornalisti di voi stessi.
Inoltre è importante non prendere nessuna fonte, dal servizio televisivo all’articolo di giornale, come oro colato, ma non considerare una verità assoluta neanche un video di “youtube”. Essere quindi curiosi, ma anche dubbiosi.

– SECONDA AZIONE: CONSUMARE IN MODO CRITICO. È possibile acquistare i prodotti delle terre confiscate alle mafie, gestite prevalentemente da cooperative sociali di agricoltura biologica, riunite a livello nazionale da “Libera Terra”. E’ un segnale importantissimo perché spesso le terre dei mafiosi una volta confiscate vengono abbandonate: questa è una sconfitta per lo Stato e così la gente può dire “meglio quando c’era il mafioso”.
Inoltre si possono acquistare i prodotti nei negozi che aderiscono ad “Addiopizzo”, anche al Nord. A Milano, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, oltre cinquemila commercianti pagherebbero il pizzo. Consumando in maniera critica è come se andassimo a votare ogni volta che facciamo la spesa.
È anche importante ricordare che ci vuole qualche cautela in più nel caso di ristoranti, pizzerie, imprese e negozi sorti improvvisamente con evidente impegno di consistenti capitali. Non sono pochi i casi in cui, anche nel nostro territorio, ci si è scontrati con luoghi coinvolti in azioni di riciclaggio di denaro mafioso.
Infine, anche se può sembrare scontato e anche se molte volte non è un fatto collegato alle mafie, bisogna sempre farsi fare lo scontrino, perché diversi commercianti “si dimenticano” di farlo.

– TERZA AZIONE: PARTECIPARE AL VOTO. Se non si sceglie si lascia che altri scelgano per noi. La mafia spesso offre i suoi pacchetti di voti alle elezioni: dalle comunali alle europee, per questo occorre partecipare al voto, incluso quello referendario. È importante cercare di scegliere i candidati “più puliti”, perché le mafie non sono né di destra né di sinistra, spesso puntano sul cavallo vincente. Indicare la preferenza è fondamentale, perché meno elettori usano il proprio voto di preferenza più facile sarà per pochi elettori vicini a un’organizzazione mafiosa fare entrare, ad esempio, in un consiglio comunale il proprio candidato.

– QUARTA AZIONE: NON ACCETTARE SCORCIATOIE. Per contrastare le mafie, bisognerebbe imparare a dire no alle tante scorciatoie che la vita offre ogni giorno, ai favori, alle raccomandazioni, preferendo “al puzzo del compromesso morale, il fresco profumo della libertà”, come auspicava il giudice Paolo Borsellino.

– QUINTA AZIONE: DENUNCIARE-PARTECIPARE. L’indifferenza è compromesso. Il silenzio degli onesti è il pericolo maggiore che ci sia per la democrazia. Noi crediamo che ogni cittadino possa fare la sua parte, anzi debba fare la sua parte, contro il radicamento mafioso nella nostra città. Perché come dice il secondo comma dell’articolo 4 della nostra bella Costituzione “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” Quindi l’indifferenza è incostituzionale!

Occorre uscire dal silenzio e prendere parola. Perché una libertà passiva non esiste, la libertà va esercitata ogni giorno, per lei occorre spendersi.

Inoltre chi lavora in istituti di credito, chi è notaio, chi è proprietario di immobili, aziende, imprese, ecc… può fare di più. Ci siamo spesso chiesti come si comportino questi cittadini quando si accorgono che il denaro trattato potrebbe essere frutto di reati di mafia. Vogliamo credere che sceglierebbero di perdere un cliente, un’occasione di lavoro, di vedere sfumare un affare, con la soddisfazione di aver dato un contributo al prevalere della società degli onesti su quella dei criminali. È sufficiente che siano indifferenti alla provenienza dei soldi perché il risultato sia esattamente l’opposto.

Adesso non abbiamo più scuse, non possiamo più dire “non lo sapevo”. Perché solo il coraggio degli onesti può riaccendere la speranza, capendo che con le mafie non può esserci futuro. Aspettiamo, con una mail, i vostri suggerimenti e le vostre proposte per migliorare insieme queste cinque azioni.

 

 

Associazione culturale antimafia “Cortocircuito” di Reggio Emilia.

(23 maggio 2013)

VEDI IL VIDEO DELLE 5 AZIONI

 

 

La legalità non è una limitazione della libertà, ma l’unica strada per raggiungere davvero la libertà”.
Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

[Testi consigliati: “La convergenza” di Nando dalla Chiesa, “La giustizia è una cosa seria” di Antonio Nicaso e Nicola Gratteri, “Sulle regole” di Gherardo Colombo, “Nomi, cognomi e infami” di Giulio Cavalli, “Nel labirinto degli dei” di Antonio Ingroia].

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Vedi anche:

– Libera rilancia a livello nazionale le nostre 5 azioni contro le mafie

 

4 nuovi video per la legalità, contro le mafie

Pubblichiamo quattro video che documentano alcune attività da noi recentemente realizzate:

Il primo video documenta alcuni estratti dell’incontro pubblico del 29 Novembre 2011 ad Albinea (RE) con Nicola GratteriProcuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, ed Antonio Nicasostudioso e scrittore, nonché uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta a livello internazionale.
Nel video il Procuratore Gratteri spiega, portando il chiaro esempio di un supermercato della ‘ndrangheta, di come “le mafie non producano ricchezza e neppure lavoro“. Inoltre il Prof. Nicaso ci mette in guardia: “in Italia le mafie non le abbiamo mai combattute, perché non abbiamo mai voluto combatterle”, abbiamo combattuto solo la “macelleria criminale”, i poveracci, aggiungendo “chi ancora può credere che il capo della mafia sia Totò Rina o Bernardo Provenzano? .. se questi fossero stati i capi della mafia li avremmo già distrutti da tanto tempo”.
Inoltre chiariscono “i mafiosi quando sono venuti al nord sono entrati in certi ambiti perché qualcuno ha aperto loro la porta, perché qualcuno non ha saputo dire no ai soldi e ai voti delle mafie”.
L’incontro è stato introdotto da Elia Minari del Giornalino studentesco Cortocircuito e dei “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie”. Noi continueremo a combattere le mafie prendendo parola e utilizzando lo strumento della cultura, unica pistola sfuggita dalle mani della mafia.

Il secondo video: brevi discorsi improvvisati di Nuccia Ciambrone ed Elia Minari per presentare le attività dei “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie” e del Giornalino studentesco Cortocircuito, in occasione della serata “In-patto” del 5 Novembre 2011 in piazza Martiri del 7 Luglio a Reggio Emilia. Evento organizzato insieme al gruppo “Quanto Basta”.

Il terzo video è l’intervista -da noi realizzata- al magistrato Piercamillo Davigoex pm del pool “Mani Pulite” e uno dei massimi esperti di corruzione. Attualmente è Giudice alla Corte Suprema di Cassazione.

Infine, il quarto, è un video shock: dopo aver inaugurato la targa in memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ai Giardini di Reggio Emilia, ci si avvicina un ragazzo originario della Sicilia che ci dice “Provenzano faceva lavorare i giovani, faceva solo appalti.” Ma la realtà è molto diversa… Come ci ha spiegato più volte il Procuratore Antimafia di Reggio Calabria Gratteri, nella mafia -se si entra poveri- se ne esce morti o morti di fame. Inoltre la mafia quando ti dà un lavoro ti toglie tutto il resto: i diritti, e soprattutto la dignità.

Tutte le riprese sono state fatte da Federico Marcenaro del Giornalino studentesco Cortocircuito.

La Redazione di Cortocircuito

 

(11 Dicembre 2011)

Intervista a Manfredi Borsellino, figlio di Paolo Borsellino

Manfredi Borsellino con il padre e la madre

Manfredi Borsellino è figlio del noto magistrato Paolo Borsellino, ucciso con un’auto esplosiva il 19 Luglio 1992 a Palermo.
Quando Paolo Borsellino, ora simbolo mondiale della lotta contro le mafie, saltò in aria in via D’Amelio il figlio Manfredi aveva 21 anni. Manfredi Borsellino, attualmente Commissario di Polizia di Cefalù (Palermo), sta continuando a servire lo Stato, come fece il padre fino alla morte. Lo abbiamo contattato telefonicamente per un’intervista.

– Dopo la strage di Capaci nel ‘92, il Giudice Borsellino confessò ad Antonio Ingroia che si sentiva invecchiato di 10 anni in pochi giorni. Uno stato d’animo di cui la famiglia ebbe modo di accorgersi?

Dopo la morte di Falcone mio padre cambiò. Prima era una persona estremamente divertente, con un umorismo abbastanza spiccato: non amava prendersi sul serio e scherzava anche sulle cose più drammatiche. Dopo la strage di Capaci invece si chiuse un poco in se stesso e gradualmente, quasi a presagire la tragedia, si allontanò dalla famiglia. Fu da parte di mio padre un’operazione molto sottile. Era talmente preparato all’eventualità di essere, da un momento all’altro, vittima di un attentato che voleva prepararci al periodo successivo alla sua eventuale morte.

– Lei questo quando lo comprese?

Noi lo capimmo soltanto dopo la morte di mio padre, infatti in quei famosi 57 giorni (tra l’attentato a Falcone e quello a Borsellino, ndr) io e le mie sorelle non comprendevamo questo atteggiamento di mio padre. […] Invece oggi siamo grati a mio padre per aver fatto in modo che noi potessimo, non solo accettare la sua morte violenta e improvvisa, ma fossimo anche preparati a sostenere tutte le difficoltà, tutti gli assalti anche indiscriminati dei mass media e dell’opinione pubblica dopo la sua morte. Malgrado io e le mie sorelle fossimo abbastanza giovani, io avevo appena 21 anni quando mio padre ci lasciò, ci ritrovammo delle persone molto più adulte dell’età che avevamo.

– Le facciamo una domanda molto “difficile”, secondo lei suo padre poteva essere salvato?

Si, credo che si poteva evitare. Si sapeva che la prossima vittima designata, dopo l’attentato a Giovanni Falcone, era mio padre. Quindi lo Stato era nelle condizioni di salvare mio padre, costringendolo o indulgendolo ad allontanarsi da Palermo con la famiglia in quei giorni drammatici successivi la strage di Capaci. Invece non arrivò nessun segnale da parte del Governo di allora. […] E’ mia personale convinzione che se mio padre fosse stato costretto, anche contro la sua volontà, ad allontanarsi da Palermo per raggiungere una località segreta, determinati scenari sarebbero mutati velocemente e mio padre probabilmente non sarebbe stato assassinato. Però purtroppo con i se non si può cambiare il corso della storia.

– Lei ha studiato legge ed è oggi Commissario di Polizia. Quanto ha influito nella sua scelta il fatto di essere figlio di Paolo Borsellino?

Mio padre è stato magistrato, mio nonno materno è stato magistrato, mio bisnonno è stato un giudice militare: una certa aria di giustizia e di legge l’ho respirata fin da bambino. Ho voluto continuare questa strada familiare, anche se con un incarico diverso, poiché credo tantissimo nei valori della giustizia e dell’onestà. Amo a dismisura la mia terra e la città in cui vivo, ho il dovere di fare di tutto per cambiarla in meglio. Indubbiamente la scelta del lavoro è stato influenzata anche dal fatto che mio padre era quasi sempre circondato da poliziotti di scorta o da carabinieri o finanzieri che lo aiutavano nell’attività investigativa, per cui sono sempre stato attratto dal lavoro svolto da questi validissimi collaboratori di mio padre. continua a leggere …

Noicontrolemafie 2011

Noicontrolemafie 2011 – Ci sono loro. Ma ci siamo anche noi.

E’ questo il titolo del festival della legalità che si svolgerà a Reggio Emilia il 27, 28 e 29 Maggio 2011. Si tratta di una tre giorni di convegni, seminari, conferenze e spettacoli, promossa dalla Provincia di Reggio Emilia, con l’ideazione e la direzione scientifica del professor Antonio Nicaso e la cura educational della Dott.ssa Rosa Frammartino.

Nel corso del festival saranno anche proiettati video e spot contro le mafie realizzati dal giornalino studentesco Cortocircuito insieme ai “Giovani a Reggio Emilia contro le mafie”. Saremo sempre noi giovani a gestire il punto informazione-accoglienza all’entrata del festival nella giornata conclusiva del 29 Maggio al parco Cervi (ex Tocci). Vi aspettiamo!

La Redazione di Cortocircuito

Clicca qui per leggere il programma (pdf)

Serata in ricordo del magistrato Antonino Scopelliti

Martedì 21 dicembre 2010 alle 21 in Gabella (spazio pubblico sotto l’arco di via Roma), a Reggio Emilia, si terrà un incontro pubblico con Rosanna Scopelliti, figlia di Antonino Scopelliti, magistrato ucciso dalla mafia nel 1991 e Aldo Pecora, fondatore del movimento antimafia “Ammazzateci tutti” e autore di “Primo sangue”, libro sulla morte del Giudice Antonino Scopelliti che sarà presentato nel corso della serata.

L’evento, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, è promosso da “Percorsi di cittadinanza e legalità“, curati dalla dott.ssa Rosa Frammartino, insieme ai “Giovani contro le mafie” e al giornalino studentesco Cortocircuito, media partner ufficiale dell’evento.

L’evento sarà condotto da Giulia Domenichini di Cortocircuito.

“Il 9 agosto 1991 il giudice Antonino Scopelliti venne ucciso in un agguato a Campo Calabro, lasciando la moglie e la figlia di sette anni, Rosanna, della cui esistenza, per motivi di sicurezza, pochissimi sapevano. La morte di Scopelliti, impegnato in quei giorni in Cassazione per il maxi-processo di Palermo, aprì di fatto la stagione delle stragi, il duro e ambiguo confronto tra Stato e mafia che avrebbe portato, poco dopo, alle morti di Falcone e Borsellino.”

(clicca sulla locandina a sinistra per allargarla)

A Reggio Emilia è presente la mafia? – il cortometraggio

Assolutamente non penso, questo sentore me lo da il fatto che il tessuto sociale mi sembra abbastanza integro e sano”. E’ una delle tante risposte che abbiamo ricevuto dalla gente alla domanda: “Secondo lei, a Reggio Emilia è presente la mafia?”.

Pubblichiamo il cortometraggio, da noi realizzato, sulla presenza mafiosa a Reggio Emilia.

La Redazione di Cortocircuito

(3 Novembre 2010)

Se non visualizzi il video clicca qui.

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Vedi anche:

– 5 azioni che ogni cittadino può fare contro le mafie

 

Memorie di un amante (Angelo Vassallo)

Una serata come le altre. Tranquilla. Silenziosa. Era una serata in cui le mie preoccupazioni erano svanite nelle ombre e dovevano rimaner li finché l’aurora non le avrebbe illuminate nuovamente. Con la mente leggera correvo veloce, con la mia Audi grigia, fra le tante strade del mio paese perché,  a casa, mi attendevano. Amavo la mia famiglia tanto quanto la mia terra perché mi sapevano regalare grandi emozioni ma soprattutto mi sapevano riscaldare il cuore sempre e comunque.

Ero un folle per molti, un visionario per altri ma sono certo che è proprio grazie alla mia “follia”, se così si può definire, e alla mia voglia di porgere l’occhio verso il futuro che oggi la mia gente si trovi a vivere in gioia e serenità. Pollica è sempre stata la mia ragione di vita. I suoi cittadini, le sue case, le sue situazioni ed il suo mare saranno sempre parte di me. Ah.. Il suo mare.. Solcai le sue onde assaporandone gusto e odore . Fronteggiai molte volte le sue ire, sfidando il destino, uscendone sempre vincitore. Ero certo che il mare non sarebbe mai stata la mia tomba.

Correvo. Le luci dei lampioni mi illuminavano il cammino. Dovevo fare presto. Avevo una gran voglia di baciare mia moglie e di abbandonarmi, poi, nella grande notte salernitana. Imboccai, quindi, una piccola strada secondaria. Scalai un paio di marce facendo rombare il mio potente motore tedesco che, certamente, non avrebbe avuto alcun problema ad affrontare l’esigua salita che mi si celava dinnanzi.

L’orologio segnava le ore 22. Ad un certo punto, poco distante da me, comparve una macchina che, con i suoi due fari, mi disturbarono la vista. Anch’essa correva veloce ma in senso opposto al mio. Mi misi su un lato della strada, permettendo così il  transito anche se, in teoria, la viabilità era a senso unico. continua a leggere …

Post-terremoto all’Aquila, l’Antimafia indaga su Reggio

La Procura Distrettuale Antimafia dell’Aquila, che da tempo sta indagando sulla ricostruzione post-terremoto in Abruzzo, ha messo gli occhi anche su alcune imprese reggiane in odore di ‘ndrangheta. Accertamenti sarebbero in corso da qualche giorno anche nella nostra provincia. Secondo quanto si è appreso, in particolare, a confortare questa tesi vi sarebbero dichiarazioni di collaboratori di giustizia e intercettazioni telefoniche. Alle prime battute di queste indagini sugli appalti per la ricostruzione del terremoto in Abruzzo, all’Aquila erano scattate le manette per sei persone, legate al clan dei casalesi. Ora la svolta: anche l’ndrangheta, e in particolare le cosche già radicate in Emilia hanno messo le mani su questo business“.

La notizia di questo nuovo inquietante filone di indagine arriva a Reggio all’indomani della firma del protocollo antimafia per i lavori della Tav. Ricordiamo che anche la costruzione della Tav nella tratta Reggio-Parma, quasi un anno fa, aveva avuto problemi simili:

19 Ottobre 2009, indagini della Direzione investigativa antimafia a carico dei un’ impresa di Gela, secondo gli investigatori, «imparentata» con una famiglia mafiosa – che ha operato nei cantieri TAV (Treno ad alta velocità) nella tratta Reggio Emilia-Parma.

Questa è l’ennesima prova che le mafie hanno una consistente presenza a Reggio Emilia. Spesso però questa presenza è sottovalutata e schivata.
Le attività gestite nella nostra città dai clan mafiosi sono traffico di droga, edilizia, autotrasporti, estorsioni, gioco d’azzardo, settore del divertimento. I clan presenti all’interno della nostra città sono molteplici: Casalesi, ‘Ndrangheta (Grandi Aracri-Nicoscia, Arena-Dragone).

La Redazione di Cortocircuito

Un tè con il sindaco Delrio

Recentemente abbiamo avuto il piacere di intervistare Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia. E’ stata un’occasione per rivolgergli alcune domande su svariati temi e problemi inerenti la nostra città, riguardanti noi giovani e non solo.

1) C’è più di un sospetto che, dietro ai “bravi ragazzi” che frequentano Casa Pound, ci sia un’organizzazione legata a movimenti reazionari e neofascisti. Il fascismo, come tutti sappiamo, è bandito dalla Costituzione Italiana. Com’è quindi possibile che questi centri possano operare liberamente nella nostra città?

“Noi difendiamo la nostra democrazia solo se riusciamo ad essere molto attenti alle libertà individuali, come la libertà di espressione e di opinione, la libertà di stampa e di associazione. Questo è quanto afferma la Costituzione, ovviamente tutte le volte che ciò non assume rilevi penali. Se si accetta invece il limite della censura delle idee, allora si accetta che questo limite, domani, possa capitare a tutti noi. Certo, non sono felice del fatto che Casa Pound rincorra un pensiero fascista. E credo ci sia una certa ipocrisia, oltretutto, perché lo fa, senza dirlo esplicitamente. Ma non mi sembra ci siano elementi legali per chiudere Casa Pound. Non sono disponibile a tollerare l’avanzata strisciante delle idee di razzismo, come delle idee di fascismo, e vorrei che le gente reagisse ad atteggiamenti anticostituzionali. Occorre vigilare e la migliore difesa sono i giovani che prendono parola per i diritti di tutti. La miglior difesa è la reazione della città, sono i viaggi della memoria, gli anziani che raccontano cosa è successo qui. Vedete, la libertà di espressione è un diritto insito nelle persone, come ogni altro diritto. E’ un diritto originario, non viene “concesso” dall’alto, bensì “riconosciuto” dalla nostra Repubblica. Questa è la differenza sostanziale rispetto allo stato fascista, che invece annulla i diritti individuali e “concede” le libertà.”

2) Alcuni gruppi giovanili agiscono ancora impuniti sul territorio comunale: imbrattano e rovinano monumenti ed edifici pubblici, non rispettano le più semplici norme morali e sociali, sembra che i giri di droga non siano cosa nuova all’interno delle loro sedi e sono infine esenti dal pagare le tasse. Perché queste persone rimangono tutt’oggi ancora impunite?

“Se esistono problemi di questo tipo, non si tratta di avere “tolleranza zero” o di avere tolleranza, ma di applicare le leggi. E se le leggi non sono adatte, vanno cambiate. Se c’è spaccio di droga e per lo più in un luogo frequentato, la polizia deve intervenire.  Invocare le leggi, vuol dire anche, come è accaduto ieri, che, in base al Decreto Maroni, sono state denunciate tre ragazze di quindici anni per aver imbrattato i muri e per essere state trovate con le bombolette in mano.”

3) Visti i due esempi negativi di aggregazione giovanile, messi anche in luce nelle precedenti domande, sentiamo forte l’esigenza di avere uno spazio per i giovani. Più precisamente di una struttura polivalente che favorisca l’aggregazione tra i ragazzi della nostra città; dove ci si possa confrontare su tematiche e problematiche giovanili. Dove i ragazzi della nostra età possano fare o ascoltare musica, leggere un buon libro, discutere di problemi sociali e d’attualità o semplicemente incontrarsi, senza essere per forza sottoposti alle “leggi del mercato”. Un centro che abbia anche un collegamento con il volontariato sociale. Ci sarebbe particolarmente bisogno di un posto in cui organizzare degli incontri tematici,  per informare e sollecitare il confronto tra i giovani, che purtroppo vengono costantemente e quotidianamente minati dai messaggi dei mass media, da trasmissioni televisive fuorvianti che addormentano le loro coscienze e che danno un’immagine dell’esistenza totalmente egocentrica ed edonista.

“Premettendo che l’iniziativa da parte di un gruppo di giovani è lodevole, non avrei assolutamente nulla in contrario affinché si concretizzi la creazione in città di uno spazio del genere. Già la Gabella, di proprietà del Comune, ma gestita da un’associazione di giovani, è nata così nel 2005, in seguito al Piano giovani locale e alla volontà di creare un luogo di confronto diverso dal solito. Qui anche voi avete un punto di riferimento. Sia chiaro, non esiste da parte mia la volontà di creare spazi di divertimento per i giovani. Il Comune non ha il compito di creare divertimentifici. Eventualmente la missione del Comune è di creare dei luoghi in cui vengono gestiti responsabilmente, sotto alcuni parametri, degli spazi che possono diventare un luogo di aggregazione. Dobbiamo cercare di essere al fianco di chi ha voglia di mettersi in gioco per costruire un senso di appartenenza alla città, pur con i pochi mezzi che abbiamo.”

4) Il Governo ha appena approvato l’articolo 23 bis del Decreto legge 112 di Tremonti che in pratica sancisce la “privatizzazione”, o meglio liberalizzazione, dell’acqua pubblica. Tale Decreto prevede la sottomissione alle regole dell’economia capitalistica della gestione dei servizi idrici comunali, in questo modo l’acqua potrebbe non essere più un bene pubblico, poiché sarà gestita principalmente (esattamente per il 70%) da multinazionali private. Quelle stesse multinazionali che attualmente gestiscono le acque minerali. A Latina, ad esempio, e’ già stato deciso dall’azienda Veolia, a cui è stata affidata la gestione dell’acquedotto comunale, un aumento del 300 per cento delle bollette. Come intende contrastare, se è nelle sue possibilità di sindaco, tale sciagurata decisione?

“Il Decreto porta con sé, direttamente o indirettamente, alcuni effetti dannosi: per la gestione dei servizi idrici, come avete detto, la legge costringe le municipalizzate a far scendere  la quota di partecipazione degli enti pubblici sotto il 30% e a partecipare a una gara pubblica per ottenere le concessioni. I Comuni mantengono comunque al 100% la proprietà delle reti su cui scorre l’acqua e perché sono loro a determinare le tariffe, quindi il costo del servizio per i cittadini. L’errore del Decreto è nel fatto che l’ente pubblico ha un controllo solo parziale sulla gestione del servizio. Per recuperare su questo fronte, occorre che le municipalizzate siano tanto preparate e tanto competitive, da partecipare con successo alle gare e vincere le concessioni. La fusione tra la municipalizzata emiliana Enìa con Iride di Genova e Torino è finalizzata anche a dare vita a un’azienda con le spalle forti, in grado di confrontarsi  con altre grosse aziende. L’ottica del Decreto è di creare concorrenza tra più offerte, ma nei servizi pubblici io credo che la soluzione dei problemi non sia nella liberalizzazione. Quanto alla tariffa, non va bene se è troppo alta, ma nemmeno se è troppo bassa. La tariffa serve a compiere i necessari investimenti sulla rete: l’acqua è un bene comune, deve raggiungere tutti e non deve essere sprecata.  Ci sono Comuni in Italia che hanno la tariffa bassa, ma gli acquedotti sono obsoleti e ne sprecano molta. A Reggio, ad esempio, impiegheremo parte delle risorse ottenute con la tariffa ad aprire  altre 5 o 6 fontane pubbliche, dove riempire gratuitamente le bottiglie di acqua minerale o gassata dell’acquedotto, diffondendo il consumo a tavola di acqua del rubinetto e riducendo il consumo di plastica.”

5) Che cosa è il progetto di sicurezza integrata del Comune di Reggio? Ma soprattutto, secondo lei, Reggio è una città sicura?

“La mia risposta è: sì, Reggio è una città sicura. Non è esente da fenomeni di criminalità, ma se guardate le statistiche del Ministero degli Interni sui reati commessi, Reggio è più sicura di tante altre città analoghe, Parma, Modena, Varese, Verona… Vorrei chiarire una cosa, comunque. Il controllo della sicurezza e dell’ordine pubblico è compito della Prefettura, quindi dello Stato, non dei Sindaci. A volte sembra che la sicurezza sia compito dello Stato a Milano, e del Sindaco a Reggio Emilia! C’è un luogo dove si concertano alcune azioni per l’ordine pubblico della città ed è il  “Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica” convocato dal Prefetto: vi partecipano il Sindaco, il Questore, il Capo dei Carabinieri, della Finanza, i vertici delle forze dell’ordine, e con il Prefetto si  decidono i pattugliamenti e la distribuzione degli uomini sul territorio. Il Comune partecipa per quanto di competenza e collabora affinché ci sia più polizia in giro nelle ore difficili: ad esempio, mette a disposizione due pattuglie dei vigili urbani di notte – siamo l’unica città in regione insieme con Bologna – per presidiare traffico e rilevare incidenti, in modo che le forze dell’ordine possano dedicarsi alla sicurezza. Le forze dell’ordine ci dicono che Reggio è una città sicura rispetto ad altre città con le stesse caratteristiche. Questo non vuol dire che qualsiasi reato non sia  un fatto grave. Lo scippo ai danni di  un anziano, ad esempio, è un fatto gravissimo per la persona che lo subisce e che poi non si sentirà più sicura. Quanto al progetto di sicurezza integrata del Comune, significa che i cittadini partecipano alla sicurezza del loro territorio, alla coesione tra le persone che lo abitano e che collaborano ad animare il quartiere, ad aumentare la percezione di sicurezza, come stiamo facendo nella zona della stazione.”

6) A proposito della grande crisi economica che in questi ultimi due anni sta investendo il mondo intero, che prospettive si profilano per il Comune di Reggio Emilia ed i suoi lavoratori? Come pensa bisognerebbe intervenire per uscire da questa situazione critica?

La situazione è grave e nel corso del 2010 peggiorerà. In alcune scuole materne della città esistono già realtà molto preoccupanti: in particolare esiste una scuola materna in cui l’80% delle famiglie non riesce ormai più a pagare le rette. Abbiamo tantissimi  bambini che aspettano il pranzo o la merenda delle scuole materne per mangiare davvero. A Reggio la crisi ha investito i due settori principali dell’economia reggiana: quello edilizio e quello meccanico, nel quale si sono verificati cali del fatturato del 60%. Una via per uscire da questa crisi è innovarsi, rivolgersi verso nuovi settori e creare nuovi mercati di lavoro che possano sostenere efficacemente l’economia. L’economia infatti si muove con la tecnologia. Basta vedere ciò che Microsoft ha fatto in America. Il futuro è l’economia della conoscenza, e da quando sono in carica mi sono preoccupato di incentivare lo sviluppo di questi nuovi settori.”

7) Considerando la sempre più ampia rete di interessi mafiosi nella finanza, in attività edilizie e soprattutto attraverso ricambi di denaro nel Nord, Reggio Emilia può dichiararsi immune? Cosa fa il Comune di Reggio, in concreto, per impedire infiltrazioni malavitose?

“Le inchieste della Direzione regionale Antimafia, ci dicono che anche Reggio Emilia è una delle città in cui la ‘Ndrangheta ricicla denaro, anche se meno che a Parma e a Modena. Il tema è serio e mi fa molto piacere l’iniziativa del 1° Marzo sulla legalità. La ‘Ndrangheta ricicla denaro in modi incredibili, come avete visto dall’inchiesta su Fastweb e Telecom: si muove con avvocati, commercialisti, professionisti e in modi simil leciti. Fa affari dove si spaccia droga e a Reggio purtroppo il consumo di droga è alto. Ma non si infiltra dove ci sono tessuti civili, dove ci sono sindacati, associazioni di categoria, lotta all’evasione e al lavoro nero, controlli serrati. Dobbiamo prima di tutto stare al fianco di coloro che si impegnano contro la mafia in  Sicilia e in Calabria. La loro è una lotta di liberazione vera, perché la mafia toglie lavoro, toglie futuro, toglie alla pubblica amministrazione la capacità di lavorare, di fare le strade, la sanità, le scuole. In secondo luogo dobbiamo mantener vigile il nostro senso civico e denunciare tutte le forme che ci sembrano borderline, i guadagni troppo facili. Essere trasparenti. Facilitare i controlli. Potenziare l’intelligence della Guardia di Finanza. Come Amministrazione stiamo mettendo tutti i nostri appalti on line. Ma è l’impegno civile che permette di resistere. La fiducia è riposta in voi giovani, nuovi partigiani del secolo.

La Redazione di Cortocircuito

(28 Marzo 2010)